Ditta pescarese commercializza in Usa confetture contraffatte

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Scoperto traffico di almeno 400 mila vasetti di marmellata contraffatta inviati negli Stati Uniti in 20 container.
L'illecito avveniva grazie all'utilizzo di falsi marchi relativi sia alla società che alle certificazioni biologica e kosher, con un danno per mancata vendita, a carico della 'Rigoni di Asiago Spa', proprietaria del marchio 'Fiordifrutta' utilizzato per l'illecito, di almeno un milione di euro.
Le indagini sono andate avanti per 12 mesi grazie al lavoro certosino del Corpo forestale dello Stato di Vicenza e del Nipaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) di Pescara, in collaborazione con l'Ispettorato centrale per il controllo di qualità dei prodotti agroalimentari di Conegliano.
«Le confetture contraffatte – hanno spiegato gli investigatori – venivano commercializzate da una ditta pescarese, in concorso con un'altra ditta registrata negli Stati Uniti, che ne commissionava la produzione a due aziende situate in provincia di Campobasso e di Verona; la posizione di quest'ultima è tuttora al vaglio degli inquirenti».
Ma come accadeva tutto questo? E' sempre il Corpo forestale a chiarirlo: «il titolare della ditta pescarese provvedeva ad apporre illecitamente sulle confezioni di marmellata, risultata comunque biologica dalle analisi effettuate, il marchio 'Fiordifrutta', di proprietà della 'Rigoni di Asiago Spa' e i marchi 'Usda Organic' (l'equivalente Usa per la dicitura 'da agricoltura biologica') e la certificazione 'Star-K-Kosher' che certifica il prodotto 'kosher', ovvero prodotto secondo i dettami della religione ebraica.
Questi codici e autorizzazioni erano stati rilasciati dalle competenti autorità a ditte terze, tra cui la
stessa 'Rigoni di Asiago Spa', e venivano quindi illecitamente impiegati per le confetture, poi spedite negli Stati Uniti dai porti di Napoli, Civitavecchia e Livorno.
Le indagini sono state coordinate e dirette dalle Procure della Repubblica di Pescara ed Avezzano. L'operato della ditta pescarese è stato segnalato agli uffici competenti del ministero delle Politiche agricole, che ha provveduto a far escludere la ditta dal circuito della certificazione biologica.
Il medesimo provvedimento lo hanno adottato anche le autorità americane. Il titolare della ditta pescarese ed il suo socio, denunciati a piede libero, dovranno rispondere di concorso in contraffazione di marchi e frode in commercio.
20/05/2008 16.12