Arte, resta il mistero delle impronte di Leonardo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1004

Arte, resta il mistero delle impronte di Leonardo
CHIETI. Sono state presentate oggi le conclusioni delle indagini tecnico-scientifiche effettuate dal Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche sui due quadri ("Il martirio di Santa Caterina" e "La Madone de Laroque") ospitati presso il Museo di Storia delle Scienze Biomediche dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti diretto dal Prof. Luigi Capasso.
Il complicato studio, organizzato in collaborazione con il "Museo Ideale" di Vinci diretto dal prof. Alessandro Vezzosi, ha permesso di evidenziare una situazione assolutamente imprevista: sono state rilevate impronte palmari (di cui soltanto un frammento su "La Madone de Laroque") e, solo sul dipinto di "Santa Caterina", rare e possibili impronte digitali.
Questa situazione inattesa ha non solo complicato e prolungato le indagini di laboratorio, ma ha anche limitato fortemente le possibilità di confronto.
Infatti, il database finora disponibile è costituito quasi esclusivamente da frammenti dalla diversa consistenza di impronte digitali.
Il risultato scientifico è, comunque, eccezionale e amplia fortemente le conoscenze antropologiche sull'atelier di Leonardo da Vinci.
«La ricerca relativa alle impronte digitali sui due dipinti esaminati a Chieti», ha detto il professor Capasso, «ha permesso di rintracciare impronte palmari ben conservate. Certamente, i risultati dello studio attuale dimostrano la grande difficoltà di interpretazione di queste tracce antropologiche e tendono a fare riferimento ad un gruppo di persone piuttosto che a un singolo individuo, cioè all'atelier di Leonardo da Vinci piuttosto che al solo maestro».
Quando nel 2002 è stata isolata la prima impronta digitale «attribuita da noi a Leonardo da Vinci», ha ricordato il professore, «il risultato sembrava avere solo valore di curiosità scientifica, senza alcuna implicazione applicativa. Al contrario, a distanza di alcuni anni, una ricerca condotta dal prof. Alessandro Vezzosi e dai suoi collaboratori ha dimostrato importanti addentellati e possibili connessioni fra l'aspetto "arabo" dell'impronta digitale da noi attribuita a Leonardo da Vinci e l'interpretazione di documenti d'archivio che avevano individuato in una schiava di origine orientale la madre di Leonardo stesso (da tenere presente che quest'ipotesi era nata indipendentemente dalla ricostruzione e quindi all'analisi dell'impronta)».
Per analogia, quindi, nonostante che i risultati dell'attuale ricerca sui due citati dipinti analizzati a Chieti non siano conclusivi, «siamo ugualmente certi che essi dovranno essere interpretati in chiave di discussione storica più ampia e solo in seguito essi potranno mostrare tutte le loro possibili implicazioni».
«Sono di straordinaria importanza le ricerche scientifiche sulle opere di Leonardo Da Vinci incrociate con quelle relative alla sua bottega e alla sua scuola, poiché consentono di far luce sui confini di lavoro», ha detto il professor Vezzosi, «ovviamente incerti, in molti casi – tra il maestro e i seguaci che collaboravano con lui e ne diffondevano lo stile, la tecnica e i temi iconografici».
Sono documentati moltissimi assistenti, allievi e imitatori di Leonardo che si definiscono pittori leonardeschi: da quelli che operavano più strettamente a contatto con lui (dai fratelli de Predis a Boltraffio e Marco d'Oggiono, da Giampietrino e Cesare da Sesto a Salai e Melzi, fino a Ferrando Spagnolo e a Francesco Napoletano) a quanti ne divulgarono l'eco.
Per la prima volta, l'indagine svolta a Chieti sulla tavola del "Martirio di Santa Caterina" (attualmente esposta a Vinci, nel Museo Ideale Leonardo Da Vinci) hanno rivelano la particolarità delle impronte palmari. Questa tecnica dovrà essere verificata con una ricognizione su molti altri dipinti dell'artista.

19/05/2008 18.12