San Salvatore, la paura dei licenziamenti dietro l'angolo

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Sconcerto e preoccupazione tra il personale del S. Salvatore al recente annuncio del direttore Generale della ASL dell'Aquila della necessità di effettuare licenziamenti per rientrare nella spesa sanitaria prevista dal piano di risanamento regionale.
La notizia che la scure dei tagli si abbatterà sul "personale superfluo che sarà segnalato dai primari" sta deteriorando ulteriormente il pesante clima che già da tempo si respira nei reparti a causa del continuo aumento dei carichi di lavoro con turni massacranti.
«Ma un ospedale che già adesso ha serie difficoltà a rispondere adeguatamente alle richieste di prestazioni sanitarie», contesta Sergio Placidi, segretario aziendale Cimo, «non potrà che rispondere con un ulteriore e progressiva riduzione, quantitativa e qualitativa, di tutte le attività».
Come sarà possibile istituire i fantomatici "centri di eccellenza", tanto sbandierati dalla dirigenza, si chiede il sindacato, «con il personale superstite sovraccaricato, frustrato e demotivato?»
Secondo il punto di vista di Placidi L'Aquila paga lo scotto di «scellerate scelte politiche che hanno istituito la Asl più piccola d'Italia con un solo presidio Ospedaliero».
«Per questo motivo la riduzione percentuale della spesa si ripercuote sull'unico ospedale, dove la "spremitura" del personale ospedaliero è già al limite con il rischio quotidiano di "burn out" degli operatori».
Le altre ASL abruzzesi, invece, possono ridistribuire le "ridotte"risorse tra più strutture, con diversificazione delle prestazioni.
«Perché», si domanda ancora Placidi, «quando si parla di "destinazione di risorse" queste vengono indirizzate prevalentemente al territorio ma quando si tratta di "dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini" queste vengono chieste soprattutto al personale ospedaliero? La selezione degli utenti dell'Ospedale non dovrebbe essere effettuata dalla "medicina territoriale"?»


29/04/2008 8.07