Asl Chieti e tumori. L’acceleratore è lineare, la procedura no

Alessandro Biancardi

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IL CASO. CHIETI. I primi a concedere deroghe sono proprio gli operatori del reparto di Medicina nucleare: non si può far aspettare due mesi, come da lista di attesa, un malato di tumore che ha urgente bisogno di radioterapia. Quindi, con un tacito accordo, passa avanti chi ha più urgente necessità di terapia radiante.
Giusto, ingiusto? Decisamente umano, un modo per ovviare al disagio che si trascina da più di un anno: il nuovo acceleratore lineare di Chieti, la macchina che serve per le cure radianti ai malati oncologici, è pronto, è stato collaudato e potrebbe funzionare già da tempo, ma è fermo.
E i malati aspettano.
Possono essere curati solo con il vecchio acceleratore che bombarda i tumori con una potenza di 6 MEV (megaelettrovolt), mentre rimane ancora bloccato quello nuovo da 16 MEV.
Non parliamo in questa sede dell'altro apparecchio situato al vecchio Ospedale civile, tenuto in vita solo per la buona volontà degli operatori che così smaltiscono più in fretta le liste d'attesa.
Ma i locali sono fatiscenti ed è un peso per tutta l'attività del reparto, costretto alla bilocazione tra il nuovo ed il vecchio Ospedale.
Una storia di malasanità?
No, una storia di egoismo, sembrerebbe.
Dietro a questo ritardo c'è un contenzioso assurdo di pochi soldi, forse meno di 10 mila euro, per una macchina che di euro ne è costata un milione e mezzo.
Ma ai malati, quelli con tumore non gliene frega nulla di queste bazzecole e pretendono solo una terapia efficace.
Gli attori di questa storia incredibile sono la Siemens che ha vinto l'appalto per questa fornitura e la Asl di Chieti che ancora non riesce a sbloccare il contenzioso.
Consegnato il lavoro nel settembre 2006, c'è voluto quasi un anno per il montaggio, la messa a punto ed il collaudo.
Tutto ok, si parte?
Niente affatto.
C'è un problema nell'impianto di aerazione: non è sufficiente, visto che il locale è stato progettato ed attrezzato con caratteristiche e potenza di aspirazione vecchie.
Dice la Siemens: adeguate l'impianto di ricambio aria.
Risponde la Asl, attraverso la Proger che è la concessionaria per questi lavori: «il progetto approvato che ha vinto l'appalto era con una mandata volumetrica in aspirazione ed espirazione già nota, quindi si aveva l'obbligo di sistemare l'impianto per farlo funzionare».
Cioè bisognava fare tutto quello che serve per il ricambio dell'aria.
D'altra parte, a fronte di impianti per l'aspirazione dell'aria che sono di 10 anni fa, oggi ci sono macchine più potenti e complesse.
Gli acceleratori lineari lavorano infatti in ambienti depressurizzati perché durante la terapia si forma ozono, quindi l'aspirazione va aumentata.
E la Siemens, secondo la Asl, si doveva far carico dei lavori di adeguamento, essendo il contratto “onnicomprensivo”.
Tesi evidentemente non condivisa. Così per nemmeno 10mila euro si blocca tutto.
Nessuno è responsabile, partono le diffide, scrivono gli avvocati, rispondono le strutture tecniche, i medici si inventano la lista d'attesa flessibile.
E il malato di tumore aspetta.

s.c. 21/04/2008 15.02