Caffetteria del Corso: «nuova gestione, vecchie barriere architettoniche»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L'inaugurazione della nuova Caffetteria del Corso per giovani scatena le ire dell'associazione "Diritti Diretti": «il restyling interno poco attento a chi ha problemi motori o mamme con bimbi nei passeggini».

I giovani chietini avranno un nuovo locale per ritrovarsi , o meglio tutti quei giovani chietini che non hanno problemi motori avranno un nuovo locale per ritrovarsi.
«Non si può essere indifferenti – denuncia Simona Petaccia, presidente dell'associazione – al fatto che la società Kaos abbia concepito questo nuovo progetto commerciale come un cocktail bar dal "design accattivante" , senza pensare che bastava investire pochi euro in più per acquistare una pedana amovibile da posizionare all'ingresso principale o per aprire l'accesso alla saletta interna dal vicolo che segue l'entrata in modo da rendere il proprio locale uno spazio aperto a tutti».
Il gazebo esterno è strutturato con una pedana centrale, «ma non lo si poteva realizzare con un rialzo inferiore in modo da evitare la ripidità eccessiva?», continua la Petaccia.
Questa inaugurazione non è, comunque, un caso isolato, ma solo l'ultimo esempio di una situazione diffusa. L'Associazione "Diritti Diretti" resta sempre più perplessa dal fatto che a Chieti l'eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche restano ancora «un punto interrogativo 16 anni dopo l'emanazione della relativa Legge-Quadro».
I tempi legislativi parlavano di un periodo compreso tra 6 mesi e 1 anno per l'attuazione degli interventi necessari, «ma il capoluogo teatino vede tuttora spuntare o ristrutturare edifici/negozi aperti al pubblico sempre meno accessibili», rincara la presidentessa.
Secondo la legge 104/92, infatti, le barriere architettoniche presenti in edifici pubblici e privati aperti al pubblico devono essere eliminate o modificate per evitare di limitare l'accessibilità e la visitabilità. Nel testo, precisamente, è indicato che «tutte le opere realizzate (…) in difformità dalle disposizioni vigenti in materia (…) sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili» e, di conseguenza, puniti con una ammenda e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da 1 a 6 mesi.
«Il fatto che si continuino a rilasciare o a rinnovare licenze e permessi/edifici inaccessibili non è immorale, ma illegale», chiude la rappresentante dell'associazione. «Bisogna, infatti, smettere di usare la parola solidarietà e cominciare a parlare di legalità. Per questo, abbiamo costituito "Diritti Diretti" con il proposito di promuovere l'idea che stato sociale e carità devono essere rimpiazzati da libertà e diritti applicati (non solo legiferati)».
17/04/2008 10.26