Rene sparito. Bufera sulle indagini, sentiti componenti dell'equipe di Basile

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2134

PESCARA. Ad una settimana esatta dal terremoto che ha investito il reparto di Chirurgia 1 dell'ospedale Santo Spirito di Pescara le indagini proseguono ed emergono nuovi particolari. Oggi in procura sono stati ascoltati tre componenti delle equipe medica che ha operato la prima e la seconda volta la donna di 74 anni deceduta a gennaio 2007 in seguito ad una crisi renale.

Questa mattina in procura sono arrivati Antonio D'Aristotile, che ha partecipato al primo intervento, Giuseppe Palmerio, che ha partecipato al secondo intervento, e una specializzanda.
I medici, già ascoltati dalla squadra mobile, hanno risposto alle domande del pm Gennaro Varone ed hanno ricostruito i fatti.
Da quello che trapela i medici ascoltati in qualità di persone informate dei fatti (non di indagati) avrebbero fornito particolari sulle condizioni mediche e sulla patologia della paziente.
Avrebbero tra le altre cose confermato l'esistenza del rene sinistro, quello poi incredibilmente non trovato in sede di autopsia nel cadavere della donna.
L'ipotesi della procura infatti è quella che vi sia stato un errore medico in seguito al quale sarebbero state poste in essere una serie di atti per coprirlo e celarlo con la falsificazione dei verbali che infatti non fanno menzione dell'asportazione dell'organo.
La paziente infatti era stata operata la prima volta per un tumore al colon, la seconda per richiudere i punti che non avevano tenuto e che avevano provocato una infezione e la terza operazione per rimuovere un «grumo di sangue» creatosi sempre in seguito alle operazioni chirurgiche.
In realtà nel terzo intervento del 6 dicembre 2006, secondo la ricostruzione della procura, si sarebbe asportato il rene probabilmente danneggiato precedentemente e ancora visibile da una lastra del 4 dicembre effettuata proprio prima dell'ultima operazione chirurgica.
Lunedi' sara' ascoltato un altro medico, Franco Ciarelli, indagato insieme al chirurgo Marco Basile, che si trova agli arresti domiciliari da sabato scorso con le accuse di omicidio colposo, soppressione di atto pubblico e falso ideologico in atto pubblico.
Basile, in regime di arresti domiciliari, aveva incredibilmente chiamato il collega Ciarelli in ospedale violando le prescrizioni di restrizione impostegli dal gip.
Nell'interrogatorio di garanzia aveva poi spiegato di non sapere di questo divieto.
Intanto sarebbe confermata la presenza di un secondo fascicolo aperto per lesioni colpose a fine 2005, nei confronti sempre di Basile.
Il fascicolo precedente era stato aperto dopo la denuncia di un paziente del nosocomio che, operato in laparoscopia per un'ernia iatale, denunciò di avere subito una lesione alla milza, tanto da renderne necessaria l'asportazione.
Dopo una perizia che avrebbe escluso responsabilità del chirurgo l'inchiesta sarebbe stata archiviata anche se su questo ultimo particolare qualcuno non concorda.

LE DENUNCE PERVENUTE ALL'OSPEDALE

Intanto alla Asl di Pescara si fa qualche calcolo sul rischio medico.
Secondo i dati pubblicati da Il Messaggero nel 2005 nei tre presidi ospedalieri della Asl sono state presentate 104 denunce (di cui 9 a Ginecologia, 9 a Ortopedia, 9 a Chirurgia, 9 al pronto soccorso, 8 all'Orl).
Nel dettaglio: 70 hanno riguardato Pescara, 17 Penne, 8 Popoli. E a Pescara due sono state le denunce presentate per la Chirurgia 1, 2 per la Chirurgia 2.
Le denunce sarebbero meno nel 2006: 63 in tutto (9 nelle Ginecologie, 8 alle Ortopedie, 10 alle Chirurgie), di cui 49 a Pescara, 9 a Penne, 5 a Popoli. E a Pescara, due denunce a Chirurgia 1 e due a Chirurgia 2.
In crescita nel 2007: 78 denunce in totale (di cui 10 a Ginecologia, 7 a Ortopedia, 17 nelle Chirurgie, 9 al Pronto soccorso, 5 alla Neurochirurgia), di cui 59 a Pescara, 9 a Penne, 6 a Popoli. E a Pescara, due le denunce presentate a Chirurgia 1 e 4 a Chirurgia 2.
Un calo nell'ultimo periodo che sarebbe stato stimato dalla stessa Asl nel 40%.
E proprio per limitare ulteriori danni derivanti dalla richiesta di risarcimenti spesso esosa il manager Balestrino starebbe premendo sull'acceleratore per riorganizzare e monitorare al meglio i reparti ad alto rischio errore.

ANCHE L'ORDINE DEI MEDICI SI ALLINEA CON IL SINDACATO:«GOGNA MEDIATICA»

Dopo la dura presa di posizione sul caso del sindacato dei medici che criticava l'esposizione mediatica e le procedure adottate dalla polizia nel divulgare la notizia dell'arresto di Basile oggi interviene a dare man forte anche l'Ordine.
Il presidente Enrico Lanciotti descrive il clima e scrive al prefetto chiedendogli di richiamare «alla responsabilità tutte le parti in campo».
Secondo Lanciotti, occorre affrontare «questa complessa vicenda con toni ispirati a sereno e oggettivo giudizio, in un quadro di garanzie ove le indiscutibili esigenze di libertà di stampa e di indagine contemperino il diritto al rispetto e alla presunzione di innocenza dei colleghi direttamente coinvolti e del personale dell'ospedale Santo Spirito».
In un anno di indagini, riepiloga Lanciotti, «partendo da un'ipotesi di colpa professionale del collega, gli inquirenti hanno sedimentato un teorema accusatorio secondo cui le presunte azioni poste in essere dal singolo per travisare i fatti a sua discolpa rendono credibile anche l'incredibile, cioé che Basile abbia espiantato un organo e taciuto la nefrectomia con il concorso connivente almeno di coloro che all'intervento hanno partecipato e che hanno assistito la paziente».
Il presidente dell'ordine pescarese sottolinea che «i colleghi soggetti a indagine vantano un profilo umano e professionale specchiato» e che è intollerabile «porgerli al pubblico giudizio come criminali incalliti, sulla base di un'ipotesi tutta da dimostrare».
Il clima allora è «irrespirabile».
Lanciotti ritiene «rasentare in alcune occasioni la fattispecie del procurato allarme, non tarderà a instillarsi nella cittadinanza niente altro che sospetto, sfiducia e avversione nei confronti degli operatori e delle strutture sanitarie. La mia fortissima preoccupazione - conclude - è che si sia prossimi a una pericolosissima frattura assai difficile da sanare e dalle ricadute devastanti anche per la salute dei cittadini».

12/04/2008 14.17