Rene sparito, Basile torna ai domiciliari e c’è un nuovo indagato

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Oggi era il giorno dell’interrogatorio ma è stato anche il giorno dell’apertura delle porte del carcere San Donato per il chirurgo Marco Basile. Poi nel tardo pomeriggio la notizia: disposti di nuovo i domiciliari. QUESTA MATTINA: IN ATTESA DELL'INTERROGATORIO
Una giornata convulsa quella di martedì per il medico Marco Basile. Nel primo pomeriggio l'uomo è stato condotto al San Donato. Per lui il gip De Ninis ha deciso di disporre l'arresto in carcere. I domiciliari sono stati considerati un provvedimento non più sufficiente.
Motivo scatenante il comportamento ritenuto «inaccettabile» dalla procura del medico che in giornata aveva tentato di contattare l'ospedale civile.
Perché? Non si sa bene il motivo ma pare evidente che il tentativo avrebbe potuto creare seri danni all'indagine in corso e di fatto inquinare le prove o tentare di istruire i testimoni.
Così l'interrogatorio che doveva tenersi in Tribunale si è tenuto in carcere.
Due ore in cui il medico avrebbe chiarito la sua posizione ricostruendo per filo e per segno l'intera vicenda.
Si è anche scusato per quella telefonata fatta all'ospedale, ha negato di aver proceduto “clandestinamente” all'espianto del rene.
Al termine dell'interrogatorio un nuovo colpo di scena: De Ninis ha disposto nuovamente i domiciliari e ha spiegato che l'aggravamento della misura cautelare era stato determinato da
«esigenze temporanee che sono cessate».
Ottimismo all'uscita del carcere per i legali del medico: «il nostro cliente», ha riferito Pietro Di Giacinto, «ha risposto in maniera compiuta alle domande» del magistrato.
E sul trasferimento in carcere, deciso nel primo pomeriggio dal Gip, l'avvocato ha commentato: «era sorta una questione che è stata chiarita», perciò al medico sono stati di nuovo concessi i domiciliari.
«Ma il quadro resta immutato», ha detto il Gip Luca De Ninis. Le accuse a carico di Basile sono ancora pesantissime.
E intanto spunta fuori la notizia di un nuovo avviso di garanzia . Non si sa ancora chi sia la persona colpita dal provvedimento ma questa nuova mossa della Procura evidenzia quanto già precedentemente messo in rilievo: il chirurgo non può aver fatto tutto da solo.

IN GIORNATA L'ISPEZIONE MINISTERIALE

Questa mattina alla Asl sono arrivati gli ispettori mandati dal Ministero della Salute. Loro resteranno a Pescara almeno un paio di giorni per verificare la situazione.
L'ispezione disposta dal ministro Livia Turco dovrà accertare le responsabilità sulla morte della signora, alla quale fu asportato il rene sinistro.
Dopo la prima riunione di oggi con i due ispettori, il manager della Asl pescarese, Antonio Balestrino, ha fatto sapere che l'accertamento è ancora in fase iniziale e che potrebbero occorrere altri incontri.

08/04/2008 20.38


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QUESTA MATTINA: IN ATTESA DELL'INTERROGATORIO

PESCARA. Giornata decisiva quella di oggi per l'inchiesta sul medico Marco Basile, 50 anni, che ha operato per tre volte la donna di 74 anni poi morta per un problema renale dopo l'ultimo intervento. Il chirurgo deve rispondere di omicidio colposo, falso in atto pubblico, sottrazione di atto pubblico. La sua posizione però potrebbe aggravarsi, così come quella di qualcun altro che potrebbe averlo coperto fino ad oggi.Basile sarà ascoltato questo pomeriggio alle 16 in procura dal pm Gennaro Varone che lo incontrerà per la prima volta.
Infatti, secondo quanto si apprende, il medico non sarebbe mai stato ascoltato prima, nemmeno come persona informata dei fatti, nei lunghi mesi di indagine. Dunque non ha mai potuto raccontare la sua versione, cosa che potrà fare oggi, come prescrive la legge.
C'è attesa soprattutto per la strategia difensiva che gli avvocati di Basile, Pietro Di Giacinto e Graziano Milia, tenteranno di approntare.
Finora è palese che le accuse fanno leva su «gravi indizi» e se non dovessero emergere prove vere (come confessioni, per esempio) il processo che eventualmente si incardinerà sarà «indiziario», senza prove ma con molti indizi che fanno solo presumere una condotta illecita senza però provarla con certezza.
Questo potrebbe influire dunque anche sulla eventuale pena.
Ma gli inquirenti si dicono molto fiduciosi perché alcuni elementi si stanno chiarendo ed alcuni tasselli starebbero combaciando.
Pochissimo è trapelato dalle audizioni di ieri di alcuni componenti dell'equipe del dottor Basile ascoltate come persone informate dei fatti: personale medico e infermieristico che ha operato in Chirurgia 1 dell'ospedale Santo Spirito.
Quelle stesse persone che erano già state ascoltate durante la prima fase delle indagini e che avevano opposto «scandalosi» "non ricordo".
Quale sarà allora la posizione del medico: si dichiarerà assolutamente innocente o farà parziali ammissioni?
Ammetterà un errore medico o motiverà come "normale rischio" le tre operazioni subite per un cancro all'intestino?
Dovrà poi spiegare "il mistero delle pagine scomparse" e poi ricomparse via fax: il verbale dell'operazione riscritto e magari "emendato" -secondo la procura- per descrivere un intervento che in realtà non ci sarebbe stato, o almeno non si sarebbe svolto così come riportato nel documento pubblico.
Il difensore del chirurgo intanto parla di «processo mediatico» e di come i media avrebbero maltrattato l'uomo. Poi però quando gli si chiede quale è la versione della difesa scatta il "no comment".
La verità è che anche la difesa al momento non conosce tutte le carte che la procura ha in mano ma solo quelle poche notizie che sono riportate nell'ordinanza di custodia cautelare. Oggi il difensore, anche dalle domande dell'accusa, potrà saperne di più.
Il Gip Luca De Ninis intanto dovrà valutare le risposte dell'indagato e deciderne eventualmente la scarcerazione, qualora venissero meno i presupposti di pericolo di fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato.
Sullo sfondo rimane il giallo sul giallo del rene sparito e poi (forse) ricomparso.
Solo a metà conferenza stampa nel giorno dell'arresto il pm Varone aveva parlato del risultato sconcertante dell'autopsia che evidenziava la mancanza del rene sinistro al cadavere della donna.
Particolari sul rene sparito ma nessun accenno ad un ritrovamento e relativo sequestro pochi giorni dopo.
Un rene infatti è stato trovato in un barattolo di formalina nella sala delle autopsie. Un barattolo anonimo probabilmente senza schedatura e apparentemente dimenticato.
Di chi è quel rene e chi lo ha messo lì?
La procura tenterà di scoprirlo con un incidente probatorio che implicherà la comparazione del Dna.
Perché solo ora la comparazione del Dna?
E' un atto che prevede la presenza della difesa che può presentare una contro perizia e dunque prevede la conoscenza dell'indagine da parte dell'indagato. Ciò si può fare solo dopo la notifica dell'avviso di garanzia (in questo caso contestuale agli arresti).
Ora però occorrerà attendere alcuni mesi prima di avere i risultati.
Ma il giallo nel giallo, si diceva, è anche un altro: ovvero gli inquirenti avrebbero voluto tenere segreta la notizia del ritrovamento di quel rene. "Segreto" durato appena un paio di ore.
Perché il silenzio su un fatto così importante?
Impossibile spiegarlo se non pensando ad eventuali implicazioni che riguardano lo svolgimento delle indagini.
Sta di fatto che però gli stessi inquirenti reputerebbero molto marginale proprio quel rene in formalina: non sarebbe dunque "la prova regina".
Le indagini non subirebbero un contraccolpo, dicono in procura, se quel rene appartenesse a persona diversa dalla anziana deceduta.
Anzi gli inquirenti sono quasi certi che l'organo asportato appartenga ad altri pazienti e si sia trattato solo di un errore di catalogazione o archiviazione.
In caso contrario i due medici responsabili della sala delle autopsie potrebbero aver qualche problema.

08/04/2008 9.36