Memento, il Comune dice la sua: «critiche ingenerose»

Alessandro Biancardi

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Memento, il Comune dice la sua: «critiche ingenerose»
CHIETI. «Il Comune ha solo condiviso il progetto di marketing turistico della Regione. Le polemiche su Memento mi sembrano ingenerose, se qualcosa è venuto male questo non deve far dimenticare che l'opuscolo è solo una parte di quello che la Pollicino edizioni deve produrre: cartina della città, manifesti, cartoline, gadgets».
Valerio Cavallucci, dirigente dell'ottavo settore del Comune di Chieti, quello che si interessa di Cultura, manifestazioni e turismo, tenta una difesa impossibile della pubblicazione contestata da più parti.
Lo fa cercando di spostare il discorso sul senso di questo progetto che – insiste – è nato alla Regione.
«Noi vogliamo fidelizzare i turisti che sono già venuti a Chieti, gli stranieri in particolare – spiega Cavallucci – e questo opuscolo dev'essere spedito dagli albergatori proprio a loro. Un modo per farsi ricordare e per inviare un ricordo della città che hanno visitato».
Sarà per questo che la lingua italiana zoppica, tanto gli stranieri non se ne accorgono?
«Io non posso entrare in questa valutazione – risponde Cavallucci – i testi sono stati curati dalla Pollicino edizioni e credo che la responsabile abbia i mezzi culturali per poter produrre un opuscolo dignitoso. D'altra parte non è stata questa amministrazione a scoprire Anita Righetti e la Pollicino. L'abbiamo trovata tra i consulenti del Comune di Chieti, quindi sicuramente avrà già lavorato anche con la precedente amministrazione».
Ma a che serve spedire un opuscolo così poco rappresentativo di Chieti, scritto male, con errori gravi ed incomprensibili? Perché spendere tanti soldi pubblici per un'operazione di scarso spessore culturale?
«Non è vero che Memento costa 40mila euro – spiega ancora Cavallucci – questo è il costo di tutto il progetto, di cui il 40% è a carico della Regione ed il 60% del Comune. E di questi 24mila euro ne abbiamo già pagato solo 16mila. Per essere completo, come già detto, aspettiamo altro materiale cartaceo».
Dello stesso livello, con gli stessi errori? Cavallucci non sa rispondere. E non commenta nemmeno le due righe, che riproduciamo integralmente, errori compresi e senza poter indicare la pagina, perché mancano pure i numeri: “Interessante il rilievo il “Guerriero di Capestrano” e le collezioni numismatica (con circa 15000 monete) e la collezione Pansa (con bronzetti, gioielli, avori e vetri legati alla vita quotidiana)”. Tralasciamo i plurali che mancano o le concordanze che saltano, si parla di “rilievo”? Il Guerriero un “rilievo”? In realtà è una statua, quella fotografata proprio nelle ultime pagine con la didascalia: “va visto da vicino, almeno una volta nella vita”. Siamo quasi alla Mecca, quella del pellegrinaggio una volta nella vita oppure l'autore di questa didascalia aveva in mente “vedi Napoli e poi muori”?
«Non vi dovete fermare a questi aspetti – insiste Cavallucci – questo è un cadeau, un pensierino che l'albergatore invia al cliente con l'invito a tornare. D'altra parte i problemi più importanti non sono la destagionalizzazione dei flussi turistici e il turismo culturale?»
«Non capisco perché sono stato citato nell'opuscolo – domanda invece Giuseppe Tragnone, notaio umanista, ben noto non solo a Chieti per i suoi interessi culturali – io mi sono limitato a segnalare la bibliografia ed i problemi sul nome di Chieti, sullo stemma e così via. Altrettanto credo abbiano fatto gli altri. Mi avevano detto che Memento doveva essere come un cioccolatino offerto al turista».
Il sospetto allora è un altro: che questi nomi siano stati messi lì proprio per far colpo sui committenti (Regione e Comune), anche se poi si scopre che loro con i testi non c'entrano nulla. Così come si defila anche Michele Camiscia, uno dei fotografi più bravi in circolazione, autore delle immagini pubblicate.
«Le foto sono state scelte dalla curatrice – spiega – quelle ha voluto e quelle le ho dato. Se avesse scelto altre immagini, gliele avrei fornite lo stesso. A dire il vero mi ha chiesto di venderle l'esclusiva, ma io non l'ho fatto».
Dunque il fotografo si defila, il notaio umanista non c'entra, il dirigente del Comune scarica sulla Regione la responsabilità del progetto e dichiara di non aver titolo a giudicare i contenuti di Memento. Una domanda però sorge spontanea: se la pubblicazione è destinata ai turisti stranieri, perché non raccontare Chieti in inglese, tedesco o spagnolo?
Sebastiano Calella
07/04/2008 9.19


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