Arrestato chirurgo dell'ospedale di Pescara per omicidio colposo e falso

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

6297

PESCARA. Marco Basile, medico di Chirurgia 1 dell’ospedale di Pescara, è stato arrestato questa mattina dalla squadra mobile diretta da Nicola Zupo. Per lui accuse pesantissime: soppressione di atti pubblici, falso in atti pubblici e omicidio colposo. L'inchiesta è partita dopo la morte di una paziente. Con l'autopsia la sconcertante scoperta: alla vittima mancava un rene. RITROVATO IL RENE SCOMPARSO? LA FIGLIA: «È UN CALVARIO»



PESCARA. Marco Basile, medico di Chirurgia 1 dell'ospedale di Pescara, è stato arrestato questa mattina dalla squadra mobile diretta da Nicola Zupo. Per lui accuse pesantissime: soppressione di atti pubblici, falso in atti pubblici e omicidio colposo. L'inchiesta è partita dopo la morte di una paziente. Con l'autopsia la sconcertante scoperta: alla vittima mancava un rene.

RITROVATO IL RENE SCOMPARSO? LA FIGLIA: «È UN CALVARIO»


La vicenda è riconducibile alla morte di una signora di 74 anni, operata in ospedale nel gennaio scorso.
A seguito della morte della donna i familiari hanno presentato una denuncia per chiarire le cause del decesso.
Dopo tre mesi di indagini la procura ha ritenuto che si fossero raccolti elementi sufficienti per chiedere l'arresto dell'uomo.
Questa mattina sono scattate le manette.
I particolari della vicenda saranno illustrati in tarda mattinata alla stampa.

05/04/2008 10.11

TUTTO PARTE DALLA DENUNCIA DELLA FIGLIA DELLA PAZIENTE MORTA

Nella tarda mattinata spuntano i particolari di questo arresto che promette risvolti.
E' Marco Basile, 50 anni, originario di Roma e medico di Chirurgia 1 dell'ospedale di Pescara, il medico arrestato (ai domiciliari) dalla Squadra mobile. Per lui il giudice, Luca De Ninis, ha disposto gli arresti per il pericolo fondato di inquinamento delle prove. Ora dovrà difendersi da accuse pesantissime: soppressione di atti pubblici, falso in atti pubblici e omicidio colposo.
Una notizia che ha scosso tutto il mondo sanitario regionale e messo in subbuglio l'intero ospedale Santo Spirito di Pescara dove il chirurgo ha operato fino a ieri.
I fatti.
La morte della paziente risale a gennaio 2007. Si trattava di una donna (gli inquirenti hanno chiesto di non diffondere l'identità) di 74 anni malata di tumore all'intestino.
Ricoverata a ottobre 2006, dopo tre interventi, è morta.
Il giorno dopo il decesso, però, la figlia non del tutto convinta delle cure prestate dal nosocomio ha presentato una denuncia in Procura.
In base alla presunta notizia di reato è stata aperta l'inchiesta per cui il pm, Gennaro Varone, ha potuto chiedere l'autopsia sul corpo della anziana donna.
E' stato proprio dall'esame necroscopico che è emersa una verità insospettabile e drammatica: alla donna mancava un rene.
Nessuno in famiglia era al corrente di un intervento per la sua asportazione.
Sarà questo uno dei punti nodali dell'inchiesta e della conseguente incriminazione di Basile.

TRE OPERAZIONI PER UN TUMORE ALL'INTESTINO


Cominciano le indagini e si ricostruisce tutta la cartella clinica della vittima.
Per prima cosa scattano le perquisizioni in ospedale e si interrogano le persone informate dei fatti, oltre una decina tra medici, infermieri, anestesisti che però avrebbero contribuito poco con gli inquirenti.
Dalla documentazione sequestrata si scopre che la donna di 74 anni era stata sottoposta al primo intervento all'ospedale di Pescara ad ottobre 2006 quando i medici tentano di asportare il tumore all'intestino. L'operazione è laboriosa, complicata ma di routine: deve essere estratto gran parte dell'intestino dall'addome per poter intervenire col bisturi per poi ricucire e riportare l'organo nella sede naturale. La donna è ritornata in reparto con una lunga cicatrice verticale sulla pancia.
Poche settimane dopo si scopre che qualcosa non ha funzionato: i punti non hanno tenuto: la ferita si è aperta e dall'intestino le sostanze hanno dato il via ad una violenta infezione.
Bisogna intervenire nuovamente con una operazione chirurgica che si tiene il 27 novembre 2006.
Ancora una volta la donna ritorna nel reparto per la degenza. Ma qualcosa continua a girare storto.
Troppo.
Ci si accorge subito che c'è un «grumo di sangue», una emorragia che potrebbe compromettere gli organi e che non si capisce come possa essersi formato.
Scatta d'urgenza la terza operazione (è il 6 dicembre 2006).
L'intervento viene svolto senza particolari problemi –almeno è quello che emerge dalla ricostruzione dei documenti ufficiali- viene esportato il grumo di sangue e ricucita per la terza volta la donna.
Passano meno di due mesi e la donna non ce la fa, muore dopo aver iniziato ad avere problemi di insufficienza renale e dopo essere stata sottoposta a dialisi.
Una stranezza che evidentemente colpisce i familiari che iniziano a fare qualche domanda. Una in particolare: come è possibile che dopo l'operazione la paziente, seppur anziana, ha iniziato a soffrire di reni? In passato non aveva mai avuto il minimo sintomo.

IL VERBALE 221 E LE 2 PAGINE STRAPPATE DEL REGISTRO

Ma gli aspetti inquietanti della vicenda non sono terminati.
Durante le indagini, infatti, gli inquirenti hanno scoperto che nel registro dove vengono normalmente annotati gli interventi mancavano due pagine: sono proprio quelle dove in un primo momento si sarebbe verbalizzato l'esito della operazione del 27 novembre (la seconda).
Poi qualcuno avrebbe deciso di farle scomparire.
Perche?
Gli inquirenti sono convinti che le pagine del registro siano state strappate lo stesso giorno nel quale è stato scritto, comunque prima della operazione chirurgica seguente.
Infatti quando la polizia ha sequestrato il registro si è ritrovata al posto del verbale originale 221 (operazione del 27 novembre) un fax spedito proprio dallo studio del dottor Basile.
Indirizzato a chi? Probabilmente allo stesso ospedale. Una procedura secondo gli addetti ai lavori di sicuro non regolare poiché i verbali devono essere redatti contestualmente all'operazione.
La pagina del fax è limpida, battuta al computer e non presenta cancellature e dalla descrizione contenuta non parla di errori medici e descrive l'intervento per vie generali sancendone il buon esito.


CHE FINE HA FATTO IL RENE?

Dell'originale del verbale non vi è traccia.
Secondo il giudice le pagine sono state strappate lo stesso giorno dell'operazione perché sul registro vi è un secondo verbale 221.
«Chi ha dovuto verbalizzare l'intervento seguente», ha spiegato il Pm Gennaro Varone, «andando a scorgere il numero precedente e non trovando il 221 ha posto proprio tale numero. Nel frattempo il medico arrestato, non tenendo conto di questo particolare, ha inviato il verbale via fax mantenendo la numerazione originale».
Un errore fatale secondo la procura che elenca questo tra la serie di «indizi» pesanti che denoterebbero una condotta illecita del chirurgo.
Che motivo ci sarebbe per strappare pagine del registro?
C'è poi la faccenda del rene.
Una lastra del 4 dicembre, fatta due giorni prima del terzo intervento è chiara: vi sono due reni.
La prova inconfutabile che l'organo è stato asportato nel terzo intervento.
Ma di questo non vi è traccia nei documenti ufficiali: ecco un altro indizio di presunta falsità dei documenti pubblici.
Resta da chiarire anche la modalità dell'operazione: infatti pare che sul corpo della donna non sia stata trovata una ferita compatibile con una operazione tradizionale di asportazione del rene.
La procura si dice convinta del fatto che l'organo sinistro possa essere stato danneggiato durante la seconda operazione e dunque sarebbe stato possibile asportarlo anche con un taglio sull'addome.

UN SOLO INDAGATO MA NON PUO' AVER FATTO TUTTO DA SOLO

Ricostruendo tutta la dinamica degli eventi pare logico che il Basile non possa aver agito da solo.
«Le indagini stanno andando avanti», ha riferito questa mattina in conferenza stampa il dirigente della squadra Mobile Nicola Zupo. Ma non è affatto un lavoro semplice.
Dureranno forse altri mesi.
Sebbene la gravità di quanto accaduto sia sotto gli occhi di tutti, gli inquirenti hanno detto di essersi scontrati contro una «scandalosa omertà» dell'ambiente medico.
Nel corso dei tre interventi sono state tre le equipe che si sono alternate: si parla quindi di medici, anestesisti e assistenti che hanno sicuramente partecipato alle varie fasi.
Non potevano non sapere. Hanno scelto di non fornire elementi utili per capire come siano andate le cose.
«Attenzione perché tutti gli errori possono essere comprensibili», ha ricordato Zupo, «ma porre in essere atti per coprire questi errori pone giuridicamente conseguenze ben precise. Coprire gli errori fa scattare l'accusa da omicidio colposo a omicidio volontario».
Per chi agevola o copre un “omicida volontario” c'è il favoreggiamento e l'eventuale concorso in omicidio volontario.
Insomma accuse ben peggiori. Una omertà che potrebbe costare cara.
Questa mattina poco dopo l'arresto di Basile il capo della mobile Nicola Zupo ha chiamato la figlia della vittima e le ha spiegato la situazione e i risultati dell'indagine dopo la sua denuncia.
La donna non ha saputo trattenere le lacrime, i singhiozzi e la rabbia: per lei l'arresto di oggi è la conferma di quanto aveva sospettato a poche ore dal decesso della mamma.

a.b.

05/04/2008 12.33

RITROVATO IL RENE SCOMPARSO? LA FIGLIA: «È UN CALVARIO»

PESCARA. Sarebbe ancora da analizzare un rene ritrovato nella sale delle autopsie dell'ospedale di Pescara. Se appartiene alla donna deceduta a seguito dei tre interventi è ancora da chiarire.
L'organo, secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbe stato ritrovato chiuso in un barattolo di formalina e sarebbe stato trovato poche ore dopo la ricognizione cadaverica effettuata sul corpo della donna.
Nei prossimi giorni potrebbe essere effettuato l'esame del Dna che potrà chiarire diversi aspetti.
«Il fatto più importante deve essere ancora accertato», ha fatto sapere il dirigente della squadra Mobile Nicola Zupo, anche se non c'è alcun dubbio sul fatto che il rene non sia stato espiantato per essere reimpiantato in un altro paziente. «Su questo siamo sicurissimi», ha detto ancora Zupo.
«L'ipotesi del furto del rene non esiste: è escluso a priori che si possa reimpiantare il rene di una donna di 74 anni con un tumore. Bisogna capire però se si è di fronte ad un omicidio colposo o volontario, cioè se il rene è stato espiantato per salvare la vita alla donna dopo un errore chirurgico o per togliere le prove di un errore. In quest'ultimo caso sarebbe omicidio volontario».
Intanto dopo l'arresto del medico chirurgo anche la figlia della vittima, Anna Maria Desimio, ha parlato.
La donna, fortemente provata ha parlato di un vero e proprio «calvario» senza fine.
«Ho sempre avuto la sensazione che qualcosa mi sfuggisse, durante il ricovero in ospedale di mia madre», ha confessato a poche ore dall'arresto del medico, «ma mi sono dovuta fidare di quello che mi dicevano. Questa sensazione mi ha spinto, poi, a chiedere che venisse effettuata l'autopsia. Un errore umano ci puo' anche stare - ha proseguito - ma tutto quello che sto ascoltando oggi mi lascia allibita».
Soltanto oggi la donna ha scoperto del rene scomparso e il fatto ha aggiunto dolore al dolore.
«Confido nel fatto che verra' fatta chiarezza», ha detto, «ma mia madre non me la riporta piu' nessuno. Oggi, con l'arresto del medico che l'ha operata, si e' riaperta una ferita grave e mi sento peggio di quando e' morta».
05/04/2008 23.15