Estorce 30mila euro alla banca ma "inciampa" sui tabulati telefonici

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA. Era la mattina del 31 luglio scorso quando un ingegnoso malvivente, aveva effettuato due distinte telefonate alla filiale della Banca Popolare di Ancona di Francavilla in via della Rinascita.
Un uomo aveva minacciato il direttore che, se non gli avesse consegnato 30.000 euro in contanti, avrebbe fatto esplodere un ordigno contenuto in una borsa poco prima depositata nelle vicinanze dell'edificio.
Il direttore, seguendo le indicazioni dello sconosciuto interlocutore, aveva sistemato la busta contenente il denaro all'interno di un vicino contenitore dei rifiuti. Subito l'autore dell'estorsione l'aveva prelevata e aveva fatto poi perdere le proprie tracce.
Quando intervennero sul posto i carabinieri verificarono che all'interno della borsa c'erano solo sassi e che il furbacchione, con il minimo sforzo, aveva rimediato un bel bottino facendosi magari anche qualche grassa risata.
Il sorriso, però, gli si è spento stamattina quando i carabinieri di Francavilla gli hanno notificato l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Chieti per il reato di estorsione.
Infatti i militari non si erano certo arresi davanti alla scaltrezza del malvivente e così avevano iniziato una serie di indagini cominciate dalle testimonianze di alcune persone che si trovavano vicino alla banca ed in particolare di un commerciante che aveva notato allontanarsi dal luogo dell'estorsione una autovettura di piccola cilindrata di colore bianco a bordo della quale era salito un individuo che poco prima aveva acquistato della merce proprio nel suo negozio e, nel frattempo, aveva fatto una telefonata.
«Siccome entrambe le telefonate minatorie erano giunte sull'utenza fissa della banca», ha spiegato il comandante provinciale Aldo Manzo, «abbiamo richiesto i tabulati telefonici in entrata nella fascia oraria compresa tra le 09,00 e le 11,30 (tanto per stare tranquilli) anche se sapevamo che la telefonata era arrivata alle 09,30 e la seconda alle 10.30. Dall'esame dei tabulati che comprendevano complessivamente 15 telefonate ne è emersa una alle 09,44 partita dal un telefono pubblico poco distante dalla banca (zona stadio) ed una partita alle ore 10,12 da un cellulare intestato ad una donna che risultava essere proprio nella “cella telefonica” della banca. Ma la cosa più strana è che abbiamo poi verificato che la donna altri non era che la moglie convivente di un noto pregiudicato del posto ma di origine baresi».
E' così che Giancarlo Gestori, classe 1973, tra l'altro possessore di una Fiat 500 bianca (l'autovettura di piccola cilindrata notata dal testimone) è stato identificato.
Scaltro ma non furbo anche perché la sua fedina penale è piuttosto lunga.
«Tutti questi elementi raccolti in maniera certosina», ha concluso Manzo, «ci hanno consentito di richiedere la misura cautelare. Il prossimo obiettivo è quello di recuperare il bottino».


31/03/2008 16.31