Atti vandalici e incendi: stabilimenti balneari nel mirino

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Atti vandalici, incendi e danni. Negli ultimi due giorni sono stati almeno due i fatti di cronaca che gettano più di un ombra e qualche preoccupazione per quello che sta succedendo. Così sabato è andato a fuoco lo stabilimento Miramare con danni per alcune migliaia di euro, poi è toccato allo stabilimento Trieste.


In questo caso scritte e danneggiamenti con vernici colorate.
Perché tutto questo? Quali sono i messaggi che si vogliono lanciare e da parte di chi?
Che cosa bolle in pentola? C'è forse una guerra segreta all'interno della categoria? Oppure si tratta di avvertimenti da parte della malavita organizzata?
Di certo negli ultimi tempi Pescara non vive giorni tranquilli.
«Atti che si ripeteranno sempre più spesso con l'applicazione del Piano Spiaggia demaniale che, di fatto, ci ha imposto la rimozione di ogni tipo di protezione alle nostre attività». E' la prima dichiarazione di Riccardo Ciferni, vicepresidente del Direttivo del Consorzio Ciba, all'indomani del grave episodio di cronaca che ha interessato lo stabilimento Miramare (di proprietà dell'imprenditore Enrico Mundula), riviera nord, colpito da un incendio che alle 21 ha carbonizzato un'isola di palme, a ridosso della piscina, con tutti i tavolini, le sedie e la passerella custodite all'interno.
«Il danno subito da un collega, un imprenditore, anche nostro consorziato, è un danno per l'intera categoria – ha ribadito Ciferni, del Direttivo Ciba -. Purtroppo non è il primo atto vandalico ai danni delle nostre attività sulla spiaggia: da settimane ormai subiamo autentiche incursioni da parte di ignoti che imbrattano le pareti degli stabilimenti con la vernice spray, distruggono pedalò, clochard che dormono sotto le nostre strutture indisturbati, lasciando al mattino un sentiero di bottiglie di vetro, siringhe, escrementi e rifiuti vari. Ora l'episodio più grave, che tutti temevamo: l'incendio delle palme di uno stabilimento».
E la situazione purtroppo –secondo l'associazione di categoria- è destinata solo ad aggravarsi con l'arrivo dell'estate.
«La normativa entrata in vigore con il nuovo Piano Spiaggia approvata dal Consiglio comunale, e che dovremo rispettare», dice ancora Ciferni, «ci ha imposto la rimozione delle recinzioni poste a protezione delle nostre attività, dei giochi sulla spiaggia e di ogni struttura installata negli anni per dare servizi ai bagnanti. Rimosse le recinzioni le nostre attività sono divenute terra di nessuno, facilmente accessibili: chiunque può entrare di notte, bivaccare e compiere qualunque atto vandalico. Lo avevamo previsto e, purtroppo, è accaduto».
Chiara la posizione dei balneatori del Ciba: «La normativa va rispettata e la stiamo rispettando – ha affermato Ciferni del Direttivo Ciba -, ma Pescara invece di fare un passo avanti, ne farà dieci indietro, perché dovremo affrontare un'emergenza sicurezza e, in queste condizioni, nessun imprenditore si azzarderà a investire un euro sulla spiaggia. Chi ci rimetterà saranno soprattutto i cittadini, i turisti, i bagnanti, che avranno sempre meno servizi all'avanguardia sul nostro litorale, dunque ne perderà il turismo pescarese. Fermo restando il pieno diritto all'accesso libero sulla spiaggia per tutti i cittadini, è anche vero che le aziende balneari vanno tutelate trovando le giuste soluzioni».
Sulla stessa linea il candidato del Pdl Albore Mascia.
«Se le indagini confermeranno che si tratta di un episodio doloso come sembrerebbe – ha affermato il candidato Albore Mascia – sarebbe cosa gravissima per la nostra città. Da mesi i nostri imprenditori continuano a lanciare segnali d'allarme e di paura (inascoltati dalla giunta comunale uscente) per quelle continue intrusioni all'interno delle proprie attività, ormai ‘nude' dopo l'obbligo imposto dal Piano Demaniale di privare i giochi sulla spiaggia, gli stabilimenti, le attrezzature per i bagnanti, delle recinzioni. Per garantire il ‘libero accesso' a tutti sulla spiaggia, dice l'amministrazione comunale uscente. Per consentire ai vandali di distruggere il patrimonio di una città e dei nostri imprenditori, dico io. L'accesso in spiaggia si poteva garantire aprendo nuovi varchi, riducendo, ma non eliminando, le reti di protezione. E ora chi tutelerà gli imprenditori dai danni che già ogni giorno subiscono a quelle attrezzature riqualificate a proprie spese?».
31/03/2008 10.31