Ex Delverde. «Così Masciarelli e Picciotti hanno ingannato i vecchi soci»

Alessandro Biancardi

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APPROFONDIMENTO. (SECONDA PARTE). Verso la fine del 2003 i vecchi soci del pastificio di Fara, in grossa difficoltà economica, si affidano alle promesse di Giancarlo Masciarelli, presidente della Fira. Anche Picciotti è della partita. Ecco come –secondo la procura di Vasto- il gruppo di indagati (14 in tutto) si sarebbe impossessato della ex Delverde «a costo zero». Il piano prevedeva anche il riacquisto nella procedura fallimentare ma… QUI LA PRIMA PARTE
LE AZIONI ALLA GESAV

Con il travaso delle azioni ed il gioco di ingegneria finanziaria la Gesav si trova a detenere la Abruzzo Alimenti che controlla a sua volta la ex Delverde. A guidare il tutto c'è Marco Picciotti, a sua volta guidato da Masciarelli, sostengono gli inquirenti.
Il controllo sarebbe avvenuto «senza sborsare soldi». Ma non basta. Infatti con l'elaborazione del bilancio a novembre 2003 si è introdotto il cavallo di Troia che scardinerà ulteriormente la compagine societaria minoritaria.
Così il 16 aprile 2004 Picciotti scrive agli altri soci facendo presente che le perdite continuano a crescere e che c'è assoluto bisogno di rinnovamento alla luce delle recenti vicende.
Occorre dunque nominare «un nuovo consiglio di amministrazione tecnico e di garanzia, che dovrà verificare la correttezza dei risultati emersi al 31 dic. 2003, cosi come predisposta dall'attuale Cda, e ne esprimi un giudizio di ragionevolezza».
Inoltre il nuovo Cda dovrà predisporre, sempre secondo le indicazioni del nuovo socio di maggioranza, un nuovo bilancio di verifica, ma anche conferire «un incarico per valutare effettivamente i crediti vantati dalla Delverde nei confronti della Italverde, Delverde Usa e della Pietro Rotunno srl».
Ma il 19 aprile il Cda non approva il bilancio al 30.11.2003, Corazzini si dimette, si dimettono gli altri amministratori, si procede alla nomina del nuovo Cda.
Picciotti in qualità di socio di maggioranza propone di nominare amministratori Giorgio De Gennaro, Giorgio Guido Canella, Antonio Di Loreto; nonché di nominare come componenti del nuovo Collegio Sindacale: Giustino Battistella, Corrado Ciavarelli, Sergio Feminella.
La proposta viene accettata con un solo voto favorevole.

CHI SONO I NUOVI COMPONENTI DEL CDA

- ANTONIO DI LORETO è stato componente del Cda della Sangroindustria 2000 S.c.a.r.l., consorzio presso il quale anche Marco Picciotti era membro del Cda. Rappresentante legale della Starco S. r. l. e della Punto Service 2000 piccola S.c.a.r.l. dal 22/10/2003 al 19/04/2004, tutte società riconducibili a Picciotti.

- GIUSTINO BATTISTELLA, confermato nell'incarico di sindaco è stato componente del cda della Fira dal 6/07/2000 al 7/03/2005; è intervenuto nella pratica relativa al Docup ottenuto dalla Mercatone Emme di Picciotti, predisponendo la perizia attestante la conclusione lavori, documento necessario per la liquidazione del saldo del contributo.

- SERGIO FEMMINELLA è intervenuto nella pratica relativa al Docup ottenuto dalla Service Office Srl di Picciotti predisponendo la perizia attestante la conclusione lavori, documento necessario per la liquidazione del saldo del contributo.


LE DELIBERE DEL NUOVO PRESIDENTE DEL CDA DE GENNARO

Non si perde tempo e il 22 aprile, tre giorni dopo le nomine, vengono ratificate una serie di delibere che incaricano società a vario titolo legate proprio allo stesso De Gennaro fresco di nomina.
Alla società di revisione "C.R.&T. S.r.l.", di Milano, si chiede di «esprimere un giudizio di ragionevolezza sulle voci patrimoniali ed economiche, al fine di predisporre un Bilancio al 31 dicembre 2003 ed una situazione economico patrimoniale al 31 marzo 2004».
Alla società di consulenza "ABC Consulting S.p.A.", sempre di Milano, si chiede di «analizzare l'esercizio 2004 e predisporre un conto economico previsionale corredato da una situazione patrimoniale e finanziari».
Per «opportunità di facciata» lo stesso De Gennaro si astiene nelle votazioni perché come avrà da dire agli inquirenti le due società sono entrambe riconducibili a lui.
E per accontentare un po' tutti non manca nemmeno un incarico allo studio Legale Anello & Partners, con sede in Roma, per assistere il Cda e per esprimere pareri su tutti i fatti aziendali.

Il passo importante da affrontare per portare il pastificio verso la fine, secondo la procura, doveva passare per le modifiche statutarie del quorum dell'assemblea straordinaria che avrebbe potuto così portare lo stesso De Gennaro a figurare come liquidatore.
Per arrivare a fare ciò Picciotti incarica la dottoressa Luigina Vitelli, alla sua prima esperienza in materia come custode giudiziale delle azioni sociali della Delverde Holding.
Conferito l'incarico alla Vitelli in data 07.06.2004, si passa al cambiamento dello statuto in sede di assemblea straordinaria dei soci.
Nel frattempo si approvano il bilancio 2003 ed una serie di altri atti contabili che fotografano la situazione economica e patrimoniale della società.
Dalle consulenze affidate, intanto, emergono perdite di 32 milioni e non di 16 come certificava il bilancio di Corazzini.
La Abruzzo Alimenti a questo punto «promuovere l'azione sociale di responsabilità contro gli organi amministrativi succedutisi alla guida della società fino all'insediamento dell'attuale consiglio di Amministrazione» e di «dare mandato al consiglio di Amministrazione di prendere atto della causa di scioglimento, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2484 codice civile e di provvedere agli adempimenti conseguenti».
In pratica il socio di maggioranza (Picciotti) agisce per le vie legali ritenendo di essere stato truffato poiché il bilancio (da 16 milioni) non era veritiero. La procura ha però scoperto che la dichiarazione di veridicità del documento è stato sottoscritto solo da alcuni soci non da altri.
A non firmare sono stati i soci che facevano capo a Leonardo Alimonti assistiti dallo studio dell'avvocato romano Anello.
Dunque a non garantire i conti, sempre secondo la procura, sarebbero stati alcuni soci messi sulla buona strada dal gruppo di indagati.
L'effetto è chiaro: Picciotti intenta causa chiedendo il risarcimento del danno a Tamma e Rotunno ma non contro Alimonti e soci.

E' TEMPO DI LIQUIDAZIONE

Si passa, dunque, alla messa in liquidazione della società, ancora una volta la proposta di Picciotti viene accolta.
A tal fine, si chiede di «conferire al liquidatore (De Gennaro) i più ampi poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione e la rappresentanza della Società fino alla sua cancellazione dal Registro delle Imprese e autorizzare espressamente, fin da quel momento, il liquidatore a compiere tutti gli atti di disposizione, compreso l'esercizio provvisorio, anche parziale o temporaneo, dell'azienda, di rami di essa, del patrimonio aziendale o di sue componenti, nonchè a compiere tutti gli atti a tal fine necessari procedendo, se del caso, alla cessione dell'intera azienda, o di rami di essa, o, ancora, di singoli beni, di partecipazioni, marchi e brevetti, ovvero dei relativi diritti di godimento».
Bisogna valutare anche le opportunità di aprire procedure concorsuali come il concordato preventivo. Come abbiamo visto Giorgio De Gennaro viene nominato liquidatore.
Uno dei primi atti è quello di bloccare le cambiali sottoscritte a Tamma in pagamento.
Il 06.08.2004 la Delverde, in liquidazione, presenta ricorso presso il Tribunale competente per l'ammissione al concordato preventivo, procedura che verrà in seguito aperta in data 16.08.2004.
Anche questa tappa della vicenda, secondo la procura di Vasto, sarebbe stata premeditata da Masciarelli che rimane nell'ombra ma muove i fili.
Secondo quanto hanno dichiarato i delegati dalla Molinos, già nel maggio 2004 i nuovi amministratori (De Gennaro si era insediato il 22.04.2004) avevano deciso che la società sarebbe stata portata al concordato preventivo e soprattutto, avrebbero confermano agli inquirenti che vi era un attivo interessamento di Masciarelli a tutta la vicenda.
Il 17 febbraio 2005 il Tribunale di Chieti dichiara il fallimento della Delverde in liquidazione.
La storia non finisce, anzi promette alcuni colpi di scena che -secondo la procura- configurerebbero il secondo atto di concussione imputato a Masciarelli e Picciotti. Si entra nella fase nella quale si doveva raggiungere lo scopo finale dell'intero piano: riacquistare l'impresa ormai decotta a prezzi di vero saldo.
Ma…

(fine seconda parte. Continua…)
20/03/2008 9.59