Omicidio Di Cesare: nessun colpevole ma partono 5 nuovi avvisi di garanzia

Alessandro Biancardi

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Omicidio Di Cesare: nessun colpevole ma partono 5 nuovi avvisi di garanzia
PESCARA. E' passato quasi un anno dall'omicidio della ex transessuale Manuela di Cesare avvenuto a Pescara il 21 aprile 2007. 11 mesi di indagine che non hanno però scovato ed individuato il colpevole, tuttora ricercato e libero chissà dove. TUTTO SULL'OMICIDIO E I 12 MESI DI RICERCHE
Un omicidio cruento avvenuto nell'abitazione – in zona colli- della vittima, di professione escort, dove riceveva di solito i suoi clienti.
Uno di questi, probabilmente, quel sabato, per ragioni ancora non nota, ha aggredito Manuela e poi l'ha colpita violentemente alla testa con un oggetto lasciandola morire sul divano, probabilmente soffocandola con un cuscino perché i vicini non sentissero.
Eppure a ridosso dell'anniversario le indagini potrebbero essere ad un punto di svolta.
Gli inquirenti, infatti, starebbero per notificare altri cinque avvisi di garanzia a cinque persone in qualche modo legate alla Di Cesare.
La procura ha ricostruito nei particolari la rete di contatti della ex trans analizzando il traffico telefonico sui suoi cellulari e quello della posta elettronica.
Avvisi di garanzia come atti dovuti, spiegano dalla procura, necessari per poter espletare il prelievo della Dna e compararlo con quello che presumibilmente è stato riconosciuto come quello più probabile appartenente all'omicida. Atto necessario per dar modo all'indagato di far assistere il legale di fiducia o il perito alla procedura.
Sul luogo del delitto la polizia scientifica riuscì ad isolare almeno tre Dna di altrettante persone che sono state associate a possibili assalitori.
La complessità dell'indagine sarebbe comunque dovuta al fatto che nella casa sono passate moltissime persone e, dunque, sarebbe stato molto complesso individuare le tracce lasciate proprio dal colpevole.
Nonostante qualche difficoltà, alla fine la catena genetica del presunto assassino sarebbe stata isolata ed è tuttora inserita nella banca dati che tutte le forze dell'ordine possono consultare in caso di delitti di sangue, il che fornisce al tempo stesso due certezze: l'omicida è incensurato; l'omicida non potrà più commettere passi falsi.
Sarebbe, infatti, stato fondamentale il luogo dove è stato recuperato il Dna che gli inquirenti credono essere proprio quello dell'assassino, probabilmente proprio sul corpo della vittima.
Gli elementi scientifici saranno però incrociati con le dichiarazioni delle 10 persone già ascoltate dalla squadra mobile ed indagate, molte di queste provenienti da fuori regione, alcuni clienti abituali di Manuela.
Clienti anche le altre cinque persone che riceveranno tra qualche settimana l'avviso di garanzia e che dovranno consegnare spontaneamente il loro Dna perché gli inquirenti possano compararlo con quello già in loro possesso.
Anche in questo caso le risposte che i nuovi indagati forniranno potrebbero essere fondamentali per stabilire qualche incongruenza tra i dati già accertati dalla procura di Pescara e le dichiarazioni rese.
Qualche contraddizione o qualche piccola bugia potrebbe essere fatale al presunto assassino.
Insomma un delitto irrisolto, non ancora chiuso e con qualche speranza, anche se remota, di riuscire finalmente ad individuare l'efferato assassino che per 11 mesi è riuscito a condurre normalmente la sua vita anche se con un peso sulla coscienza.

19/03/2008 9.16