Rissa in Piazza Salotto, oggi all’alba l'arresto di 5 albanesi

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Sono finiti in manette all'alba di questa mattina cinque albanesi che avevano partecipato un mese fa ad una rissa in piazza Salotto. I cinque vivevano in pieno centro e dovranno rispondere adesso di rissa aggravata e violenza privata. SI E' COSTITUITO IN SERATA ANCHE L'ALBANESE LATITANTE NARCOTRAFFICANTE ALBANESE FERMATO ALLA STAZIONE DI PESCARA
L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa su richiesta del pm Filippo Guerra. I cinque sono accusati di aver partecipato alla rissa che il 9 febbraio scorso si e' verificata davanti al bar Berardo, sfociata con l'accoltellamento di un albanese, finito in ospedale. Tutto era accaduto a causa di un conto non saldato in un bar di Montesilvano: 500 euro mai pagati e la rissa sarebbe stata la vendetta.
A pagarne le conseguenze un giovane albanese, accoltellato: tutti gli altri si erano dileguati in pochissimi minuti.
Nei giorni scorsi la squadra mobile ha gia' arrestato quattro persone, il 15 febbraio scorso: le manette sono scattate per due albanesi e due rumene, che vivono di fronte al bar dove avvenne la rissa. Sono stati trovati in possesso di 1 chilo e 800 grammi di eroina e una pistola. Uno di loro, un albanese, era coinvolto nella rissa, ed e' finito di nuovo dentro stamani.
I dettagli dell'operazione, che chiude l'indagine sulla rissa, saranno illustrati questa mattina da dirigente della mobile, Nicola Zupo.
19/03/2008 9.29

«4 ARRESTI, UN LATITANTE, 10 INDAGATI»

Dei cinque destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere la Mobile ne ha presi quattro,
mentre il quinto e' latitante.
Gli arrestati, tutti incensurati e con permesso di soggiorno per motivi di lavoro, sono Rejnald
Velja, 22enne, e il fratello Roxhen, 24enne, che vivevano in corso Umberto, e Eder Gjerji, ventenne, che risulta residente in corso Umberto ma si è trasferito ai colli.
Al quarto uomo, Orges Kulla, 22enne, l'ordinanza di custodia cautelare e' stata notificata in carcere, dove si trova rinchiuso dopo il sequestro di armi e droga.
Tutti albanesi con un alto tenore di vita, almeno sufficiente a pagare gli affitti esorbitanti della zona centrale della città. Gli inquirenti, poi, hanno fondati sospetti che dietro il gruppo di balcanici possa esservi qualcosa di più come lo spaccio di droga.
Le indagini di queste settimane hanno permesso di ricostruire in gran parte l'intera vicenda che è iniziata la sera prima dell'accoltellamento di piazza Salotto.
La scena è il pub Number One di Montesilvano dove gli albanesi avrebbero creato scompiglio e lanciato lampade ad olio contro i gestori del locale in seguito ad un diverbio creando non pochi danni.
L'indomani un gruppo di Italiani (5 di loro indagati) si sono recati in centro a Pescara alla ricerca degli albanesi. L'incontro c'è stato e pure lo scontro.
Ma gli italiani sarebbero stati sorpresi dalla reazione degli albanesi che sono usciti da 'Berardo' "armati" di un secchiello per il ghiaccio. E' nato il diverbio e una donna (italiana) del gruppo ha accoltellato l'albanese rimasto ferito.
In realta' anche un altro albanese e' stato accoltellato al gluteo ma non ha fatto ricorso alle cure mediche.
Complessivamente gli indagati per la rissa sono dieci.
Il locale di Montesilvano e' stato chiuso dal questore per venti giorni: sospensione della licenza perché i gestori non sarebbero in grado di tutelare l'incolumità dei propri clienti.
Questo in considerazione del fatto che non hanno denunciato quanto accaduto.
Il gip Michela Di Fine ha firmato le custodie cautelari in carcere richieste dal pm Filippo Guerra.
«E' stato molto difficile riuscire a trovare la pista giusta», ha spiegato Nicola Zupo, «è stato solo grazie ad una indicazione di un testimone che ci ha segnalato la targa di un'auto che poteva essere coinvolta. Da questa siamo risaliti al gruppo di italiani che in un primo momento non ha collaborato pienamente alle indagini. Poi siamo arrivati agli albanesi e dalle perquisizioni sono scaturiti gli arresti di qualche settimana fa. Poi, forse, capendo di rischiare troppo gli italiani si sono decisi a raccontare tutto collaborando pienamente. Solo per questo per loro non è scattato il carcere anche se sono indagati ugualmente».
Le accuse sono di rissa aggravata e violenza privata.
19/03/2008 15.36

CASTIGLIONE(AN):«COLPA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE»

«Accoltellamenti, droga ovunque (38 chili sequestrati dall'inizio dell'anno), sparatorie da saloon tra bande di rumeni, albanesi e zingari: la città che D'Alfonso ci consegna al termine del suo primo fallimentare mandato è un far west nel quale ogni sorta di delinquente può spadroneggiare senza problemi e i cittadini sono costretti a chiudersi in casa per paura di prendersi una coltellata o una pallottola vagante».
Così Alfredo Castiglione, capogruppo di An in consiglio regionale commenta l'arresto dei cinque albanesi accusati di aver accoltellato un connazionale in una rissa verificatasi lo scorso 9 febbraio davanti al centralissimo bar Berardo.
«Il sindaco non ha mai fatto nulla di concreto per sostenere le forze dell'ordine, a cui va il nostro plauso e la più sincera ammirazione per i risultati che riescono a cogliere malgrado l'insufficienza dell'organico e dei mezzi a disposizione. Organico e mezzi – continua l'esponente di An – che sarebbero aumentati sensibilmente (almeno 200 unità in più) se solo il sindaco non si fosse fatto sfuggire sciaguratamente l'insediamento di un reparto mobile di PS. Anche in quell'occasione, purtroppo, l'indecisionismo di D'Alfonso, del tutto inconsistente quando si è trattato di dare risposte concrete alla disponibilità manifestata dal ministero dell'Interno, hanno fato sì che tale opportunità svanisse e che come sede del reparto venisse preferita Senigallia. Se oggi Pescara, a poche settimane dall'inizio della nuova stagione turistica, torna a presentare come proprio biglietto da visita una drammatica emergenza sicurezza, dobbiamo ringraziare esclusivamente D'Alfonso e una politica fatua costruita sull'immagine personale più che sulla soluzione dei problemi dei pescaresi».

19/03/2008 15.45

SI E' COSTITUITO IN SERATA ANCHE L'ALBANESE LATITANTE


E' andato spontaneamente in questura con i suoi piedi l'albanese che era sfuggito all'arresto questa mattina.
Si tratta Indrit Kakuli del 1978 originario di Durazzo che così si è costituito alla magistratura pescarese sperando di alleggerire la sua posizione. Sarà interrogato insieme agli altri indagati dal giudice in settimana per fornire la sua versione.

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NARCOTRAFFICANTE ALBANESE FERMATO ALLA STAZIONE DI PESCARA

CHIETI. Arrestato dalla Guardia di Finanza di Chieti un corriere albanese trovato in possesso di un chilo e mezzo di cocaina.
Lunedì scorso, una pattuglia del Nucleo di Polizia Tributaria di Chieti della Guardia di Finanza, in collaborazione con i colleghi del Comando Provinciale di Pescara, ha fermato un albanese provenite da Torino alla stazione centrale di Pescara.
I finanzieri, nel momento in cui hanno chiesto a M.K. i documenti hanno capito che l'uomo, in evidente stato di agitazione, stava nascondendo qualcosa.
Così hanno controllato anche i suoi bagagli: all'interno di una borsa da viaggio hanno così trovato tre panetti confezionati ad arte contenenti complessivamente quasi un chilo e mezzo di cocaina.
L'uomo è stato subito arrestato.
Dai controlli operati presso il Reparto delle Fiamme Gialle, è emerso che il trafficante risiedeva e lavorava regolarmente ad Ortona: si era insomma integrato bene nel tessuto sociale della cittadina abruzzese, non destando apparentemente alcun sospetto.
I finanzieri, dopo aver avvisato il Magistrato di turno, hanno deciso di eseguire una perquisizione presso l'abitazione del trentenne.
Lì sono stati trovati anche un bilancino elettronico di precisione utile al confezionamento di dosi.
Il quantitativo rinvenuto fa pensare che l'albanese, si trovasse ad un livello intermedio di commercializzazione dello stupefacente, che verosimilmente potrebbe essere stato acquistato nel nord Italia per poi essere venduto nelle province litoranee abruzzesi.
19/03/2008 17.06