Ex Delverde: dalle indagini della Gdf le accuse per Masciarelli & Co

Alessandro Biancardi

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APPROFONDIMENTO. VASTO. Oltre 10 faldoni e migliaia di documenti, carte, bilanci, verbali di deposizioni e testimonianze, perizie tecniche. Migliaia di pagine nelle quali si descrive la ricostruzione effettuata dagli inquirenti e sposata dal pm di Vasto Anna Rita Mantini che ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone per reati ipotizzati di concussione, falso, malversazione, induzione in errore.

Ricostruzione particolareggiata che è già a conoscenza delle difese che in più riprese sono riusciti a fotocopiare buona parte della documentazione anche prima che le indagini fossero concluse portando fuori del palazzo di giustizia tutti gli incartamenti.
Di seguito proviamo a raccontare nel dettaglio la ricostruzione particolareggiata dei fatti secondo la procura di Vasto. Ricostruzione rigettata in tutto o in parte dalle persone chiamate in causa che al momento si limitano a commentare solo «non vediamo l'ora di provare la nostra innocenza e come stanno veramente le cose».
Le difese contesteranno il punto centrale della questione: chi è colpevole del fallimento del pastificio di Fara? Quando si può dire che la situazione è divenuta critica. I difensori di Picciotti e Masciarelli tenderanno a dimostrare che la situazione era già critica prima del loro arrivo. Ma i fatti contestati sono molteplici e diversi.


TUTTO PARTE DA UNA DENUNCIA MA LE INDAGINI SCOPRONO DELL'ALTRO

Le indagini sul fallimento della ex Delverde partono da una denuncia presentata dal vecchio presidente del consiglio di amministrazione, Francesco Tamma, all'inizio del 2005 che lamentava di essere stato raggirato dall'allora presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli, Marco Picciotti, amministratore della Abruzzo Alimenti, e Alessandro Giangiulio, amministratore della Starco Srl.
La denuncia parlava di una promessa non mantenuta, di un finanziamento e di cessione di quote gratuita che lo avrebbe estromesso dalla gestione della società.
Una serie di accertamenti della Guardia di Finanza hanno, però, palesato l'esistenza di presupposti per la configurazione di altre ipotesi di reato, ben più gravi di quelle ipotizzate in principio.
In pratica, secondo la procura di Vasto, Masciarelli avrebbe fatto leva, abusando, della sua posizione di pubblico ufficiale promettendo e millantando conoscenze, di potere utilizzare mezzi per risollevare le sorti del pastificio di Fara già in pessime acque.
Inoltre, avrebbe indotto, secondo quanto accertato dalla Procura di Vasto, i soci a rifiutare altre offerte da parte di gruppi interessati.
E se nella nostra ricostruzione del dicembre 2006 si raccontano i fatti attraverso una parte di documenti ufficiali della società (diciamo alla luce del sole), questa che segue è invece la storia invisibile e segreta degli accordi e delle strategie che erano stati solo intuiti allora dai soci e dai protagonisti involontari della vicenda.
Una storia che ora dovrà affrontare lo scoglio del processo.

AUMENTO DI CAPITALE E RICERCA DI NUOVI PARTNER

Il dato di fatto incontrovertibile è la situazione di disagio e di perdite che la ex Delverde aveva accumulato nel 2003.
Viene tentato un aumento di capitale che non va a buon fine e si dà mandato a settembre a tre legali (Giancarlo Tittaferrante, Augusto La Morgia, Giuliano Milia) di cercare nuovi partner esterni. Anche questo tentativo avrà esito negativo.
In questa situazione di difficoltà e disagio, verso fine ottobre 2003, si inserisce la figura di Masciarelli, allora promessa del governo Pace, voluto a tutti i costi dall'assessore Vito Domenici a presiedere il braccio operativo della Regione, la Fira.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti si sarebbe offerto di far ottenere ai soci un finanziamento di almeno 20 milioni di euro «al tasso dell'1% dal Ministero dell'Industria, ai sensi della legge 266/97».
Gli inquirenti hanno potuto appurare che Masciarelli conosceva molto bene l'azienda perchè era stato informato nei dettagli da Ernesto Talone, membro del Cda, e da un'altra preziosa conoscenza, l'avvocato Pietro Anello di Roma (che ha svolto un ruolo importante anche per le cartolarizzazioni dei debiti della sanità e consulente esterno della Carichieti).
Anello era, infatti, consulente all'epoca della Molino Alimonti la quale deteneva una quota della Delverde, dunque, il professionista poteva conoscere bene grazie al suo incarico come stavano le cose.
I soci del pastificio, intanto, sono sempre più pressati dalla crisi di liquidità e la salvezza sembra essere riposta nelle parole di questo elegante esponente della politica, amico di tutti e dall'enorme potere. Masciarelli acquista credibilità, fa da pacere in molte discussioni tra i soci.
Tamma e Rotunno, però, stentano a capire bene ciò che l'uomo Fira sta proponendo, anche in considerazione della fumosa descrizione che quest'ultimo in maniera mirata forniva in merito all'intervento promesso.
Notata la diffidenza dei soci, Masciarelli, per fugare ogni dubbio ed accreditare il suo progetto di intervento organizza il “famoso” viaggio a Roma, organizzato con l'apporto dell'assessore Domenici con il quale sta seguendo anche tutto il filone della sanità.
Si va, così, dritti dritti al Ministero a parlare con il viceministro.

IL “FAMOSO” VIAGGIO A ROMA

Nel Gennaio 2004, Masciarelli e Domenici accompagnano (c'è persino Picciotti che era presente in qualità di “imprenditore interessato”) Tamma e Rotunno dall'allora sottosegretario Mario Valducci (Fi).
Valducci in un incontro a porte chiuse con Masciarelli e Domenici avrebbe suffragato inequivocabilmente la fattibilità del finanziamento a patto che l'azienda fosse «sana».
Gli inquirenti nell'ambito di approfondite perquisizioni hanno potuto appurare l'inesistenza di pratiche in merito in tutto il palazzo del Ministero delle attività produttive.
Eppure Masciarelli continuava a parlare del finanziamento.

MASCIARELLI RIESCE A IMPEDIRE ACCORDI CON ALTRI IMPRENDITORI

Viene sottoscritto un accordo che di fatto apre le porte a Masciarelli con il quale i soci si impegnano ad informarlo di tutta la vita industriale del pastificio, compresi conti e trattative in essere con altri gruppi industriali intenzionati a subentrare.
Una eventualità poi scongiurata da Masciarelli che avrebbe così messo fuori gioco eventuali nuovi soci (magari più avveduti) che avrebbero potuto compromettere l'intero piano, sostiene la procura.
In questo contesto si innestano le trattative poi naufragate con la Carapelli e la Molinos Rio de Plata.

ARRIVA CORAZZINI, «UOMO FIRA»

E' stato facile poi inserire nel Cda un vero e proprio “cavallo di Troia”: Francesco Corazzini, segretario chiamato a stilare i verbali del Cda (moltissimi problemi vennero già denunciati da Rotunno).
Oltre ad essere utile per apprendere in tempo reale umore dei soci e direttive del pastificio, Corazzini avrebbe svolto secondo la procura il ruolo fondamentale di fornire l'elemento che costituirà la base contrattuale della successiva cessione di quote.
Così Corazzini viene incaricato da Masiarelli di redigere un “bilancio” al 30.11.2003, che verrà preso a base per la stipula del contratto, sottoscritto a Vasto a marzo 2004.
Sempre secondo le ipotesi accusatorie tale bilancio sarebbe stato stilato con una serie di accorgimenti, soprattutto adottati nel merito della svalutazione dei crediti vantati dalla Delverde nei confronti delle partecipate società americane.
In sostanza, gli inquirenti avrebbero evidenziato come l'operato di Corazzini fosse stato già pianificato e studiato anche nei più piccoli aspetti pratici, tanto che si ipotizza che questi conoscesse l'intero piano sin dall'inizio e ne fosse stato attore a tutti gli effetti.


STESURA BILANCIO CON CREDITI SVALUTATI: INIZIA LA SECONDA FASE

Alla stesura del “bilancio” al 30.11.2003 segue l'attuazione della seconda fase del piano, consistente nella cessione delle quote.
Masciarelli aveva spiegato ai vecchi soci che a ricevere il finanziamento del ministero doveva essere una nuova compagine societaria. Fu per questo che riuscì a convincere Tamma (che deteneva la maggioranza) ad effettuare una cessione di quote ad una nuova società, la “STARCO s.r.l.”, in persona del legale rappresentante pro tempore Giangiulio D'Alessandro, cognato di Picciotti.

L'ACCORDO CHE GARANTISCE LA CORRETTEZZA DEI CONTI

Contestualmente viene firmato un documento nel quale si stabiliscono le modalità di cessione.
Tra le varie condizioni c'è anche quella nella quale i «venditori garantiscono che la situazione patrimoniale e tutti i precedenti bilanci sono stati redatti nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge».
Ed è in questa fase che appare chiara agli inquirenti anche la figura di Leonardo Alimonti, titolare dell'omonimo molino, socio della ex Delverde con un suo rappresentante nel cda ma soprattutto «partecipe del piano di Masciarelli& Co per il tramite dell'avvocato Pietro Anello, consulente della Alimonti in strettissima relazione con Masciarelli», sostiene il Pm Mantini.
Il particolare ruolo di Alimonti viene dedotto dal fatto che i soci di minoranza con separato atto, assistiti dallo Studio dell'avvocato Anello & Partners «non garantiscono la veridicità del bilancio». Sarà questa dichiarazione a salvarli dagli sviluppi già incardinati della fine del pastificio ma non dalle maglie della giustizia.

L'ACCORDO TRA TAMMA E LA STARCO DI PICCIOTTI

Sempre il 23 marzo 2004 Francesco Tamma (in veste di creditore), in qualità di rappresentante della “Tamma Industrie Alimentari di Capitanata s.r.l.”, sottoscrive una scrittura privata con la Starco srl (acquirente), in cui le parti «danno atto della natura parzialmente simulata del contratto di cessione delle azioni della Delverde».
Si decide anche che la Starco deve versare 2,2 milioni di euro, cosa che Picciotti fa sottoscrivendo effetti cambiari in favore di Tamma.
Lo stesso giorno viene costituita la Abruzzo Alimenti srl con sede a Palombaro.
Dal notaio sono presenti Picciotti, quale Amministratore Delegato della GESAV S.A., con sede in in Lussemburgo, Carmela Alimonti (10%), Maria Civita Di Cecco (2,51%), Maria Rosaria Grossi (2,51%), Sandro Tamma (3,43%), Giulio Tamma (3,44%), Domenico Tamma (2,29%), Federica Tamma (2,29%), Carlo Moccia (5,15%), Maria Anna Giuseppa Moccia (1,72%), Raffaele Tamma (3,43%), Francesco Tamma al posto di Annamaria (3,44%).
I soci elencati complessivamente detengono il 42,5%, mentre il restante 57,5% del capitale sociale viene sottoscritto dalla Gesav S.A.

Il 1° aprile 2004 le azioni della Delverde transitano dalla Starco alla Abruzzo Alimenti S.r.l..
Con questo travaso la nuova compagine è costituita da Abruzzo Alimenti (58,24%), Delverde Holding (13.83%), Rotunno (22,8%) più altri soci con quote minime.
Dunque ad avere la maggioranza è Abruzzo Alimenti. Ma chi è il socio di maggioranza di quest'ultima?
La Gesav di Picciotti che si trova così a costo zero azionista di riferimento.
Con tale operazione, senza alcun esborso finanziario Picciotti sarebbe diventato l'azionista di maggioranza della Delverde.

TUTTO SULLA GESAV

La Guardia di finanza scopre che Gesav S.A.,Societé Anonyme, Siege Social in L-2449 Luxembourg, 8, boulverad Royal, risulta una società di diritto lussemburghese.
La società non è stata creata appositamente per l'affare Delverde ma nasce nel 2003 su richiesta di altre persone estranee a questa vicenda.
Fin dall'inizio però secondo la procura dietro questa società c'è l'avvocato Anello che già ne cura tutti gli aspetti.
La società viene quindi creata con la Aqualegion Ltd. e la Walbond Investiments Ltd. come soci che poi, nella stessa giornata della fondazione, cedono il 100% dei certificati azionari al diretto interessato.
Un anno dopo Anello, acquista le azioni della Gesav, società quindi ancora “vergine”, e la mette a disposizione di Masciarelli vendendola a Picciotti.

(1° parte, continua…)

17/03/2008 10.36