Da Ancarano nel mondo delle corse: la Picchio ed il suo futuro

Alessandro Biancardi

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ANCARANO. La giovane fabbrica “Picchio” di Ancarano (Teramo), ad un tiro di fucile da Giulianova sull’Adriatico, si e’ ritagliato uno spazio tra i giganti delle quattro ruote. Il suo fondatore e’ l’ing Francesco Di Pietrantonio, nato a Ascoli Piceno 60 anni fa ed ha alla sua dipendenza oltre 35 persone di cui 22 occupate nelle progettazioni.



ANCARANO. La giovane fabbrica “Picchio” di Ancarano (Teramo), ad un tiro di fucile da Giulianova sull'Adriatico, si e' ritagliato uno spazio tra i giganti delle quattro ruote. Il suo fondatore e' l'ing Francesco Di Pietrantonio, nato a Ascoli Piceno 60 anni fa ed ha alla sua dipendenza oltre 35 persone di cui 22 occupate nelle progettazioni.

La “Picchio” è nata nel 1989 quando alcuni giovani ascolani, appassionati di motori, maturarono l'idea di coinvolgere nel progetto un nome di tutto rispetto nella storia dell'auto: Giotto Bizzarrini, l'ideatore della Ferrari GTO del '62, della Lamborghini Miura oltre che della GT Strada, una granturismo possente e potente.
L'ingegnere progetto' l'auto e poi realizzo' il nuovo prototipo che doveva diventare il primo laboratorio viaggiante.
Nel '98 avviene il debutto in corsa del primo modello interamente progettato e costruito dalla Picchio, una Sport Prototipo 3000 innovativa sia nell'aerodinamica che nella scelta dei cerchi da 18”.
Nel 2001 la prima esperienza in Grand Am con una versione sr2, nel 2003 la Picchio diventa uno dei sette costruttori ufficiali della Grand Am con la propria DP3.
Col dirigente col sorriso sempre sulle labbra, amato e rispettato dai suoi “fedeli”, abbiamo scambiato due parole per conoscere qualche dettaglio del magnifico successo ottenuto in appena 20 anni.
Un percorso arduo che, pur se punteggiato da qualche immancabile stop che affiorano in simili industrie, non ha impressionato piu' di tanto l'Ancarenese, ricco di idee e vedute.
Di Pietrantonio, quali sono le principali aree di competenza?
«A prescindere dal motore, le parti elettroniche ed il cambio, tutto il
resto della vettura e' progettato e costruito internamente. Il reparto di progettazione ricerca e sviluppo ha, inoltre, speciali competenze nella simulazione numerica sia di aerodinamica che di dinamica del veicolo».
Qual e' il suo target di prodotto?
«Competiamo nell'ambito dei prototipi a ruote scoperte, sia in pista che in salita. E ci rivolgiamo non solo a clienti italiani ed europei ma anche Statunitensi. Guardiamo altresi' con interesse la crescente attenzione che i paesi emergenti, come la Cina, stanno sviluppando nei confronti delle competizioni automobilistiche»
E' difficile per un'azienda giovane inserirsi nel mondo delle corse automobilistiche?
«Indubbiamente. Molto difficile ma solo per le difficolta' imposte da “consuetudini” poco sportive del settore. Quando iniziammo eravamo ingenuamente concentrati quasi esclusivamente sull'aspetto tecnico. Con il tempo abbiamo amaramente sperimentato come per un costruttore sia piu' semplice ottenere prestazioni sportive di rilievo rispetto ai concorrenti tramite un diverso “peso” politico, un accesso privilegiato a forniture piu' performanti e regolamenti compiacenti».



Avete progetti piu' significativi in corso di svolgimento?
«L'aspetto piu' affascinante di questo lavoro e' che… non vi e' mai un
termine allo sviluppo ed alle migliorie che possono essere create ad una vettura da competizione, quindi ogni nostra vettura non cessa mai di essere migliorata. Oltre alla nuova versione della CN2 da salita stiamo progettando un telaio specifico per una sport con motorizzazione Diesel».
Voi avete un accordo con il noto ex pilota italoamericano Eddie Cheever-Racing Group che vede la Picchio impegnata nella progettazione prima e nello sviluppo poi, della nuova Coyote, la Daytona Prototype che ha appena debuttato alla 24 Ore di Daytona 2008.
«Sempre per il mercato Americano abbiamo sviluppato, su nostra autonoma iniziativa, uno studio per una Daytona Prototype derivata dall'Alfa Romeo 8c».
Quali sono gli obiettivi a medio-lungo termine?
«Nel settore racing la Picchio vuole costruire prototipi ”low-cost” da utilizzare sia in Europa che in Usa per piloti esordienti sopratutto nei paesi motoristicamente in via di sviluppo come Cina e India. Attraverso le corse abbiamo inoltre maturato un know-how che ci permettera' di mettere in vendita un Gran Turismo stradale alto di gamma direttamente derivate dalla Daytona Prototype. In tale progetto punteremo non solo su una buona dose di “ cavalleria” per la propulsione, ma anche sul contenimento dei pesi e sull'esaltazione dell”'Italian style” che domina anche all'estero».
Allora al ”novello Ferrari”, gli auguri degli sportivi italiani

Lino Manocchia 15/03/2008 12.25