Cassazione: sindacalista "diffama" sindaco, il giornalista può criticare il prof

Alessandro Biancardi

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ROMA. Due sentenze della Cassazione apparentemente contrastanti sul diritto di cronaca e di critica e dunque sui limiti della diffamazione. Se da una parte viene condannata la feroce critica da parte di un sindacalista (dunque non un giornalista) nei confronti di un sindaco dall’altra la critica viene ammessa dalla suprema corte per giornalisti “pungenti”.
OCCHIO A CRITICARE LE ISTITUZIONI

Il primo caso riguarda una condanna per diffamazione aggravata per aver diffuso volantini e comunicati di «violenta critica» nei confronti del sindaco di un piccolo comune. A confermarla e' stata la Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso di un uomo contro la sentenza di condanna pronunciata nei suoi confronti dalla Corte d'appello di Lecce.
L'imputato lamentava l'erronea applicazione della legge penale «nell'avere escluso la causa di non punibilita' del diritto di critica e nell'aver ritenuto offensive le frasi evidenziate dal capo d'accusa,
perche' dirette alla carica ricoperta» dalla parte offesa «e non alla sua persona».
Secondo la Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n.10732), il testo dei volantini diffusi dall'imputato «palesa un'illecita aggressione morale» al sindaco «trasmodando in espressioni scorrette e volgari, vere e proprie contumelie («miserabile ciarlatano», «fanatico del potere», «mestierante della politica», «immorale presenza politica», collegate con indicazioni modali discendenti dagli avverbi «ignobilmente», «viscidamente»).
Di conseguenza, osservano gli 'ermellini', «anche se in un contesto di censura all'operato dell'uomo pubblico, le notazioni si risolvono nel mero disprezzo della persona avversaria che, secondo il costante insegnamento di questa Corte, non e' compatibile con l'invocato legittimo esercizio del diritto di critica».

GIORNALISTA PUNGENTE E PUNTUALE NON DIFFAMA

E' un metodo «pungente e mordace» quello usato dall'informazione giornalistica che «per colpire l'attenzione dei lettori non puo' adoperare il linguaggio incolore della Gazzetta Ufficiale». Lo sottolinea la Cassazione, confermando l'assoluzione, pronunciata dalla Corte d'appello di Milano, di Ferruccio De Bortoli e Daniela Monti, in qualita' di giornalista e direttore del 'Corriere della Sera' accusati di diffamazione a mezzo stampa per aver «offeso la reputazione» del ginecologo Severino Antinori con un articolo pubblicato nell'aprile del 2002 nel quale si affermava che Antinori «aveva un bel fiuto per gli affari, era prodigo di annunci quanto pigro di penna e che aveva pubblicato lo stretto necessario e mai su riviste scientifiche quotate».
Contro il verdetto dei giudici di merito, che avevano riconosciuto per gli imputati la scriminante del diritto di critica, Antinori si era rivolto alla Cassazione, ma per la Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n.10724), il ricorso e' da rigettare.
«La valutazione di offensivita' del contenuto di un articolo di stampa - osservano gli 'ermellini' - rientra nel potere del giudice di merito ed e' incensurabile in cassazione se congruamente motivata. In ogni caso, giova rammentare - si spiega ancora nella sentenza - che la reputazione non si identifica con la considerazione (talvolta ombrosa) che ciascuno ha di se' o con il mero amor proprio, ma con il senso di dignita' personale in conformita' all'opinione del gruppo sociale, secondo il particolare contesto storico e che il diritto all'identita' personale non implica la pretesa di una costante corrispondenza tra la narrazione di fatti riferiti ad una determinata persona e l'idea che la stessa ha del proprio io, giacche' altrimenti verrebbe preclusa la possibilita' di esercizio del legittimo diritto di critica».
Il delitto di diffamazione, puntualizzano i giudici di 'Palazzaccio', «va ravvisato se viene lesa la reputazione», e l'illecito civile per lesione del diritto all'identita' personale emerge «ove vi sia distorsione dell'effettiva identita' personale o alterazione, travisamento, offuscamento, contestazione del patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso e professionale».

12/03/2008 8.54