Ex Delverde, chiesto il processo per Masciarelli, Picciotti e altri 12

Alessandro Biancardi

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VASTO. Alla fine sono arrivati, in ritardo sulla tabella di marcia, le richieste di rinvio a giudizio.Il pubblico ministero Annarita Mantini della procura di Vasto ha chiesto di processare Giancarlo Masciarelli, Marco Picciotti insieme ad altre 12 persone che avrebbero costituito un vero e proprio «sodalizio criminale» per ricomprare l'ex pastificio Delverde nella procedura fallimentare.
Le richieste sarebbero state formulate un paio di settimane fa e, dunque, entro la fine del mese il gip potrebbe pronunciarsi in merito e decidere per il rinvio a giudizio e l'inizio del processo. Un'indagine lunga e complicata cominciata con una denuncia presentata dal socio di maggioranza dell'epoca, Francesco Tamma, per truffa, indicando Masciarelli come principale responsabile.
Le indagini della Finanza, però, come si sa, avrebbero accertato fatti molto più gravi. I reati che si contestano sono concussione, malversazione ai danni dello Stato, errore altrui determinato dall'inganno, con aggravanti ed in concorso.

LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO E' STATA CHIESTA PER:

Giancarlo Masciarelli
Marco Picciotti
Alessandro Giangiulio
Francesco Corazzini (Fira)
Giorgio de Gennaro (liquidatore)
Antonio Di Loreto
Manola Giungiulio (moglie di Picciotti)
Rita D'Alonzo (madre di Marco Picciotti)
Pietro Anello (avvocato di Roma)
Carmela Alimonti
Leonardo Alimonti (imprenditore)
Rocco Iezzi
Franco Picciotti (padre di Marco)

LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA

Secondo la procura di Vasto, Masciarelli, allora presidente della Finanziaria regionale e dunque pubblico ufficiale, era a conoscenza delle difficoltà in cui versava il pastificio per una amicizia con Ernesto Talone, allora consigliere delegato, poi deceduto.
Propose così ai soci (Tamma e Rotunno) la possibilità di ricevere un finanziamento dal ministero dell'industria. Si parlò di 20 milioni di euro a tasso dell'1%.
Di questa pratica non si è mai saputo nulla e sulla vicenda pendono interrogazioni parlamentari da oltre 3 anni.
Fu grazie ad un viaggio a Roma al quale parteciparono Vito Domenici (assessore alla Sanità e attività produttive in quota Fi), Giancarlo Masciarelli, Marco Picciotti, Tamma e Rotunno.Secondo gli inquirenti Masciarelli riuscì a conquistarsi la fiducia dei soci anche perchè incontrarono il viceministro dell'epoca Mario Valducci (Fi).
A questo punto Masciarelli riuscì ad inserire un suo uomo nel pastificio, Corazzini, che stilò un bilancio di 16 milioni di euro di perdite.
Per avere il finanziamento -prospettò ai soci Masciarelli- era necessario far confluire le azioni in una nuova società.
Venne costituita la Abruzzo Alimenti.
Le azioni transitarono dalla Starco (di Picciotti) alla Abruzzo Alimenti che però era detenuta in maggioranza dalla Gesav, sempre facente capo a Picciotti. Così, dice la procura, l'imprenditore di Altino riuscì ad impossessarsi del pastificio senza sborsare soldi.
La maggioranza dei soci al momento del trasferimento delle quote firmarono una certificazione nella quale attestavano la regolarità dei conti.
I soci di minoranza che facevano capo a Leonardo Alimonti, invece, assistiti dall'avvocato romano, Pietro Anello, già consulente di Alimonti, non garantirono la veridicità dei bilanci.
Infatti, insediato nella stanza dei bottoni, Picciotti riuscì a far votare la messa in liquidazione della ex Delverde nominando un liquidatore di fiducia: Giorgio De Gennaro che certifica un bilancio da 32milioni di perdite.
Bilanci falsi: scattano le ritorsioni di Picciotti nei confronti di Tamma e di quanti avevano certificato la regolarità dei conti. Non di chi (Alimonti&co) non li garantiva.
All'inizio del 2005 il fallimento.
Ma secondo la Procura il vero scopo era quello di ricomprare a prezzi di realizzo il pastificio.
Per fare questo Masciarelli si sarebbe servito di una società, l'ennesima, facente capo alla famiglia Picciotti (la Soipa) la quale avrebbe presentato una offerta al tribunale fallimentare.
Ma per comprare la Delverde Masciarelli & Co avevano bisogno di denaro. In questa fase, secondo la procura, si inseriscono gli imprenditori della sanità, Angelini e Pierangeli, in questo caso parte lesa, che avrebbero subito un tentativo di concussione, il secondo.
In quel periodo Masciarelli era attivissimo sul fronte anche della sanità lavorando alacremente alla prima cartolarizzazione dei crediti. Sempre secondo le indagini Masciarelli avrebbe abusato della sua qualifica di pubblico ufficiale per chiedere fondi agli imprenditori.
Solo un tentativo perchè non ci fu bisogno di circa 10 milioni di euro chiesti in quanto il piano all'ultimo momento fallì.
Probabilmente era venuta meno l'altra metà (circa 11 milioni) che Picciotti avrebbe dovuto reperire attraverso il commercialista chietino Giacomo Obletter.

Alessandro Biancardi 08/03/2008 17.23

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=delverde+picciotti+masciarelli&mid=6&action=showall&andor=AND]TUTTO SU EX DELVERDE E FIRA[/url]