Incarichi professionali senza gare pubbliche:protestano ingegneri e architetti

Alessandro Biancardi

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Incarichi professionali senza gare pubbliche:protestano ingegneri e architetti
IL CASO. PESCARA. Negli ambienti professionali la questione starebbe provocando parecchi malumori. Ingegneri e architetti ora scendono sul piede di guerra contro il Comune di Pescara e contro le procedure di affidamento degli incarichi nei grandi appalti pubblici. A scatenare il putiferio è una lettera dell'ordine degli ingegneri inviata per conoscenza anche a quello degli architetti e indirizzata al Comune.
La lettera –fatta recapitare anche a PrimaDaNoi.it-, firmata dal presidente degli ingegneri, Antonio Bellizzotti, è arrivata anche in Procura dove sarà valutata; nel caso sarà ravvisata una notizia di reato potrebbe aprirsi l'ennesima inchiesta che investirebbe ancora il settore lavori pubblici.
Per capire la gravità della situazione occorre saltare immediatamente alle ultime righe della missiva-esposto ove si legge che negli ultimi anni non è mai arrivata all'Ordine degli ingegneri la comunicazione riguardante bandi di gara al di sopra della soglia dei € 100.000 promulgati dal Comune di Pescara.
Che cosa significa questo?
Gli ingegneri fanno notare come per le opere finanziate con soldi dei cittadini non sia mai stata effettuata una gara di evidenza pubblica per la scelta dei professionisti, per esempio, per incarichi di direzione lavori, progettazione o per la sicurezza nei cantieri.
La procedura è obbligatoria e prevede bandi pubblici per gli incarichi superiori a 100mila euro.
La stranezza risulta dal fatto che i compensi vengono calcolati in base all'importo totale dell'appalto: in misura diversa a seconda dei casi, le percentuali medie variano dal 6 al 15%.
A vigilare sulle parcelle vi sono appunto i rispettivi ordini professionali.
Dunque un'opera pubblica appaltata per 1 milione di euro dovrebbe prevedere incarichi professionali ad architetti e ingegneri per un importo di almeno 60mila euro, dunque al di sotto della soglia.
Infatti, per gli incarichi professionali affidati per un importo inferiore a 100mila euro la procedura è completamente diversa e assomiglia molto a quella diretta per gli appalti.
In questo caso si possono seguire due strade. La prima è quella di pescare dalla lista dei professionisti che il Comune ha preventivamente stilato. Ai professionisti ritenuti più adatti all'opera in oggetto viene chiesto di fare un'offerta al ribasso.
Se il Comune in questione non potesse disporre della lista dei professionisti, allora, dovrebbe chiedere pubblicamente i curricula per poi scegliere quelli migliori (con offerte al ribasso).
Dunque procedure, queste ultime, molto diverse, veloci e semplici rispetto a quelle che prevedono tempi più lunghi: almeno 60 giorni per la pubblicazione su Bura, gazzetta ufficiale e persino sulla Gazzetta europea per poter dare le stesse possibilità ai professionisti di tutt'Europa di concorrere all'assegnazione dell'incarico.

INGEGNERI: «SITUAZIONE SCANDALOSA»

Secondo la missiva dell'ordine degli ingegneri spedita ai primi di marzo, invece, procedure pubbliche non sarebbero mai state svolte con il sospetto di far lavorare sempre e solo gli stessi professionisti, magari quelli amici, quelli più vicini all'amministrazione del momento.
«E' una situazione scandalosa», dice un professionista contattato da PrimaDaNoi.it, «ci sono colleghi che fatturano migliaia e migliaia di euro, sempre le stesse persone, e che in questi cinque anni sono arrivati a guadagnare milioni di euro grazie agli incarichi affidati direttamente. Chi non rientra nelle grazie, invece, non ha alcuna possibilità di lavorare».
E dire che le leggi prevedono in maniera piuttosto chiara i principi di rotazione (limitazione ad un certo numero di incarichi pubblici), e della trasparenza.
È chiaro che negli ultimi anni a Pescara ci sono stati grandi appalti milionari (e dunque con incarichi professionali tabellari anche di gran lunga superiori a 100mila euro) che in campagna elettorale si continuano a ricordare.
Come è stato possibile allora ricorrere alla procedura ristretta?
Il metodo in gergo viene chiamato «spacchettamento», dividendo un incarico in più trance e tipologie.
In questo modo gli importi si abbassano fino a rientrare sotto la soglia.
Ritornando alla letteraccia l'Ordine degli ingegneri pretende di sapere dal Comune e dai responsabili del settore urbanistico se sia stato rispettato il cosiddetto principio della non discriminazione, della parità di trattamento, della proporzionalità e della trasparenza tra i professionisti.
Gli ingegneri vogliono anche sapere se sia stata data attuazione concreta alla norma che prescrive le procedure di evidenza pubblica per gli incarichi al di sopra dei 100mila euro.
Inoltre, si ricorda come «la progettazione di un intervento non può essere artificiosamente divisa in più parti al fine di eludere l'applicazione delle norme che disciplinano l'affidamento del servizio».

GLI APPALTI CONTESTATI

Segue poi l'elenco degli appalti che secondo gli ingegneri avrebbero dovuto avviare una procedura pubblica.
C'è per esempio l'appalto da € 3 milioni della Città della Musica ed i relativi affidamenti dei servizi di ingegneria per la progettazione, direzione lavori, del coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione.
Ma vi sono gli incarichi affidati anche per il Ponte del mare e lo stadio Adriatico (lavori da 10 milioni di euro).
In questo caso per gli incarichi professionali –secondo alcuni calcoli- la parcella sarebbe dovuta essere di almeno 400mila euro. Invece l'affidamento (diretto) sarebbe andato addirittura ad un membro del consiglio dell'ordine degli architetti con un ribasso del 30%.
L'esposto è arrivato il 4 marzo scorso anche all'Ordine degli architetti che lo stesso giorno ha girato una versione riassunta della stessa lettera al Comune chiedendo spiegazioni.
La lettera dell'Ordine degli architetti è firmata dal presidente Marco Volpe.
E pare che le missive non siano passate inosservate…
08/03/2008 11.17