Discarica Contrada Serre: 6 denunce tra i responsabili comunali del sito

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. La Forestale di Lanciano ha denunciato nei giorni scorsi 6 persone, tra amministratori e dirigenti dell'amministrazione comunale, responsabili a vario titolo di diversi reati ambientali connessi alla gestione della discarica dismessa in "Contrada Serre" di Lanciano.
Le indagini erano iniziate verso la metà del mese di febbraio prendendo spunto da ripetuti articoli di stampa locale e da due esposti.
Ai denunciati, P. F., 53 anni avvocato, C. E., 44 geometra, D. C. G., 55 insegnante, G. G. B., 58 dirigente, R. M., 59 dirigente e I. A., 49 funzionario, tutti di Lanciano, sono stati contestati i reati di dispersione e abbandono di rifiuto liquido (il percolato da rifiuti solidi urbani); deposito incontrollato di rifiuti, pericolosi e non, presso il sito della discarica comunale dismessa; inquinamento e danneggiamento di acque pubbliche.
Infatti gli indagati, con diverse responsabilità, legate anche ai periodi di assunzione degli incarichi, hanno permesso che dalle varie strutture della discarica, ormai chiusa, (tra cui anche un pozzo di raccolta del percolato, alcune vasche di calcestruzzo e, soprattutto, dallo stesso terrapieno a valle), fuoriuscisse il liquido derivante dal percolamento dei rifiuti sistemati in discarica.
Inoltre, ai 6 stato imputato, durante la fase di post-chiusura della discarica, anche il deposito incontrollato di vari rifiuti, tra cui: circa 700 litri di olio esausto stoccato in vari bidoni aperti e con evidenti dispersioni alla base; circa 12 m3 di percolato giacente in 2 vasche di calcestruzzo non impermeabilizzate e non recintate; altri 24 m3 circa di percolato (in vari stati fisici) all'interno di 4 sili aperti e di una cisterna di acciaio; rifiuti di vario genere giacenti sul piazzale d'ingresso e all'interno di un container che fungeva da rimessa attrezzi.
Gli altri reati contestati riguardano l'inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, del suolo e del sottosuolo ed il conseguente danneggiamento di acque pubbliche. Infatti da un pozzo posto a circa 80 metri dalla discarica "Cerratina – Lanciano", ultimo recettore del percolato della discarica, tra due anelli di calcestruzzo e dalla base, fuoriesce, «con portata modesta ma costante», del liquido nerastro, probabilmente percolato.
Alla base del pozzo è stato eseguito un campionamento del sedimento in collaborazione con l'ARTA - Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente di Chieti.
Dal sopralluogo effettuato si è potuto accertare, lungo il confine Sud-Ovest dell'impianto dismesso, costeggiante un vigneto, anche uno smottamento parziale del terrapieno della discarica per un tratto almeno di 150 metri, con diverse crepe di varia entità, che ha coinvolto anche altri pozzi di raccolta del percolato, non più funzionanti.

SI INDAGA SULLA VITA DEL COMUNE DAL 2000 A OGGI

Per cercare di chiarire tutti gli aspetti sono stati acquisiti molti documenti, tra cui perizie tecniche, l'ultima risalente al maggio 2004, e atti amministrativi, soprattutto determinazioni e decreti di incarico di assessori, dirigenti, responsabili delle posizioni organizzative dei Settori Tutela Ambiente e Settori Lavori Pubblici del Comune di Lanciano, succedutisi dal 2000 ad oggi, nonché atti esplicativi concernenti le loro funzioni e/o responsabilità.

LA DISCARICA CHE SI SDOPPIA

La difficoltà delle indagini è stata notevole anche perché la discarica comunale dismessa di "Contrada Serre", comprende in realtà due unità distinte attive, in tempi diversi, tra il 1980 e il 1994. La parte più antica, si trova a monte dell'impianto ed è stata ufficialmente attiva dal 1980 al 1990. Nel 1989 è stato dato inizio alla costruzione di una nuova "vasca di discarica" a ridosso di quella già esistente.
Tuttavia, la non conformità dei lavori di ampliamento alle previsioni progettuali e alle prescrizioni contenute nell'autorizzazione regionale era stata contestata già nel 1990 dal Servizio Ecologico Provinciale di Chieti, con la mancata presunta realizzazione del drenaggio profondo ai piedi della vecchia discarica, come prescritto nell'autorizzazione regionale, e di opere di regimazione delle acque meteoriche lungo il perimetro della parte in costruzione.
L'effettiva chiusura, comunque, è avvenuta nel novembre del 1994 per intervento della Magistratura conseguente ad un ulteriore accertamento del Servizio Ecologico Provinciale per violazioni sui quantitativi dei rifiuti conferiti in discarica.
Successivamente il Comune di Lanciano, inserendo il sito nel programma triennale per la tutela dell'ambiente 1994-1996 ed ottenendo un primo finanziamento dalla regione Abruzzo, iniziò un intervento di messa in sicurezza parziale anziché di bonifica e ripristino ambientale.
Purtroppo neanche tale intervento si è rivelato sufficiente ad isolare la discarica dalle acque di falda, provocandone la contaminazione a causa delle infiltrazioni di percolato dal fondo e dai fianchi del cumulo di rifiuti.

«IL COMUNE INTERVIENE MA I PROBLEMI AUMENTANO»

Dalla riconsegna dei lavori di messa in sicurezza (maggio 2000) l'amministrazione comunale ha avuto la responsabilità della gestione dell'impianto nel periodo di post-chiusura ma, a causa dell'esigua copertura impermeabile della prima discarica, che rende ancora più elevata la produzione di percolato, i problemi sono aumentati.
Pertanto oggi troviamo due dei tre pozzi di captazione ed estrazione del biogas della prima discarica ormai scollegati dall'impianto di combustione, a causa della rottura delle condotte di collegamento, l'impianto di combustione del biogas spento e nell'aria si avvertono forti odori sgradevoli. L'impianto di estrazione e stoccaggio del percolato è inutilizzabile e sono state asportate quasi tutte le pompe.
Ma questo accade anche per la parte più recente della discarica dove il percolato raccolto nei due pozzi posti all'esterno, non venendo più estratto, fuoriesce e va a defluire oltre che nel sottosuolo anche nelle acque superficiali del fosso "Piano dell'Olmo", affluente di sinistra del fiume Sangro.

I RESPONSABILI

Riguardo alle responsabilità circa lo stato di fatto resta da chiarire la posizione della società privata che ha gestito la discarica dal 1989 fino al 2001, in quanto responsabile degli interventi di bonifica sulla prima discarica (area più a monte), mai definiti, nonché della parziale messa in sicurezza dell'intero impianto. Tra l'altro, non sono stati rinvenuti atti o documenti comprovanti, durante tale periodo, le dispersioni del percolato dalla discarica.
L'amministrazione comunale di Lanciano, invece, secondo la Forestale è da ritenere responsabile dell'assenza di manutenzione e monitoraggio post-chiusura dell'impianto. Pertanto entrambi i soggetti sarebbero interessati agli obblighi di esecuzione di interventi di prevenzione, messa in sicurezza e, secondo quanto disposto dal Decreto Ambientale del 2006, di bonifica. Per tale motivo ne sono stati deferiti all'Autorità Giudiziaria gli indagati.
Secondo il Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato «ci troviamo di fronte ad un problema ecologico molto grave che potrebbe rivelarsi esplosivo se i contrafforti della discarica dovessero franare definitivamente: le tonnellate di rifiuti e percolato presenti all'interno potrebbero inquinare il suolo e le acque della valle del Sangro ancor di più di quanto non accada oggi».
Si aspettano ancora i risultati delle analisi sugli ultimi campionamenti, effettuati dall'A.R.T.A., fermo restando l'ingente danno provocato all'ambiente, soprattutto dalle continue dispersioni di percolato nelle acque superficiali e sotterranee.

03/03/2008 9.30