Balneatori, l’impresa turistica tra vuoti normativi e lentezze burocratiche

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Vuoto normativo ma anche sovrapposizione di discipline. Concessioni demaniali ma anche autorizzazioni edilizie e paesaggistiche. Tempi lunghi per l’amministrazione pubblica e necessaria velocità per l’impresa. Una serie di contraddizioni sono state messe in luce ieri nel confronto che ha permesso di fare un po’ di chiarezza tra le Istituzioni nel vuoto normativo che oggi ancora esiste nella materia che disciplina il Demanio marittimo e la gestione delle concessioni balneari.
Di certezze poche se non quelle di rispettare comunque la legge in tempi nei quali la procura di Pescara ha avviato una maxi inchiesta su presunti abusi edilizi e irregolarità che coinvolgerebbero un gran numero di imprenditori turistici che operano in ambito demaniale.
L'incontro si è svolto ieri pomeriggio a Pescara, presso l'Auditorium Petruzzi e che è stato promosso dai balneatori aderenti al Consorzio Imprese Balneari dell'Adriatico (Ciba). Presenti all'appuntamento, moderato dall'avvocato Claudio Angelone, professore dell'Università ‘D'Annunzio', anche il Procuratore Capo della Repubblica Nicola Trifuoggi, l'avvocato Stefano Civitarese, ordinario di Diritto Amministrativo presso l'università ‘D'Annunzio', e il comandante Fabio Ambrosini, responsabile della Direzione Marittima e relazioni esterne.
In platea, invece, tra i balneatori, erano presenti alcuni funzionari del Comune di Pescara tra cui Adele Liberi, Dirigente del settore Demanio Marittimo, e Lanfranco Chiavaroli, dirigente del Suap. In sala anche le delegazioni dei balneatori di Tortoreto e Montesilvano.
Ad aprire il dibattito è stato l'avvocato Angelone che ha posto una serie di interrogativi relativi alla materia dei subingressi, alla possibilità di suddividere il titolo concessorio in più rami d'azienda e, ovviamente, in merito ai cosiddetti ‘abusi' sulla spiaggia.
«In realtà – ha detto Angelone – le leggi esistono, ma esiste pure l'incertezza del rapporto con la pubblica amministrazione e una mancanza di chiarezza nel rilascio delle concessioni. Ovviamente lo sviluppo economico di un'impresa non può prescindere dal rispetto della norma. Il subingresso è previsto nel Codice della Navigazione, quindi è possibile sostituire altri nel godimento della concessione, previa autorizzazione dell'autorità concedente che ha il diritto di verificare il possesso dei requisiti soggettivi da parte del richiedente».
Il professor Angelone ha poi citato una sentenza del Consiglio di Stato, del 2001, «che ha assimilato al subingresso tra eredi la possibilità di dividere una concessione». In merito al rinnovo delle concessioni, invece, il professor Angelone ha ricordato che «la legge regionale dice che fino all'approvazione definitiva del Piano Demaniale comunale non possono essere rilasciate nuove concessioni. Ma i rinnovi non sono nuove concessioni per nuove aree, ma si riferiscono a tutte le ipotesi in cui è modificabile il titolare della concessione stessa. In caso contrario dal 1997 non poteva essere autorizzato alcun subingresso né altre modifiche ».
In merito alla querelle sui presunti abusi sulla spiaggia, il professor Angelone ha ricordato che «gli interventi edilizi sulla spiaggia sono soggetti al doppio binario, ossia l'autorizzazione dell'autorità demaniale, ma, siccome si verificano a 300 metri dalla battigia, sottostanno anche all'autorizzazione paesaggistica».
Sentito l'intervento del Procuratore Trifuoggi che ha esordito affermando «di voler sfatare un mito, ossia che la Procura vorrebbe fare una guerra contro i balneatori. E' falso: la Procura non fa la guerra contro alcuno, ma si limita ad applicare le leggi. Sul nostro Demanio siamo intervenuti solo per casi specifici, non per colpire una categoria; ‘casi' specifici quasi sempre nati per la segnalazione di un privato o delle forze dell'ordine. Sono d'accordo con Angelone – ha proseguito il Procuratore Trifuoggi -: i balneatori svolgono un'attività basilare per la nostra Regione, un'attività da salvaguardare, incentivare, proteggere e regolamentare nel rispetto delle norme che esistono. Si è parlato del doppio binario per le opere che si realizzano sulla spiaggia: da una parte il permesso da parte del ‘padrone di casa', lo Stato; dall'altra c'è la normativa urbanistica che sottopone le aree a 300 metri dalla riva a vincolo paesaggistico, ossia il rilascio dell'autorizzazione edilizia. Si discute su quali sono le opere amovibili o meno: dipende dalla loro destinazione, non esiste una elencazione delle opere ritenute fisse o meno. Ovvio però che le leggi vanno sempre rispettate, da chiunque, anche perché quella dei balneatori è un'attività visibile e quindi soggetta a controlli».
Il presidente del Ciba, Stefano Cardelli, ha già annunciato che «a breve si svolgeranno altri incontri sulle tematiche che più da vicino interessano i balneatori. Tra l'altro constatiamo con piacere che ogni giorno continuano ad aumentare le adesioni al Consorzio».

21/02/2008 8.36