Le associazioni ambientaliste:«nuovi veleni a Piano D’Orta»

Alessandro Biancardi

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BOLOGNANO. Un'altra bomba ecologica potrebbe essere sepolta nel sottosuolo di Piano D’Orta. È quanto hanno denunciato alla procura della Repubblica di Pescara le associazioni Italia nostra, Mila Donnambiente, Ecoistituto Abruzzo e Mare vivo.
La denuncia di un nuovo probabile sito contaminato è stata inserita all'interno di una costituzione di “persona offesa” che le associazioni hanno presentato contestualmente per inserirsi all'interno del procedimento penale aperto dalla locale procura che sta indagando sui misteri e i veleni di Bussi.
Il nuovo sito inquinato, come ha denunciato Giovanni Damiani, si troverebbe all'altezza del ponte della Tiburtina che scavalca il fiume Orte, nei pressi del bivio.
«Alcune settimane fa dei residenti ci hanno segnalato», ha spiegato Damiani, «come nei pressi del ponte vi fossero delle antiche cave che alcuni decenni fa potrebbero essere state riempite con materiale tossico proveniente da Bussi».
Dunque, si tratterebbe a tutti gli effetti degli stessi materiali e degli stessi veleni provenienti dai vecchi stabilimenti del polo chimico che esiste da oltre un secolo. I racconti dei testimoni si riferirbbero comunque a fatti avvenuti almeno due deceni fa.
Il sito che potrebbe essere esplorato dagli uomini della forestale nei prossimi giorni non sarebbe molto distante da quello della ex Montecatini scoperto lo scorso mese di giugno le cui analisi hanno evidenziato presenze imponenti di veleni nel terreno e probabilmente nelle falde acquifere.
Con questo sito salirebbero in totale a 7 i siti contaminati scoperti.
Le associazioni hanno poi spiegato le ragioni per cui hanno deciso di entrare a tutti gli effetti nel procedimento penale e che, una volta concluse le indagine, potrebbero costituirsi parte civile e dunque richiedere una risarcimento del danno ambientale.
«Attraverso tale iniziativa», ha spiegato l'avvocato Veronica Dini, «vogliamo perseguire il fine di ottenere l'accertamento dei gravissimi fatti di inquinamento che interessano l'aria di Bussi e di Pescara e l'individuazione dei relativi responsabili. In particolare crediamo che i cittadini ritengono doveroso verificare il danno ambientale arrecato al territorio in cui vivono e precisarne le dimensioni, individuare eventuali possibilità di ripristino ambientale e quantificare il pregiudizio subito, sotto il profilo ambientale, sanitario, sociale ed economico».
Sotto questi profili le associazioni hanno già raccolto un'ampia documentazione ed hanno costituito già da tempo un gruppo di esperti che sta collaborando con il titolare delle indagini, il pubblico ministero Aldo Aceto.
La partita vera e propria dunque si potrebbe svolgere su due importanti fronti: quello del riconoscimento del danno ambientale con il relativo risarcimento come nei casi che hanno fatto scuola di Porto Marghera o del Lago Maggiore.
Altro aspetto fondamentale è quello di capire che cosa in realtà non abbia funzionato in tutti questi anni nella filiera degli enti pubblici e, dunque, scoprire quali siano state le omissioni e chi sono i responsabili.
20/02/2008 12.58