Di Martino:«sul centro oli disinformazione e sciacalli della politica»

Alessandro Biancardi

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Di Martino:«sul centro oli disinformazione e sciacalli della politica»
L'INTERVISTA. ORTONA. A pochi giorni dalla nuova conferenza di servizi convocata per discutere delle analisi prodotte dall’istituto Mario Negri Sud abbiamo rivolto alcune domande a Remo Di Martino, presidente del consiglio comunale e già assessore nel Fratino 1. L’amministrazione comunale negli ultimi otto anni si è sempre detta favorevole allo sfruttamento petrolifero del territorio. Negli ultimi tempi però è stata pesantemente attaccata nel momento in cui bisognava passare ai fatti. (Nella foto: Fratino a sinistra, Di Martino a destra)
Di Martino senza peli sulla lingua (come suo solito) ne ha per tutti: ex colleghi politici, gli avversari, i comitati spontanei i trasformisti e l'immancabile stampa che ha amplificato «la disinformazione». Ma qui non si parla di «antipolitica» ma a sentire Di Martino solo e sempre di interessi più che privati di persone che cercano di tirare più acqua al proprio mulino. Qualunque esso sia.


Il Centro Oli è diventato un caso regionale: praticamente tutti i giorni si parla di Ortona, sulle prime pagine... la cosa non era riuscita nemmeno quando si è puntato tutto sul turismo religioso e sull'Apostolo Tommaso (le cui spoglie sono in città)...
Perché tutto questo clamore?

«Povero San Tommaso in pochi sapevano che era a Ortona da 750 anni. Adesso che l'Opera Romana pellegrinaggi lo ha messo nei suoi percorsi turistici religiosi, alla pari di Santiago di Compostella, le cose cambieranno.
Straordinario. Per lui ho rischiato anche la vita. Infatti, sono stato a Edessa, in pieno Kurdistan Turco, dove ho conosciuto padre Andrea Santoro, poi ucciso dai fondamentalisti islamici».

E il Centro Oli?
«Ho l'impressione che ad arte si è fatta solo della demagogia per ottenere il consenso della gente che è stata male informata.
Se fossero in buona fede i politici che solo oggi si strappano le vesti dovrebbero ricordare che furono loro a chiedere nel 2001 a Roma (leggete il verbale per vedere chi c'era in prima fila proprio D'Alfonso e Di Stefano) che l'Eni non abbandonasse il territorio. Le stesse persone sono quelle che poi hanno fatto finta di non sapere che l'Eni, in quella località stava scavando dei pozzi non per trovare il vino…».

Vuole dire che se uno scava pozzi prima o poi qualcosa ci dovrà pur fare?
«Certo mi pare logico.
Si è parlato per mesi di oro nero, il giacimento poi è stato ridimensionato ma comunque all'epoca tutti erano d'accordo per proseguire. Non sapevano che poi si sarebbe dovuto mettere in produzione quei pozzi?
Oggi siamo ancora su quella strada ma molti hanno cambiato idea… ».

“Gente male informata” ha detto. Allora parliamo di comunicazione.
Non crede che il malumore anche violento sia in qualche modo imputabile alla gestione della comunicazione sulla vicenda, se vuole trasparenza amministrativa? Il Comune ha qualcosa da rimproverarsi in merito?

«Sono d'accordo che non vi è stata corretta comunicazione, ma non certo mancanza di trasparenza amministrativa.
Le carte hanno viaggiato per la Regione, per la Provincia, per l'Arta e poi per il Comune per anni. Tutti quelli che hanno dovuto esprimere il parere a monte hanno organi politici che erano perfettamente informati su quello che stavano facendo i tecnici.
Come si fa a dire che non c'è stata trasparenza se l'Arta, il cui presidente è un Verde tra i più importanti in Abruzzo, esprime un parere favorevole e sta zitto?
Chi era contrario -dal semplice consigliere comunale, a quello regionale- avrebbero potuto fare le copie del progetto Eni e farci tutto quello che volevano.
Compresi quei consiglieri comunali che facevano parte della precedente amministrazione Fratino, di destra e di sinistra, che avevano l'obbligo di sapere. Eppure solo adesso si strappano le vesti».

…dunque trasparenza totale?
«La trasparenza è stata totale anche nella ultima fase quando nei mesi agosto e settembre come Presidente del Consiglio ho sentito tutti: dall'Eni ai sindacati, al comitato Natura verde, per far decidere il consiglio in piena libertà. Chi afferma che non c'è stata trasparenza deve dire a cosa si riferisce con precisione».

L'Eni però non è quasi mai intervenuta…
«Ritengo che l'Eni abbia adottato una tattica rinunciataria e non mi spiego il perché. Avrebbe potuto replicare almeno dal punto di vista tecnico, molto prima ma non lo ha fatto. E' stata una strategia sbagliata che ha esposto il sindaco e me, al fuoco anche amico».

Tutta questa storia ha qualcosa a che fare con il crescente sentimento di antipolitica?
«L'antipolitica non c'entra nulla se non per il fatto che non solo la destra e la sinistra hanno voluto cavalcare il malcontento ma anche coloro che pensando di strumentalizzare l'antipolitica, vogliono trarne vantaggio nel dire che è la politica che vuole il centro oli».

Mi fa l'elenco (il più possibile completo) di chi è d'accordo affinchè si costruisca il centro oli? Non le sembra che siano molti di più quelli contrari e che in una democrazia debba sempre prevalere il "volere" di molti?
«La domanda è capziosa. Innanzitutto sarebbe necessario capire perché ci sono i contrari».

Questo, qualcuno, sta cercando di farvelo capire, però...
«Io vivo ad Ortona con la mia famiglia ed i miei figli, qui ho da mia madre che 92 anni all' ultimo nipotino che ha un anno, e siamo, solo di famiglia, oltre 40. Il motivo per il quale dovrei essere contrario e perché fa male alla salute.
E sarei un pazzo se facessi del male a me ed ai miei familiari. Ma se mi hanno spiegato scienziati e tecnici di primo ordine, in tutti i modi, che non fa male, mi fido e sono tranquillo.
Anzi fa meno male di certe cose che esistono e che gli altri fanno finta di non vedere, mi preoccupo per quelli che sono contrari, punto. Certo non mi faccio portare a spasso da chi prima era favorevole e adesso dice di essere contrario.
Potrei rispondere comunque alla domanda dicendo che, quando mi capita di spiegare le cose come stanno, realmente, di contrari non ne trovo più nessuno».

L'elenco però non melo ha fatto.
Oltre i ricorsi amministrativi è stata aperta anche una inchiesta penale: secondo lei come e perché è partita?
«Se qualcuno, sparando alla cieca, ha scritto al Procuratore della Repubblica che un soggetto ha un interesse diretto nelle vicende, è stato un atto dovuto. E' la procedura penale che lo prevede.
Anche se arriva una lettera nella quale si afferma che stanno per rubare San Tommaso si apre un fascicolo, per restare all'argomento ben più importante del centro oli.
Forse un fascicolo penale però avrebbe dovuto aprirsi anche su chi ha commesso il reato di procurato allarme, art. 658 del codice penale, dicendo che l'Eni aveva detto il falso e che secondo il Mario Negri sud l'inquinamento sarebbe stato di quaranta volte superiore a quello dichiarato.
Anche perché chi ha fatto queste affermazioni ha nome e cognome e non è certo un ambientalista o di Natura verde ma fa parte di una istituzione».

Ragionando per assurdo quali condizioni devono maturare affinchè davvero il progetto venga abbandonato?
«Viviamo in un paese dove vige il principio della certezza del diritto.
In pieno diritto un progetto ritenuto strategico nazionale, ha avuto tutte le autorizzazioni che la Legge prevede per la sua approvazione, anche quelle che poste a salvaguardia della salute pubblica, solo il titolare di quel progetto può ritirare la domanda, se lo ritiene opportuno, necessario o semplicemente se gli garba.
Altre strade non fanno parte di uno stato di diritto.
Ad ogni buon conto se l'Eni se ne dovesse andare spero che gli stessi movimentisti facciano in modo che dal porto scompaia tutto quello che ha a che fare con petrolio e che ha segnato la storia degli ultimi 40 anni».

Quanti dipendenti avrà il centro oli. Quante persone lavoreranno nell'indotto?
«Se non ricordo male per la costruzione e per circa due anni dovrebbero essere occupati dalle 300 alle 400 persone. Poi a regime dovrebbero essere 25-30. Ma non mi ha chiesto che cosa avrebbe il comune in cambio».

Allora glielo chiedo.
«Quasi 6 milioni di euro subito e circa 1milione per vent'anni. Non è poca cosa per chi deve amministrare una città di 25 mila abitanti».

Immagini di rimanere chiuso nell'ascensore con le persone che le hanno ammazzato i due cani per ritorsione circa la sua posizione assunta nella vicenda. Guardandoli negli occhi che cosa direbbe loro?
«Li ho già perdonati, come ho perdonato chi imbrattò i miei manifesti, chi ha danneggiato la mia autovettura, chi per anni è stato vicino a me e adesso spara zero sul mio conto, chi mi ha offeso e minacciato in consiglio comunale, chi ha mandato lettere di minacce a me ed ai miei figli.
Sono cristiano credo nel perdono. Porgo anche l'altra guancia a condizione che chi vuole dare un'ulteriore schiaffo si faccia vedere».

Il conflitto di interessi (Marrollo-Fratino) quanto ha inciso e incide sulle posizioni assunte. E davvero una cosa irrilevante?
Come fugare i sospetti dei malpensanti?
«Potrei essere vago e lasciare qualche dubbio sul conflitto di interessi dicendo “ma…; non so …; si deve studiare….”.
Se fossi come gli altri potrei approfittare della altrui disgrazia e, in questo caso, del fatto che il conflitto riguarda Fratino. Non è così e lo affermo con forza».

Dunque non esiste alcun conflitto di interessi?
«E' la più grande stupidaggine che si possa sostenere.
Un progetto strategico nazionale, con il petrolio che costa cento dollari al barile, che si trova nel proprio territorio non entra in conflitto con un operatore portuale che lavora da cinquantanni o con uno dei più grossi imprenditori abruzzesi com'è Marrollo.
L'Eni ho avuto la possibilità di constatarlo se ne frega di Fratino e di Marrollo. Anche in questo caso chi parla dovrebbe dire prima a cosa riferisce il conflitto, in modo che chi è interessato si possa difendere».

Noi però lo abbiamo detto e documentato e si riferisce al consorzio di imprese…
«Il consorzio CIA del quale fanno parte Marrollo ed una società di gru di Fratino, è nato proprio quando si voleva nel 2002 convincere l'Eni a non andare via e dare, prima una forza e poi una speranza a tutti quelli che nell'indotto lavorano. Ironia della sorte il vero conflitto di interessi è che gli imprenditori e gli operai sono sulla stessa posizione, come è avvenuto nella manifestazione in piazza favore del centro oli, ma nessuno li difende più».

E' però vero che Fratino ha avuto sempre un atteggiamento sfuggente sull'argomento…
«Posso dire che non sono d'accordo sulla posizione assunta dal Sindaco Fratino che stando zitto ha alimentato con il silenzio il sospetto.
Al sindaco di una delle città più inquinate d'Italia con un cementificio nella cerchia urbana, nella quale i cittadini bevono acqua inquinata, che partecipa alla campagna elettorale di Coletti a Ortona, avrebbe dovuto rispondere subito e per le rime.
E dirgli anche che almeno due consiglieri del Pd di Ortona sono favorevoli al Centro Oli. Così come avrebbe dovuto rispondere al consigliere regionale di destra che rappresenta i consiglieri comunale di Ortona che hanno votato a favore del centro oli o a quello di sinistra, che pretende di far cambiare idea a Del Turco».

Lo so, ci sarebbero tante altre cose da approfondire, forse lo abbiamo già fatto, di sicuro continueremo a farlo…
«La ringrazio per lo spazio concessomi e so già cosa accadrà: nei vari blog si scatenerà la caccia a Di Martino. Mi dispiace solo se, come credo, traviseranno anche il fatto che almeno Lei ha provato a fare un po' di chiarezza e mi dispiacerebbe se ne pagasse le conseguenze».

No, la prego non si preoccupi di me: io faccio solo domande…
«Vede in questo particolare momento della vita sociale si sono invertite le cose. Chi fa il proprio dovere deve dimostrare di essere onesto ed in buona fede perché i disonesti e quelli in male fede vengono immediatamente creduti».

Chi fa il proprio dovere di sicuro fatica e produce… alla lunga si vedrà… il tempo è galantuomo. Buona amministrazione a lei.

Alessandro Biancardi 09/02/2008 14.13