Traversine al creosoto: una relazione ignorata parlava della loro tossicità

Alessandro Biancardi

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IL CASO. SPOLTORE. Le parole centrali di questo problema sono: "traversine al creosoto". Le traversine sono gli assi di legno che le ferrovie dello Stato utilizzavano per poggiare i binari che venivano imbullonati per fornire stabilità. Il creosoto invece è una sostanza derivata dal petrolio che serviva a rendere "impermeabile" agli agenti atmosferici il legno delle traversine che altrimenti si sarebbero deperite nel giro di pochissimi anni.  LA RELAZIONE: TRAVERSINE FERROVIARIE IN LEGNO - NORME TECNICHE DI GESTIONE

IL CASO. SPOLTORE. Le parole centrali di questo problema sono: "traversine al creosoto". Le traversine sono gli assi di legno che le ferrovie dello Stato utilizzavano per poggiare i binari che venivano imbullonati per fornire stabilità. Il creosoto invece è una sostanza derivata dal petrolio che serviva a rendere "impermeabile" agli agenti atmosferici il legno delle traversine che altrimenti si sarebbero deperite nel giro di pochissimi anni.


 LA RELAZIONE:
TRAVERSINE FERROVIARIE IN LEGNO - NORME TECNICHE DI GESTIONE


E' però successo tempo fa che a Spoltore venissero prima accantonate per molti mesi e poi utilizzate addirittura per costruire due parchi cittadini.
Qualche giorno fa la questione è tornata di prepotente attualità proprio per le conseguenze nocive sull'ambiente che lo stoccaggio non regolare ha potuto produrre su quei terreni.
Il Pm Aldo Aceto (lo stesso che indaga sulla discarica abusiva di Bussi e sui veleni nell'acqua) ha ordinato la rimozione delle traversine per l'altissima tossicità.
Mentre la vicenda giudiziaria cerca di dipanare una matassa intricata per arrivare ai responsabili dell'avvelenamento ambientale, si pensa già alla bonifica dei terreni.
Come al solito si parla di cifre enormi a carico della collettività.
Ma per quale ragione dovrebbero essere spesi soldi pubblici per un errore di qualcuno che al tempo -per motivi che sarà la magistratura a
decidere- ha fatto depositare in quei luoghi materiale speciale che andava invece smaltito secondo precise regole?
Questo il punto centrale.
Anche perché sappiamo che l'allora sindaco Donato Renzetti aveva ricevuto in maniera informale una dettagliata relazione che metteva nero su bianco obblighi per l'amministrazione comunale e rischi concreti che sarebbero derivati dall'utilizzo di quelle traversine dismesse.
Sembrerebbe di capire che le norme fossero già chiare all'epoca dei fatti.
L'attuale presidente della Gtm, Renzetti, però facendo fede su alcuni pareri degli enti preposti proseguì nel suo intento di costruire i parchi cittadini con le traversine tossiche senza curarsi più di tanto di una relazione mai presentata in maniera ufficiale.
La relazione tecnica fu preparata da Pasquale Di Silvestre, consulente ambientale, che per «spirito civico» decise di approfondire nel dettaglio un tema che già conosceva molto bene e siccome c'era un rapporto di amicizia con l'allora sindaco Renzetti gli sottopose la relazione senza mai protocollarla.
«Le circostanze che mi spinsero a produrre il documento e portarlo a conoscenza degli interessati (sindaco, presidente del consiglio ed assessore ai lavori pubblici)», spiega oggi Di Silvestre a PrimaDaNoi.it, «fu dettato principalmente dalla conoscenza delle problematiche attinenti la corretta gestione dei rifiuti e bonifiche dei siti inquinati, nonchè dai rischi oggettivi che tale intervento rischiava di produrre».
«Mi ringraziarono (come cittadino) per l'interessamento», spiega il tecnico, «ma loro avevano "le carte in regola, si erano già espressi in merito altri enti, Usl, Ministero della sanità, Forestale i quali avevano certificato l'idoneità delle traversine per la realizzazione dei parchi", mi dissero e questo avrebbe dovuto dimostrare l'enorme interessamento avuto nei confronti della salute pubblica».
Ma dopo averla ringraziata lei provò ad insistere ancora?
«Senza peccare di presunzione, mi permisi di obbiettare e feci richiesta informale (nel loro interesse) di verificare il contenuto delle certificazioni ricevute», dice Di Silvestre, «"non c'è problema, ti faremo avere i certificati", mi risposero quando cercai di leggere nel dettaglio i pareri degli enti».
E qui Di Silvestre racconta del solito ostruzionismo verso la conoscenza di atti pubblici che è poi risultata ben nota da un anno a questa parte con l'esplosione dello scandalo dell'acqua inquinata.
Più volte infatti il Wwf ha denunciato le difficoltà nel reperire la documentazione pubblica da enti come Regione, Asl, Arta, Ato e Aca.
Qualcosa di simile capitò anche al tecnico ambientale, a quell'epoca solo ma portatore di una verità che si sarebbe potuta conoscere per tempo.
«Comunque, per onore di cronaca», aggiunge, «quei certificati che assicuravano che tutto era a posto li ho letti (non certo per merito di chi era obbligato a fornirmeli) quando la vicenda dopo diversi mesi è diventata di pubblico dominio, e purtroppo ho constatato che quei certificati dicevano tutto ed il contrario di tutto, leggerli in tempo avrebbe certamente evitato un danno enorme nei confronti dell'ambiente e dei cittadini che dovranno concorrere alla bonifica del sito».
Non disponiamo purtroppo di quei certificati e non possiamo per ora dire se effettivamente il loro contenuto fosse davvero ambiguo.
Quel che ci risulta molto chiaro è che più volte –sempre in seguito allo scandalo dell'acqua inquinata- sono stati presentati documenti contraddittori o "tranquillizzanti" della Asl che era tenuta al controllo della salute pubblica e che invece è sembrata più volte distratta o superficiale (molte sostanze tossiche nell'acqua erano già conosciute ma la Asl non le cercava nelle sue analisi).
Ma se è vero che i certificati "ufficiali" asserivano che era tutto a posto e non vi era alcun pericolo per la salute, si può parlare di "superficialità" della passata giunta (e del sindaco responsabile della salute) per non aver approfondito la relazione "informale" e gratuita presentata solo per spirito civico?
Probabilmente anche su questo sarà la magistratura a decidere.

Di seguito pubblichiamo la relazione integrale di Di Silvestre che nella parte finale scrive:«Per quanto sopra esposto appare estremamente chiaro che tali traversine non possono essere assolutamente utilizzate per recuperi ambientali, nè tanto meno essere utilizzate quale arredo e/o materiale da costruzione in giardini pubblici a stretto contatto con i bambini e la cittadinanza».

07/02/2008 9.38

LA RELAZIONE
TRAVERSINE FERROVIARIE IN LEGNO
NORME TECNICHE DI GESTIONE

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LA RELAZIONE

TRAVERSINE FERROVIARIE IN LEGNO
NORME TECNICHE DI GESTIONE

Le traversine in legno, come materiale ingegneristico, sono state largamente utilizzate dalle Ferrovie Dello Stato per la costruzione delle linee ferroviarie . Ultimamente le stesse sono sostituite da altre traversine in cemento precompresso.

Le traversine in legno , una volta rimosse dal tracciato ferroviario per essere sostituite, possono essere ( qualora il gestore le reputi ancora idonee) utilizzate per la stessa funzione in altre tratte ferroviarie. Necessita , a tal uopo , un programma aziendale per il loro riutilizzo, altrimenti un eventuale ammasso/stoccaggio per un periodo superiore ai 2 mesi ovvero ai 10 mc. , configura il reato di deposito incontrollato ovvero di Discarica di rifiuti ( nella fattispecie Pericolosi ) senza idonea autorizzazione ( art. 51 , 2° e/o 3° comma D.lgs. 22/97 e succ. mod. ed int.). Inoltre , l'eventuale ammasso temporaneo nei limiti quantitativi sopra esposti , va effettuato nel rispetto delle norme tecniche che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in esse contenute e nel rispetto delle norme che disciplinano i criteri di imballaggio ed etichettatura dei rifiuti pericolosi.

Le traversine ritenute dal gestore non più idonee al suo uso primario , e quindi oggettivamente abbia deciso di disfarsene e/o abbia l'obbligo di disfarsene, a rigore di legge ,sono da considerarsi rifiuti.
Tali traversine , considerate dal produttore rifiuto, vanno smaltite nel pieno ed incondizionato rispetto della normativa attinente la gestione dei rifiuti.

E' bene ricordare che, con l'entrata in vigore il 01/03/1997 del D.lgs. n° 22 del 05/02/1997 ( Decreto Ronchi) , le traversine in legno dismesse erano considerate rifiuti speciali non pericolosi con l'attribuzione del Codice Europeo Rifiuti CER 17.02.01, nonostante le stesse fossero impregnate di Creosoto ( sostanza ottenuta dalla distillazione del catrame di carbon fossile), un preservante contro le aggressioni atmosferiche e l'attacco di insetti e parassiti. E che con successivo D.M. 05/02/1998 normativa tecnica per il riutilizzo in regime semplificato(art. 31 e 33 D.Lgs. 22/97) dei rifiuti non pericolosi, al punto 9.3 se ne contemplava il recupero attraverso il reimpiego nelle strutture ferroviarie per scopi diversi da quello originario quali passatoie, barriere di contenimento ed in altre attività come palizzate, paravalanghe, contenimenti di strade, di terrapieni , ed opere di sfruttamento forestale. In ogni buon caso la norma prevedeva , tenuto conto evidentemente che il Creosoto fosse comunque una sostanza Pericolosa, che il contenuto di tale sostanza non potesse superare i 250 gr./Kg. in peso, e che le Traversine dovessero essere contrassegnate con marchio indelebile indicando il divieto di utilizzo come combustibile domestico. Ed era altresì vietato il loro utilizzo per fabbricare imballaggi che potessero entrare in contatto con prodotti destinati all'alimentazione umana e/o animale.
Alla luce di quanto sopra esposto, in virtù di tale ultimo D.M.
05/02/1998 che prevedeva il loro riutilizzo, si obbligava ( prima della posa in opera), il produttore del rifiuto e/o il riutilizzatore, a farsi approvare dalla Provincia competente sul territorio un progetto che contemplasse in maniera dettagliata tutti gli aspetti progettuali ed ambientali (art. 31 e 33 D.lgs. 22/97 ).
Considerando altresì , la dinamicità con la quale variano le norme che disciplinano la gestione dei preparati pericolosi ,del loro imballaggio ed etichettatura, nonché dello smaltimento dei rifiuti, quanto detto precedentemente sul riutilizzo delle Traversine nel 2001 viene a decadere.
Infatti , nel 2001 la Comunità Europea riconosce l'estrema pericolosità del Creosoto e ne vieta il suo utilizzo. E' appena il caso di far osservare che lo IARC di Lione ( Francia) , organo tecnico che ha compilato varie schede di prodotti Pericolosi, quando parla del Creosoto lo definisce composto cancerogeno di seconda categoria ( cioè la sua cancerogenicità è del tutto certa) e che , per contatto induce senza dubbio alcuno il tumore. Al riguardo bisogna aggiungere che ci sono studi recenti che provano la cancerogenicità del Creosoto anche per inalazione.
Inoltre a far data 01/01/2002, con l'entrata in vigore dei nuovi codici CER a seguito della Decisione 2000/532/CEE e succ. mod. e int.
, le traversine ferroviarie in legno venivano riclassificate con codice CER 17.02.04 ( rifiuto Pericoloso) codice che sta ad indicare "
vetro, plastica, legno contenenti sostanze pericolose o da esse contaminate" e rifiuti da operazioni di costruzione e demolizione.
Quindi da tale data , le traversine, che come detto sono impregnate con creosoto , composto fenolico pericoloso , sono da considerarsi rifiuto speciale pericoloso, quindi non più riutilizzabile ai sensi del punto 9.1 del D.M. 05/02/1998 e né tantomeno lo si vede ricompreso nelle tipologie di rifiuti pericolosi destinati al recupero ai sensi del D.M. 161 del 12/06/2002.

E bene inoltre notare che, la Decisione 2000/532/CEE per l'attribuzione della Pericolosità a tale tipologia di rifiuto, considerata tra l'altro , anche la sua ecotossicità H 14 non consente nessuna possibilità analitica che possa comprovare il contrario. Il rifiuto, in quanto contaminato da tale sostanza è Pericoloso a prescindere.
Va precisato altresì , che il Creosoto oltre ad essere cancerogeno , è altamente infiammabile . E v'è di più, anche se tale sostanza è scarsamente solubile, le analisi sul suolo dove erano collocate le traversine in questione , hanno evidenziato la presenza di tale composto, ciò sta a significare che a lungo termine sicuramente avviene un rilascio ( percolazione) nel terreno sottostante , aumentando certamente il rischio per l'ambiente ed una eventuale
contaminazione della falda acquifera , a tal proposito , è bene
considerare quanto dettato nei dati ambientali della Scheda Internazionale di Sicurezza ICSC n. 0572 "la sostanza è tossica per gli organismi acquatici. Questa sostanza può essere pericolosa nell'ambiente; una attenzione particolare deve essere posta a contaminazione del suolo, contaminazione della falda profonda. Si raccomanda vivamente che questa sostanza non sia immessa nell'ambiente" . Va parimenti detto che il Creosoto, con l'innalzamento della temperatura a circa 20° centigradi, essendo particolarmente volatile accelera la sua evaporazione con grave rischio per la salute.
Per quanto sopra esposto appare estremamente chiaro che tali traversine non possono essere assolutamente utilizzate per recuperi ambientali, ne tantomeno essere utilizzate quale arredo e/o materiale da costruzione in giardini pubblici a stretto contatto con i bambini e la cittadinanza.
Anche la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito al riutilizzo di tali manufatti in legno. Infatti , con Sentenza della III Sez. Penale del 26.05.2004 n.23988 ha affermato che le traversine una volta dismesse vanno Classificate come Rifiuti Pericolosi in quanto precisa testualmente non sussiste " …la fondamentale condizione dell'assenza di pregiudizio per l'ambiente".
In conclusione , le traversine ferroviarie in legno impregnate con Creosoto non possono essere riutilizzate e vanno smaltite come Rifiuti Pericolosi in appositi impianti debitamente autorizzati.


Di Silvestro Pasquale (Consulente ambientale)