Asl Pescara. Mazzocca: «c'è l'impegno su precariato e strutture»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Nella mattinata di ieri si è svolta la riunione del Comitato ristretto dei sindaci della Asl di Pescara, presieduta dal sindaco Luciano D'Alfonso a cui hanno partecipato anche l'assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca e il manager dell'Asl di Pescara Balestrino. TICKET. LA UIL:«ABOLIRE SUBITO QUESTA CONTRADDIZIONE INSOPPORTABILE» PROTESTANO I PARENTI DEI PAZIENTI CURATI A GIGNANO (AQ)
Diversi i temi affrontati, a partire dalla situazione del conto economico a livello regionale, con la notizia riferita dall'assessore Mazzocca dell'iscrizione nel bilancio di previsione
2008 di 2 miliardi e 130 milioni di euro, rimessi dal Cipe all'Abruzzo per le spese dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza).
L'analisi della situazione ha riguardato anche le strutture ospedaliere che potranno godere della cifra di 3 milioni di euro da destinare all'ammodernamento delle attrezzature e alla costituzione dei Dipartimenti.
E' stato inoltre fissato nella rete ospedaliera a 5.850 il numero complessivo di posti letto a livello regionale l'offerta è suddivisa in 3,5 posti letto per 1.000 abitanti da destinare agli "acuti" e a 1 posto letto per 1.000 abitanti relativo a lungodegenza e riabilitazione.
Tale processo aprirà la strada verso la trasformazione in ospedali del territorio, ha illustrato l'assessore Mazzocca:«un'organizzazione perfettamente efficiente nelle dimensioni consone ai nuovi scopi ad essi attribuiti, con la possibilità di abbattere i costi dei ricoveri ospedalieri (ma non per la terapia intensiva)».
Una trasformazione che verrà attuata con la contemporanea presa in carico di pazienti in "day hospital", "day service" e "day surgery".
Su istanza del sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso e dei rappresentanti della Commissione Consiliare Sanità si è fatta effettiva chiarezza sul progetto relativo alla sanità pescarese, che territorialmente resta la Asl con maggiori posti letto rispetto alle altre, 4,5 per 1.000 su una media di 3,5 per 1.000.
In merito a tale presa di posizione, il sindaco ha ottenuto l'impegno dell'assessore a sostituire in prospettiva il precariato attualmente in essere, attraverso concorsi e avvisi pubblici.
Sulla situazione dell'ospedale di Pescara l'assessore ha confermato la disponibilità a collocare a Pescara la Tac Pet in tempi brevissimi, in questo recependo l'indirizzo manifestato dal Consiglio Comunale e dalla Commissione Sanità. Il passo successivo sarà contenuto in un documento che verrà redatto nei prossimi giorni.
Dialisi e Nefrologia mantengono l'attuale situazione, per il reparto di Cardiologia si procederà per un'organizzazione migliore in termini di potenziamento delle risorse umane, strutture e attrezzature. Ancora, si disporrà a Pescara il trasferimento per i posti letto di lungodegenza che oggi è ospitata presso la Rsa di Città Sant'Angelo.
Sul tavolo della discussione si è posta anche l'apertura al progetto di aziendalizzazione degli ospedali Pescara-Chieti, un processo su cui l'assessore Mazzocca si è detto pronto a discutere.
Il consigliere Dogali, ha poi esposto una proposta di legge regionale sul ruolo dei Comuni nella redazione del piano sanitario, che prevede per gli Enti una delega relativa alla gestione dell'aspetto sociale di proposta e controllo.

I DUBBI DI ALBORE MASCIA (AN)

«Gli 800 precari dell'ospedale civile saranno mandati presto a casa, gli investimenti in tecnologia sono previsti, ma non si sa quando verranno realizzati e, soprattutto, i malati dovranno abituarsi a reparti chiusi, accorpati o ridotti alla semiparalisi per l'assenza drammatica del personale. In sostanza, la penalizzazione e mortificazione dell'ospedale civile di Pescara continuerà con l'applicazione del Piano Sanitario regionale e dell'atto aziendale».
E' questo il commento del Consigliere comunale di Alleanza Nazionale Luigi Albore Mascia, Vicepresidente del Consiglio.
Secondo Mascia «l'incontro è stato deludente e, se possibile, ha aggravato le nostre preoccupazioni. E' però sin troppo facile oggi voler amministrare e ridurre le perdite (che per fine 2008 dovrebbero arrivare a 38 milioni di euro, e a 4 milioni di euro per il 2009) semplicemente tagliando personale e servizi a destra e a manca. In questo caso non siamo di fronte a una 'programmazione', ma a una logica che sforbicia senza pensare alle conseguenze».
Hanno dunque ragione, secondo il consigliere Albore Mascia, «i primari dei vari reparti che, intervenendo alle ultime sedute della Commissione Sanità hanno lanciato un grido di dolore denunciando carenze di personale e di strutture. E' vero: è giusto fare i concorsi per reperire infermieri, ma nell'attesa che i concorsi giungano a termine, la realtà è che il nostro ospedale sarà privato di 800 unità lavorative svuotando completamente i reparti, allungando le liste di attesa, e a pagare saranno i malati lasciati privi di assistenza».

01/02/2008 9.59

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TICKET. LA UIL:«ABOLIRE SUBITO QUESTA CONTRADDIZIONE INSOPPORTABILE»

ABRUZZO. E dopo i trionfalismi “mazzocchiani” arrivano anche le critiche di qualcuno con la memoria lunga che ricorda come le reiterate promesse di abolizione del ticket siano state tutte disattese ormai da mesi.
«La Giunta Regionale non ha mantenuto l'impegno di cancellare i ticket farmaceutici dal 1° maggio 2007», ricorda la Uil di Roberto campo. «Colpa del Governo che non glielo ha permesso? Probabilmente è anche così. Certo è che la Regione non ha fatto la sua parte. Difficile credere che la Giunta Regionale abbia posto con determinazione il problema al Governo nazionale, quando nei suoi documenti ufficiali di programmazione non ha voluto nemmeno richiamare l'accordo fatto con il Sindacato per la loro eliminazione. Ancora oggi, infatti, il gettito proveniente dal ticket farmaceutico è contabilizzato nei documenti finanziari della Regione come voce di entrata addirittura fino a tutto il 2009. Alla gravità del non rispetto dell'accordo, con conseguente perdita di credibilità per chi non mantiene gli impegni che prende», dice Campo,«si aggiunge il dato abnorme di un ticket scattato come misura di compartecipazione per coprire una spesa farmaceutica debordante che resta in vigore anche dopo che la spesa è tornata nei limiti, anche grazie alle misure alternative di contenimento e risparmio concordate con il Sindacato e le associazioni dei medici. Questo ticket si è dunque trasformato in un balzello a prescindere, simbolo di un risanamento che troppo spesso grava sui soggetti più deboli, mentre è troppo timido nel rimuovere privilegi e feudi».
Tassativo anche Marco Gelmini segretario di Rifondazione Comunista che proprio perché «tutti gli obiettivi sono stati raggiunti» ne chiede l'abolizione.

01/02/2008 11.02
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PROTESTANO I PARENTI DEI PAZIENTI CURATI A GIGNANO (AQ)

L'AQUILA. Trasferimenti che potrebbero incidere pesantemente con il fragile stato psicologico dei pazienti e malati di mente.
Con questa motivazione il comitato dei parenti sta cercando di sensibilizzare istituzioni ed enti per bloccare i trasferimenti, già in atto, dei malati della struttura di Gignano.
Secondo i parenti tali trasferimenti in case di cura meno attrezzate violerebbe anche una sentenza del 96 della Corte di Cassazione che afferma:«In realtà, riguardo ai malati mentali cronici, come ha già affermato questa Corte (sent. 1003/93) si deve solo accertare se in loro favore, oltre alle prestazioni socio-assistenziali, siano erogate prestazioni sanitarie, ovvero sia prestata soltanto una attività di sorveglianza o di assistenza non sanitaria. Solo in questo secondo caso l'attività si potrà considerare di natura socio-assistenziale, e pertanto estranea al servizio sanitario nazionale.
Poiché, con accertamento di fatto incensurabile in questa sede, la Corte territoriale ha accertato che nella specie al soggetto ricoverato, affetto da malattia psichica cronica, venivano erogate prestazioni sanitarie (somministrazione continua di farmaci diretti a controllare le crisi di aggressività), nessun dubbio può sorgere sulla qualificazione del ricovero di cui si tratta come attività socio-assistenziale di rilievo sanitario di competenza delle USL».
Per i parenti lo smembramento del gruppo di pazienti che da anni vive insieme provocherebbe ripercussioni difficilmente curabili in altre strutture “generiche” e non specializzate.
«Chiediamo alla ASL di sospendere provvisoriamente ogni altro trasferimento», scrivono i parenti, «fino a che non venga accertata la sua fondatezza di tali provvedimenti palesemente discutibili».

01/02/2008 11.39