Sesso, droga e amore: così sbarcavano il lunario due bande romeno-albanesi

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. I carabinieri di Montesilvano hanno proceduto questa mattina all'esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare in provincia di Pescara, Teramo, l'Aquila, Foggia e Roma per i reati di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento di donne da avviare alla prostituzione, sfruttamento della prostituzione, tentata estorsione e tentata rapina ai danni di prostitute, porto abusivo di arma da fuoco, traffico di sostanze stupefacenti, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. … E LA POLIZIA ARRESTA UN ALBANESE CON 25 KG DI DROGA
Dalle indagini è emersa l'esistenza di un sodalizio criminoso di matrice albanese-rumena operante tra Marina di Città S. Angelo e Montesilvano.
Le indagini sono andate avanti per diversi mesi e sono iniziate grazie alla denuncia di una delle prostitute sfruttate che hanno dato impulso alle forze dell'ordine che dopo pedinamenti e intercettazioni hanno potuto riscontrare la «coesistenza di due distinte organizzazioni» che però avevano base entrambe nella nostra regione.

30/01/2008 8.17

I PARTICOLARI

MONTESILVANO. C'erano le donne rumene che avevano il compito di reclutare le ragazze nel paese d'origine e di introdurle sul territorio italiano per farle prostituire. C'erano poi gli albanesi che si occupavano della logistica e dell'occupazione del territorio italiano sul quale le ragazze "battevano".
Ma è stato solo grazie all'amore che queste due "imprese estere"
operanti in Italia hanno potuto unirsi in una "sinergia" che ha portato enormi guadagni.
Peccato che nel frattempo sono stati compiuti una serie di reati fra i quali sfruttamento della prostituzione, immigrazione clandestina, spaccio di droga.
E' anche la storia di guadagni semplici e allettanti che portano una ventina di giovani donne rumene a trasferirsi in Italia per dare un sollievo economico alle loro famiglie (circa € 1.000 al mese) e poter sperare un giorno di condurre una vita migliore e magari più normale. Intanto però dovevano prostituirsi.
Secondo i carabinieri di Montesilvano che indagano dallo scorso mese di maggio le due organizzazioni straniere operavano in maniera separata nei territori di Montesilvano e Città Sant'Angelo ognuno per la sua parte.
Ma è stato l'amore scoccato tra i due capi a determinare l'unione delle "ditte" e l'incremento degli affari.
Da una parte c'era Carmen (il vertice dell'organizzazione di donne
rumene) e dall'altra Tako, il boss di quella albanese.
Stretti in un patto di sangue la macchina sembrava davvero andare a gonfie vele e i guadagni erano sempre più alti.
I carabinieri che hanno condotto le indagini si sono basati sulle cifre inserite in un tariffario: € 100 per 30 minuti, un'ora 200 euro.
I rapporti sessuali per ogni sera (orario di lavoro tassativo 21-3.30) erano in media 8-12 per donna, conteggiati in base all'utilizzo dei preservativi che gli sfruttatori concedevano ad ogni prostituta.
Le donne a loro volta ricevevano € 350 a settimana, il resto ovviamente finiva nelle casse dei loro protettori (ribattezzati "mamma Carmen" e "papà Tako").

I PRIMI INTERVENTI DEI CARABINIERI

I problemi iniziano a sorgere quando i carabinieri -grazie alle informazioni fornite da due prostitute al di fuori dell'organizzazione e cacciate dal territorio controllato dagli albanesi- iniziano ad indagare e scoprono che il boss degli albanesi non ha regolari documenti.
Così lo accompagnano alla frontiera e lo rispediscono in Albania.
Senza Tako, forte leader, l'organizzazione perdere colpi anche perché sarebbero molte quelle pronte a subentrare in un territorio ai confini tra Montesilvano e Città Sant'Angelo all'altezza dei fiumi Saline e Piomba.
Passano le settimane e i carabinieri ascoltano l'intera relazione travagliata a distanza tra Tako e Carmen , un amore che si rafforza mentre gli affari invece sembrano andare a picco.
L'uomo, costretto all'esilio forzato, riesce però a trovare dei documenti falsi e attraverso il Friuli rientra in Italia e ritorna in Abruzzo per riprendere le redini del business.
A questo punto, però, ha l'idea di incrementare gli affari ed, oltre alla prostituzione, si butta nel campo della droga.
Ed insieme ad altri componenti della banda arrivano fino in Puglia a recuperare ben 10 chili di eroina che trasportano tranquillamente fino in Abruzzo.
Ovviamente non sanno che i carabinieri stanno ascoltando ormai da parecchi mesi e per questi è agevole fermarli alla stazione ferroviaria di Pescara.
Il tutto succedeva il 15 giugno del 2007.
Tre persone erano già state arrestate nei mesi scorsi, mentre quattro sono state rintracciate questa mattina.
Altre quattro persone, invece, sono attualmente ricercate dai carabinieri della compagnia di Pescara.
I reati contestati dal tribunale di Pescara sono quelli di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento di donne da avviare alla prostituzione e conseguente sfruttamento, tentata estorsione, tentata rapina in danno di altre prostitute, porto abusivo di arma da fuoco, traffico di sostanze stupefacenti e favoreggiamento all'immigrazione clandestina.
«L'operazione che concludiamo oggi», ha spiegato il comandante provinciale Giovanni Esposito Alaia, «riteniamo sia importante anche per il campo d'azione delle due organizzazioni che avevano ramificazioni -oltre che a Pescara, Montesilvano, L'Aquila, Teramo- anche a Roma, Firenze, Venezia, Rimini ed in altri paesi europei come Inghilterra e Spagna. La singolarità deriva anche dal fatto che all'interno di questa storia di criminalità il vero motore sembrava essere l'amore sfociato fra i due capibanda. Le due organizzazioni controllavano in maniera assidua il territorio tanto da vantarne in giro la proprietà. Nessuno poteva avvicinarsi senza il loro consenso tanto che le altre prostitute -fuori dalla loro organizzazione- dovevano pagare un pizzo o un affitto di circa € 350 a settimana».

30/01/2008 13.47

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… E LA POLIZIA ARRESTA UN ALBANESE CON 25 KG DI DROGA

PESCARA. Anche la polizia ha portato avanti una importante operazione nell'ambito dello spaccio della droga, che ha consentito di arrestare un albanese incensurato di 27 anni, Vladimir Koka, residente a Pescara.
Il ragazzo è stato trovato in possesso di 25 chili di droga, di cui 23 di eroina e due di cocaina, per un valore complessivo di circa tre milioni di euro al dettaglio.
L'arresto e' avvenuto nel parcheggio del centro commerciale Auchan, sulla Tiburtina.
La droga era nascosta nel bagagliaio di una macchina, una Grande Punto, ed era nascosta in un borsone.
L'uomo, che vive in una traversa di via Aterno, a Pescara, risulta titolare di una piccola impresa di costruzioni.
Introno alle 11 di ieri Koka ha parcheggiato l'auto, che è intestata a un nomade di Pescara, nel parcheggio di Auchan, è andato via con l'autobus, è tornato a casa, e dopo due ore ha nuovamente raggiunto il parcheggio sulla Tiburtina.
La squadra mobile, che lo stava 'osservando', è intervenuta per bloccarlo ma lui e' fuggito a piedi ed e' stato fermato poco dopo.
Ora è rinchiuso in carcere, su disposizione del pm di turno, Papalia.
La polizia parla di lui come di un corriere che si occupava del rifornimento di droga per la zona di Pescara ed era un punto di riferimento di una organizzazione albanese che opera qui e si interfaccia con delle famiglie di origine rom della città.
Koka avrebbe ricevuto il carico in autostrada, poi avrebbe preso l'asse attrezzato per fermarsi nei pressi dell'ipermercato.
L'albanese vive a Pescara da sette o otto anni e in passato ha anche alloggiato in una parrocchia.

30/01/2008 14.23