Bullismo. Moige:«violenza per attirare attenzione e uscire dall'isolamento»

Alessandro Biancardi

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L’INTERVISTA. PESCARA. Una ragazzina che sarebbe stata violentata dai suoi coetanei e minacciata di finire in Rete con il filmino della violenza appena subita. Botte da orbi a scuola, uno studente un po' più grande se la prende con un compagno per il colore scuro della sua pelle. Cosa sta succedendo ai giovani di oggi? Lo abbiamo chiesto alla presidente del Moige, Movimento italiano genitori, Maria Rita Munizzi.


L'INTERVISTA. PESCARA. Una ragazzina che sarebbe stata violentata dai suoi coetanei e minacciata di finire in Rete con il filmino della violenza appena subita. Botte da orbi a scuola, uno studente un po' più grande se la prende con un compagno per il colore scuro della sua pelle. Cosa sta succedendo ai giovani di oggi? Lo abbiamo chiesto alla presidente del Moige, Movimento italiano genitori, Maria Rita Munizzi.
Cosa sta succedendo ai giovani di oggi?

«E' quasi superfluo evidenziare che ci troviamo davanti ad una vera e propria emergenza. I ragazzi vivono all'interno di un mix straordinariamente preoccupante in cui il bullismo e la violenza nascono da componenti complesse, prima tra tutte la fragilità dei genitori e della scuola»

I genitori di oggi sono fragili?

«Decisamente sì. E' difficile per loro mantenere l'autorità e divenire per i propri ragazzi un punto di riferimento. Questo vale anche per il sistema scolastico, dove gli insegnanti di oggi non riescono a farsi rispettare o infondere la passione per lo studio o coinvolgere in quello che fanno».

Ovviamente non tutti…

«Certo, non tutti, è ovvio. Ma le faccio un esempio. Qualche anno fa se un professore raccontava ad un genitore dei problemi scolastici del figlio nessuno si permetteva di mettere in dubbio quello che diceva l'insegnante…»

Oggi invece?
«Oggi i genitori tendono a difendere i loro figli. Minimizzare i loro atteggiamenti, anche quelli aggressivi, e farli rientrare nei comuni comportamenti da ragazzi».

E le nuove tecnologie che ruolo hanno nella vita dei bulli?

«Sicuramente sono mezzi utilizzati non in modo corretto dai ragazzi.
Mi rivolgo ai genitori: non basta comprare ai propri figli un cellulare o un computer… bisogna anche insegnare loro ad usarli. Invece, oggi manca una vera consapevolezza del mezzo… anche se ci sono tanti genitori attenti che si preoccupano, la maggior parte delle volte si pensa che oramai siamo in un'epoca di globalizzazione dove tutti usano tutto. Noi non siamo per la demonizzazione ma per un uso responsabile delle nuove tecnologie».

Nel frattempo però vengono usate senza scrupoli e finiscono sul Web filmati di tutti i generi…

«Sì, ecco, il filmato amplifica certamente la loro violenza. E' un modo per i giovani di oggi per uscire dall'isolamento in cui si trovano e cercare quel senso di gratificazione che non trovano altrove».

Quindi, violenza usata per attirare l'attenzione?

«Esatto. Basti pensare anche al comportamento dei bambini piccoli, di pochi anni, che manifestano atteggiamenti violenti e aggressivi per attirare l'attenzione di mamma e papà».

Secondo lei i genitori di oggi hanno paura dei loro figli? Sono coscienti che in casa crescano dei baby criminali?
«Paura non direi. Ma come ho detto ci troviamo di fronte ad adulti sempre più fragili. Nei genitori delle vittime del bullismo c'è sicuramente una percezione maggiore della violenza tra i giovani, nei genitori del bullo, invece, sempre la tendenza a minimizzare…ad allontanare l'idea di avere in casa una persona violenta, a giustificarsi con un "oggi i ragazzini sono tutti così". I genitori sono portati ad idealizzare i propri figli e in questo modo è difficile aprire gli occhi. Vorrei inoltre sottolineare che per noi sia il bullo che l'aggredito, in una dinamica tra minori, sono entrambi vittime».

Il fenomeno del bullismo è in aumento o oggi se ne parla solo di più?

«Ci sono due diverse correnti di pensiero. C'è chi dice che il fenomeno sia sempre esistito e che le nuove tecnologie fungano da amplificatore e chi sostiene che il fenomeno sia in aumento. Io penso che sia cambiata la modalità: prima c'era una violenza verbale e fisica, oggi si è aggiunta quella tecnologica. E allora arriviamo a episodi come quelli accaduti nel vostro territorio, con una violenza di gruppo che diventa ancor più grave perché c'è anche la minaccia di mostrare tutto».

Insomma, i giovani mostrano di non avere limiti….

«Questa deve essere una spia importante ed è il segno non solo della fragilità personale ma del diffuso senso di impunità…»

I ragazzi pensano che sia tutto concesso?

«Esatto. Tutti i giorni anche tramite la tv passa l'idea che i crimini efferati e violenti non avranno mai dei colpevoli. Così a loro arriva il messaggio che tutto è concesso. Che non ci sarà una punizione per quello che si è fatto. E' tutto viene declassato a bravata».


Alessandra Lotti 23/01/2008 9.04