«Il prefetto di Pescara non autorizzi più lo sperpero di soldi per il dragaggio»

Alessandro Biancardi

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«Il prefetto di Pescara non autorizzi più lo sperpero di soldi per il dragaggio»
PESCARA. Scene da comiche e rischi elevati. Ci sarebbe da ridere nel vedere una petroliera che, nel tentativo di mollare gli ormeggi, rimane incagliata sul fondo sabbioso troppo basso. Una nave che non riesce a galleggiare fa indubbiamente ridere. Eppure i rischi per l’incolumità dell’equipaggio sono alti così come i rischi di seri danni alle imbarcazione.
Così ieri sera le motovedette della capitaneria ed un rimorchiatore hanno cercato di vincere la forza di gravità e l'assenza di marea e spingere la nave fuori dal “pantano”.
Eliche al massimo per spostare la sabbia in eccesso.
E' solo l'ennesimo caso di “incidente” che ormai è sempre più frequenti e che chiaramente descrive la pericolosità e lo stato in cui versa il bacino portuale pescarese.
Come sempre a nulla sono valsi gli avvertimenti e le proteste dei pescatori. E nemmeno quelle della capitaneria di porto che da anni ormai emana ordinanze che limitano fortemente la circolazione proprio in virtù dei bassi fondali e dei pericoli costituiti dalla pericolosa imboccatura.
Così si torna a parlare di nuovo di «dragaggio imminente» e «dragaggio da programmare» sempre più spesso e con regolarità.
Si torna a bussare a tutti gli enti -partendo dalla Regione- perché i fondi da stanziare devono essere sempre di più e sbloccati con maggiore velocità e facilità.
Si torna a parlare e a riempirsi la bocca delle possibilità che il porto offre per gli scambi commerciali ed il turismo.
Non si parla da un po' del nuovo progetto da 50 milioni di euro che dovrà essere approvato dal consiglio comunale ma solo una volta trovati i soldi che permetteranno di cancellare gli effetti di macroscopici errori progettuali.
Solo da pochi giorni il nuovo prefetto ha iniziato a studiare il caso pescarese, un vero “unicum”, forse al mondo, di porto costruito alla foce di un fiume.
Concetto ricordato oggi anche dal vicesindaco di Ortona, città nella quale sorge l'unico e vero porto commerciale della regione in grado di competere con quelli maggiori dell'Adriatico ma che deve fare i conti con le risorse esigue pubbliche da dividere con Pescara che spesso ha avuto la meglio per chiare ed ovvie ragioni campanilistiche miopi.
«Mi chiedo», dice Remo Di Martino, «si è visto mai che in prossimità della foce di un fiume, a meno di 500 metri si realizzi una diga foranea che di fatto costituisce la barriera alla sabbia che per natura, dico “natura” non “scienza”, il fiume porta? A mio avviso il prefetto dovrebbe solo impedire che si buttino altri soldi per un porto che non esisteva prima, come porto canale ma che adesso non può servire più neppure ai pescherecci».
Il vicesindaco assicura di non parlare per «logica di campanile» ma semplicemente per «razionalità» perché per Di Martino sarebbe solo razionalità «investire in modo deciso sul porto di Ortona» e renderlo davvero competitivo.
Ma la politica che conta si fa a Pescara ed è lì che gravitano anche pochi ma grossi imprenditori che per ragioni di convenienza continuano a preferire l'inadeguato scalo pescarese per scaricare il carburante assumendosi rischi enormi in fatto di sicurezza, visto l'ultimo episodio.
Così il sindaco di Pescara atterra trionfante di ritorno da Zagabria e assicura «il collegamento con la Croazia ci sarà anche quest'anno». In queste condizioni?
Dunque l'invito –forse provocatorio, forse no- che arriva da Ortona è:«basta buttare soldi a mare inutilmente. Basta agli sprechi, utilizziamo quei soldi per far crescere un porto vero».

22/01/2008 16.11

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13424]PERCHE' IL PORTO DI PESCARA SUCCHIA MILIONI DI EURO[/url]


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IL PORTO DI ORTONA


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