Arrestato il quinto ragazzo del gruppo ma vi sono dubbi sulla violenza sessuale

Alessandro Biancardi

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PESCARA. E’ stato arrestato anche il quinto ragazzo accusato di aver partecipato insieme ad altri amici ad una presunta violenza sessuale avvenuta nel chietino a febbraio del 2006. E’ stato rintracciato solo ieri pomeriggio perché fuori per motivi di studio e arrestato così com'era già capitato al resto del "branco".
Le accuse per i cinque sono di violenza sessuale e minacce, reati che sarebbero continuati per oltre un anno e che si sarebbero interrotti solo quando i poliziotti sono entrati nelle case degli indagati alla ricerca del filmato che era stato girato.
«Solo in quel momento», hanno spiegato gli uomini della squadra Mobile di Pescara, «quei ragazzi hanno capito di essere indagati ed hanno smesso di minacciare la ragazza».
Erano però passati oltre 15 mesi di vessazioni.
Una vicenda, però, poco chiara e lineare, ingarbugliata anche dal punto di vista giuridico e tutt'altro che definita.
La prima richiesta di arresti, infatti, è stata rigettata dal gip del tribunale dei minori dell'Aquila perché tutto l'impianto accusatorio si basava esclusivamente su versioni testimoniali peraltro contrastanti.
Ma il pm ha proposto l'appello che gli ha dato ragione, così come il terzo grado in Cassazione. Dopo oltre 7 mesi la magistratura ha dato il via libera agli arresti domiciliari (misura cautelare irrogata per pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove) evidentemente propendendo più per la tesi dell'accusa.
Problemi dovuti principalmente al fatto che chi ha indagato ha dovuto fare i conti con il ritardo enorme della denuncia giunta oltre un anno dopo la prima presunta violenza sessuale.
E' stata la giovane vittima,14 anni, a decidere di raccontare tutto perché quei ragazzi le stavano sempre intorno e continuavano a minacciarla di pubblicare sul Web quelle scene riprese durante il rapporto sessuale.
Un misto di vergogna, timore, rimorso e tanta paura che l'hanno spinta a raccontare agli inquirenti la sua verità.
I ragazzi indagati -oggi quasi tutti maggiorenni- attraverso i loro avvocati promettono battaglia e faranno leva su tutti gli elementi che non sono stati chiariti in maniera definitiva.
Per esempio la sera della prima “violenza” a casa della nonna della vittima, la ragazza raccontò di essere stata costretta ad un rapporto.
I presunti violentatori però si difendono dicendo che il rapporto sessuale -che c'è stato- è però stato consensuale.
E la prova risiederebbe proprio in quel filmato che i poliziotti hanno visionato.
C'è poi la questione della presunta ubriachezza. La vittima era stata addormentata e fatta ubriacare? Ovviamente non vi sono analisi che in maniera inoppugnabile e scientifica possono accertarlo sempre a causa del ritardo della denuncia.
Le versioni contrastanti saranno allora valutate dal giudice nel dibattimento.
Ma a quel singolo episodio poi si sarebbero aggiunti altri reati come la minaccia continua e forse un altro paio di episodi di presunte violenze sessuali (ma anche qui le versioni sono contrastanti).
Secondo la difesa, dunque, sarebbe molto complicato per il pm sostenere in giudizio l'ipotesi di violenza sessuale mentre potrebbe dare qualche problema in più l'accusa di minaccia continuata, così come non reggerebbe nemmeno l'ipotesi dell'estorsione.
Sarà la magistratura a produrre la sua verità, di sicuro rimarrà un brutto strascico ed una macchia per tutti per una storia che doveva andare diversamente.

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13452]GLI ARRESTI DI IERI[/url]


22/01/2008 13.46