Porto insabbiato: il nuovo prefetto alle prese con i problemi vecchi

Alessandro Biancardi

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Porto insabbiato: il nuovo prefetto alle prese con i problemi vecchi
PESCARA. Passano le stagioni, i prefetti e le amministrazioni. Il porto rimane e si ingrandisce sempre più quel pozzo senza fine nel quale vengono gettati i milioni di euro degli abruzzesi per rimediare con continui dragaggi agli errori macroscopici di un progetto “impossibile” ma che pure sono riusciti a concepire. (Nella foto... il porto canale tra 10 anni)
Così, appena arrivato in città il nuovo prefetto, Paolo Orrei, ha deciso di cimentarsi con uno dei problemi più spinosi e incredibili della città di Pescara.
All'incontro convocato proprio dal prefetto hanno partecipato l'assessore comunale alle Risorse del mare, Riccardo Padovano, e i rappresentanti dell'associazione Armatori, delle cooperative Bruno Sciarra e La Rinascita, nonche' il comandante della direzione marittima, Antonio Basile.
Gli armatori hanno fatto notare che con i fondali insabbiati le imbarcazioni sono costantemente messe a rischio, non e' piu' possibile ormeggiare e non si riesce a raggiungere la banchina per il rifornimento di carburante.
E' già fortemente a rischio persino l'ingresso del porto, mentre numerose ordinanze della capitaneria in passato sconsigliavano di entrare o uscire dal porto con mare superiore a forza 4 (mosso) perché molto pericoloso.
Tutta colpa dell'idea malsana di creare un porto alla foce del fiume, chiuso quasi in ogni suo lato, in grado così di intrappolare tutta la sabbia ed i detriti trasportati che si depositano sul fondale del bacino.
L'effetto di ogni nuovo dragaggio dura in media 6 mesi mentre il progressivo abbassarsi dei fondali crea notevoli disagi agli scambi commerciali, ai pescherecci ed ai diportisti. Oltre che in passato ai collegamenti marittimi con la Croazia.
A riprova degli errori del passato (per cui nessuno ha mai pagato) c'è un progetto di “rettifica” dal costo di almeno 50 milioni di euro pronto per essere approvato in Comune.
Chissà se l'assessore al mare, Padovano, o il sindaco D'Alfonso, hanno avuto occasione di illustrare la “verità” sullo scalo pescarese al nuovo prefetto.
Chissà se gli hanno spiegato che in meno di 5-6 anni sono già state spese cifre per il dragaggio pari all'importo dei lavori per la costruzione del “porto nuovo di secca”.
Come se la città avesse pagato due porti.
E nei prossimi 5-6 anni i cittadini pagheranno –attraverso nuovi dragaggi obbligatori- anche il terzo porto (continuando a tenersi, però, sempre lo stesso obbrobrio).
Il prefetto, colpito dai problemi della categoria dei pescatori, ha annunciato che inviera' una nota al ministero dell'Ambiente: proprio il ministero deve rilasciare l'autorizzazione per dragare circa 25mila metri cubi di sabbia.
E' tempo di nuovo di mettere mano al portafogli.
A Pescara le bugie hanno... i fondali bassi

19/01/2008 9.23


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