Attentato incendiario a Vasto, arrestati i responsabili

Alessandro Biancardi

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VASTO. Sono stati arrestati dai Carabinieri i responsabili di un tentativo di estorsione a due fratelli imprenditori edili di Vasto. Lo scorso 8 gennaio erano stati loro bruciati due escavatori ed un camion: all'incendio era seguita una richiesta di 500 mila euro.
E' ormai da parecchi mesi che nella zona di Vasto e San Salvo si respira aria di tensione per attentati incendiari ai danni di piccoli e medi imprenditori. Ricatti, richieste di pagamenti spesso seguiti da veri e propri attentati incendiari nel caso in cui non vengono consegnate le cifre richieste.
La criminalità organizzata sembra aver fatto il suo ingresso in regione. La situazione potrebbe essere molto più delicata di quanto non sembri in realtà.
Minacce, lettere anonime e avvertimenti sono all'ordine del giorno e non solo nei confronti di imprenditori o commercianti.
Anche questa volta le forze di polizia sono riuscite a risalire ai presunti responsabili.
In carcere sono finiti due pugliesi: Giuseppe Trentino, 42 anni, da circa venti residente a San Salvo, dove svolge attività di piccolo imprenditore edile, e Giuseppe Di Cesare, (43), suo collaboratore.
I reati contestati sono incendio doloso e tentata estorsione.
L'incendio, come spiegato oggi in una conferenza stampa, fu ai danni della società "Molino Costruzioni" dei fratelli Luigi e Filippo Molino di Vasto. Subito dopo l'attentato, ai due fratelli Molino erano giunte telefonicamente delle richieste di denaro.
A casa di Trentino, i carabinieri hanno sequestrato un fucile da caccia a canne mozze, una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa e munizioni per entrambe le armi.
Il fucile, in particolare, hanno spiegato i carabinieri, è la tipica arma utilizzata, una volta caricata a pallettoni, per le esecuzioni e gli attentati dalla criminalità organizzata.
«Con questi arresti - ha detto il colonnello Nunzio Germoglio - abbiamo inferto un duro colpo a chi pensava di poter penetrare il nostro territorio. Gli arresti servono da invito alle vittime affinché denuncino le estorsioni. Non si deve avere paura di denunciare i fatti perché quando c'é collaborazione si possono raggiungere risultati concreti».
Il comandante ha poi sottolineato la necessità di spezzare il connubio, che spesso si crea nelle carceri, tra i mafiosi e i piccoli delinquenti, convivenza che può trasformarsi in un'alleanza proprio all'interno delle carceri.

15/01/2008 15.02