L’Istituto Superiore di Sanità: «utilizzata acqua non idonea al consumo umano»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

5358

L’Istituto Superiore di Sanità: «utilizzata acqua non idonea al consumo umano»
IL DOCUMENTO. LO SCANDALO DELL'ACQUA INQUINATA. PESCARA. Oggi, durante una conferenza stampa svoltasi a Pescara, il WWF, insieme all’Abruzzo Social Forum, ha presentato la nota con la quale l’Istituto Superiore di Sanità conferma pienamente tutte le denunce dell’associazione sulla qualità dell’acqua nella Val Pescara che hanno portato, recentemente, alla chiusura definitiva dei Pozzi S.Angelo. CATENA (ACA) NON INDIETREGGIA DI UN PASSO E ATTACCA IL WWF
Il WWF, dopo aver lanciato l'allarme sull'inquinamento dell'acqua di questi pozzi, che rifornivano da alcuni decenni Chieti, Pescara e la Val Pescara, e sul malfunzionamento dei filtri, aveva duramente contestato la versione data dalla ASL di Pescara all'Assessorato Regionale alla Sanità per rispondere a due interrogazioni parlamentari presentate dagli onorevoli Acerbo e Pelino.
L'Associazione, con varie note, l'ultima delle quali del 22/10/2007, aveva controdedotto punto per punto la versione della ASL, che aveva sempre difeso, insieme all'ACA, il suo operato circa l'uso dell'acqua dei pozzi S. Angelo.
Ebbene, l'Istituto Superiore di Sanità, massimo organo dello Stato per quanto riguarda le problematiche relative alla Salute dei cittadini, ha risposto al WWF, che aveva allegato le analisi ufficiali sull'acqua dell'ARTA, peraltro in possesso di tutti gli enti coinvolti, con un giudizio netto.

CHE COSA DICE L'ISS

Il passo centrale della lettera dell'ISS recita:«Negli atti di cui sopra è stato sottolineato come l'esistenza di discariche di rifiuti tossici nelle aree a monte delle zone di captazione delle acque da destinare al consumo umano, il quadro della contaminazione risultante dai dati analitici trasmessi da Codesta Associazione e rilevati sulle acque da destinare al consumo umano e da quelle prelevate ai punti di utenza, configura una situazione di rischio per la salute umana anche in relazione alla non prevedibile contaminazione delle acque sotterranee in seguito al rilascio di composti organoalogenati volatili e alle evidenti inefficienze riscontrate nei sistemi di trattamento. Superamenti dei valori di sicurezza nella misura indicata nei dati trasmessi da codesta associazione evidenziano in ogni caso una situazione di non conformità tale da rendere l'acqua non idonea per il consumo umano».


IL DOCUMENTO INTEGRALE
 

 


«FALLIMENTO DI UN INTERO SISTEMA AMMINISTRATIVO E DI CONTROLLO PUBBLICO»

«L'Istituto Superiore di Sanità dà ragione al WWF e spazza via le versioni edulcorate sulla vicenda denunciata dall'associazione e che, in realtà, era conosciuta da diversi enti pubblici da almeno tre anni», dichiara Dante Caserta, presidente regionale del WWF, «L'Istituto conferma l'inaudita gravità di quanto accaduto, dichiarando l'acqua non idonea per il consumo umano. La ASL di Pescara, l'ACA e l'ATO vengono smentiti del tutto. Si evidenzia il completo fallimento di un intero sistema di prevenzione e controllo, aggravato dal fatto che si sapeva da anni e nessuno, fino alla nostra denuncia, è intervenuto. Ci si chiede, dopo una tale censura e dopo quanto hanno sostenuto pubblicamente, anche rispetto al nostro operato, come possa essere sostenibile che il presidente dell'ACA Catena e il responsabile del SIAN della ASL di Pescara Rongione permangano in ruoli chiave per la fornitura di acqua».
La stessa Direzione Generale della ASL di Pescara avrebbe avuto secondo gli ambientalisti «un atteggiamento del tutto inopportuno», visto che alle reiterate richieste di intervento, comprese le espressioni di preoccupazione e la richiesta di un'indagine epidemiologica avanzate dai consigli comunali di Pescara e Montesilvano, ha ritenuto di doversi trincerare dietro la posizione del dottor Rongione (responsabili per le analisi delle acque).
«Il manager Balestrino vorrà continuare su questa strada oppure vuole cambiare rotta assicurando risposte ai massimi livelli?», ha aggiunto Caserta.
Ora, sostengono le associazioni, è assolutamente necessario provvedere ad un monitoraggio completo dei pozzi S. Angelo, anche se ora sono chiusi, perché «abbiamo seri elementi di preoccupazione circa la possibile presenza di altre sostanze pericolose ed è necessario l'elenco completo dei composti con cui può essere venuta a contatto la popolazione».

Per Augusto De Sanctis, referente Acque del WWF Abruzzo «nonostante fosse già tutto chiaro a chi voleva leggersi le carte, ora nessuno può usare il condizionale in questa vicenda rispetto all'inquinamento dell'acqua destinata alla popolazione. Quanto scrive l'ISS è letteralmente impressionante, se si pensa che l'acqua dei Pozzi S. Angelo è stata utilizzata dagli anni '80, rifornendo oltre 400000 cittadini per circa 25 anni fino a 40 giorni fa. Data la condizione d'inquinamento della zona di Bussi, sicuramente risalente a molti anni addietro, siamo molto preoccupati per gli eventuali effetti dell'esposizione di lungo periodo sulla popolazione a sostanze tossiche e cancerogene. Speriamo che presto l'indagine epidemiologica dia i risultati necessari per gestire il fenomeno sotto il profilo sanitario».

«NO AD UNA GIUSTIZIA “ANNACQUATA”»

Renato Di Nicola, dell'Abruzzo Social Forum afferma invece che «come cittadini reclamiamo giustizia per quanto accaduto. Da un lato è un documento che si profila utilissimo anche ai fini dell'accertamento delle eventuali responsabilità sotto il profilo giudiziario, visto che è stato appena acquisito dal Corpo Forestale dello Stato guidato da Guido Conti che sta operando per conto del procuratore Aceto. Dall'altro», ha aggiunto, «riteniamo che tutti gli Enti Pubblici coinvolti debbano individuare le eventuali responsabilità di funzionari, tecnici e amministratori che non hanno saputo gestire una problematica così delicata, anche attraverso provvedimenti disciplinari, sostituzione negli incarichi ecc. Ormai ci sono elementi talmente palesi che le persone coinvolte in questo scandalo non possono continuare a gestire un servizio pubblico di base fondamentale come quello della distribuzione dell'acqua e dei relativi controlli, pur in attesa delle eventuali decisioni della Magistratura».
Ora la palla dovrebbe passare alle associazioni di consumatori per tutelare ulteriormente i cittadini ed eventualmente richiedere danni ai responsabili sia in sede civile che penale.
Non si esclude l'ipotesi di una class action. Ma questa fase è ancora del tutto embrionale.
Al momento responsabili non ve ne sono anche se la magistratura starebbe lavorando in maniera alacre da mesi.

14/01/2008 15.32

CATENA (ACA) NON INDIETREGGIA DI UN PASSO E ATTACCA IL WWF

«L'Aca ha sempre erogato ai cittadini esclusivamente acqua potabile captata dai pozzi e dalle sorgenti autorizzati dalla Asl, unico Organo riconosciuto dalla legge e competente per la certificazione in materia. Ovvio e scontato il parere dell'Istituto Superiore di Sanità che, giustamente, in presenza di una discarica di rifiuti tossici a monte di punti di captazione, ritiene pericoloso l'uso dell'acqua captata».
Così commenta oggi Bruno Catena dell'Aca e subito sembra essere ripiombati all'inizio dell'estate scorsa quando si leggeva botta e risposta in una centrifuga infinita di dati e posizioni dove ognuno aveva ragione. Anche oggi, a distanza di mesi, si continuano ad utilizzare gli stessi toni e gli stessi termini.
“Acqua potabile”, dovrebbe significare che i parametri stabiliti per legge sono sotto la soglia. “Acqua inquinata”, invece significa che vi sono molteplici sostanze pericolose ed inquinanti, spesso anche non analizzate da chi dice che l'acqua è potabile. Le due verità non si escludono a vicenda ma coesistono anche se si continua ad opporre l'una all'altra come se l'una escludesse l'altra.
L'acqua è stata in passato “inquinata” (ci sono fondati dubbi che lo sia anche ora) ma il più delle volte è stata “potabile”.
«Peccato che il Wwf», ha aggiunto Catena, «stamane abbia dimenticato di ricordare che la discarica di rifiuti tossici di Bussi (situata a monte dei Pozzi Sant'Angelo) è stata individuata dalla Forestale solo nella primavera del 2007, dunque prima di quella data nessun Ente poteva sospettare problemi nel campo pozzi di Castiglione».
Tale affermazione sembra però essere un clamoroso autogol di Catena. Infatti PrimaDaNoi.it ha pubblicato numerosi documenti che attestano la preoccupazione degli enti pubblici già dieci anni fa, o comunque già nel 2004.
Documenti pubblici (anche se tenuti segreti fino a qualche mese fa) che Catena –a scandalo inoltrato- non può non conoscere. Ad ogni modo proponiamo la lettura di questo tanto per iniziare.

Il presidente dell'Azienda Consortile Acquedottistica Bruno Catena però insiste.
«È ovvio e condivisibile il parere dell'Istituto Superiore di Sanità che ritiene che l'esistenza di rifiuti tossici nelle aree a monte delle zone di captazione delle acque da destinare al consumo umano, configuri una situazione di rischio per la salute umana, ma purtroppo l'Aca, che non è un organo sanitario, non possiede una palla di cristallo con la quale scrutare il futuro, visto che la discarica di Bussi è stata scoperta solo nel 2007. Ricordo però che l'Aca non appena la Asl ha comunicato che l'acqua captata dai pozzi Sant'Angelo presentava tracce di inquinamento pre-filtro, ha interrotto l'erogazione dell'acqua agli utenti».
Pozzi poi chiusi dal Commissario Goio e riaperti in seguito a un'ordinanza del Tar che ha verificato, tramite le analisi effettuate dalla stessa Asl presso il laboratorio Arta di Pescara, la potabilità dell'acqua captata a Castiglione.
«Le acque dei pozzi Sant'Angelo sono state sempre sottoposte ad analisi suppletive a spese della stessa Azienda Consortile Acquedottistica. Spiace dover infine ricordare che il Wwf ha sempre rifiutato, e continua a farlo anche oggi, un confronto sereno con la nostra Azienda e con le altre istituzioni, a partire dalla proposta fatta dall'Aca lo scorso settembre di effettuare insieme alcuni campionamenti dell'acqua dei pozzi Sant'Angelo e presso altre utenze (indicate dal Wwf) per verificare la potabilità o meno dell'acqua distribuita ai cittadini».
La querelle però su questo punto appare del tutto superata poiché i dati presi in esame sono quelli degli organi competenti (Asl e Arta).
«Non nascondo però una certa perplessità nei confronti del Wwf che, a quanto pare, oltre a ritenersi più competente di Organi quali Arta, Asl, Ato e Aca, ora è anche più competente della Regione Abruzzo che, a detta della stessa Associazione, dovrebbe istituire un comitato permanente di crisi che, guarda caso, riservi un posto in prima fila proprio ai rappresentanti dello stesso Wwf», ha concluso Catena.

14/01/2008 16.26



[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/news2/article.php?storyid=180]LE NOSTRE INCHIESTE ED IL NOSTRO DOSSIER SULLO SCANDALO DELL'ACQUA A PESCARA [/url]