Uil:«Emergenza a Sulmona per detenuti con disturbi psichici gravi»

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Mauro Nardella, vice segretario Uil: «il carcere di Sulmona non è omologato a ricevere soggetti con psicopatologie e i poliziotti penitenziari non possono più accollarsi una simile situazione».


SULMONA. Mauro Nardella, vice segretario Uil: «il carcere di Sulmona non è omologato a ricevere soggetti con psicopatologie e i poliziotti penitenziari non possono più accollarsi una simile situazione». Detenuti con disturbi psichici gravi. É l'ultima emergenza dell'istituto penitenziario di Sulmona, dove l'afflusso di soggetti con psicopatologie gravi sta creando, negli ultimi mesi, non poca preoccupazione tra il personale penitenziario.
A denunciare la situazione a rischio collasso è Mauro Nardella, vice segretario regionale della Uil Penitenziari Abruzzo, che punta il dito sulla condizione di anomalia che da qui a qualche mese sta vivendo la casa di reclusione di via Lamaccio.
Una situazione già da tempo pesante, come racconta Mauro Nardella a PrimaDaNoi, e che ora rischia di precipitare.
«L'amministrazione sta mandando il carcere al massacro. Dopo aver esaurito l'effetto indulto, che ha fatto smaltire il 50% di presenze, ora contiamo 320-330 detenuti. Ma il dato più allarmante è l'afflusso continuo di soggetti con psicopatologie gravi che la nostra struttura non è omologata in nessun modo a ricevere. Soggetti che vengono
inviati- continua Nardella- nella convinzione dei competenti dirigenti che qui si disponga di un CDP (Centro di Psichiatria), che nei fatti non c'è. Non si può credere che uno psichiatra sia sufficiente ad assistere un centinaio di soggetti con problemi psichici gravi e che richiedono personale formato, come succede negli ospedali psichiatrici e nei centri specializzati».

«QUALCHE SETTIMANA FA UN TENTATIVO DI IMPICCAGIONE»

Amministrazione penitenziaria sotto accusa, dunque. Ma il problema vero, secondo il vice segretario Uil, è che tutto questo pesa come un macigno sulla qualità del lavoro del personale penitenziario.
«Sono i poliziotti penitenziari- sostiene Nardella- a subire di più questa situazione.Viviamo in uno stato di illegalità diffusa, con episodi di auto ed eterolesioni da parte dei detenuti che crescono in maniera esponenziale. Episodi tenuti sotto silenzio e che siamo noi a dover fronteggiare. Abbiamo salvato la vita di decine e decine di detenuti. L'ultimo caso qualche settimana fa, con un tentativo di impiccagione. Ma negli ultimi tre mesi, ci sono stati due casi di tentato suicidio. Una settimana fa, inoltre, è stato aggredito il comandante di reparto».
E a ciò si aggiungono i problemi legati alla sicurezza dell'istituto (che manca di una scala antincendio) e alla salubrità dell'ambiente, dove nemmeno il divieto di fumo viene rispettato, e non solo dai reclusi.
In questo pentolone che minaccia di scoppiare, è l'ultimo anello della catena a poterne fare le spese. Taglieggiamenti quotidiani, minacce, aggressioni verbali e fisiche, sono lo scenario preoccupante con cui gli agenti sono chiamati in prima persona a confrontarsi con i reclusi.
Un ambiente che- paventa Nardella- rischia di minare la salute psichica degli stessi poliziotti, come hanno evidenziato i 4 casi di suicidio avvenuti in Italia in soli dieci giorni.
Ma basta guardare le facce dei colleghi -continua- per capire che «si va a lavorare con la paura addosso. Non c'è nessuna attenzione all'impatto psichico del nostro lavoro, decisamente usurante dal punto di vista mentale. Siamo il corpo con il maggior numero di suicidi e con il maggior numero di patologie legate a stress. Un collega che è costretto a vivere trent'anni a stretto contatto con le sezioni detentive vive un ergastolo in bianco e per 1300 euro al mese.
Peraltro, il nostro contratto è scaduto il 31 dicembre e non è stato rinnovato nella Finanziaria 2008»

UN TEST PER I POLIZIOTTI

Eppure, qualcosa si poteva fare e non si è fatto. Cinque, sei anni fa, quando all'amministrazione penitenziaria fu data l'informativa preventiva su un possibile questionario, elaborato dall'Università D'Annunzio di Pescara, che in forma anonima doveva misurare il livello psichico dei poliziotti penitenziari, l'iniziativa non trovò alcuna risposta né a Sulmona, né negli altri istituti regionali e nazionali.
Anzi, venne bocciata con il pretesto di garantire la normativa sulla privacy.
Una situazione di disagio che molti non vogliono vedere (in termino tecnico, burn-out, patologia di logoramento psicofisico legata al carico eccessivo di stress accumulato) e che a Sulmona rischia di prendere una brutta piega con gli ultimi "arrivi", se l'amministrazione penitenziaria non farà dietrofront.
«A Lanciano è stata costruita una sezione che avrebbe dovuto recuperare tutti i detenuti psicopatici d'Abruzzo e che non è stata mai aperta. A San Valentino Citeriore c'è un'altra struttura che avrebbe potuto essere destinata a questi reclusi con problemi psichici ed è stata un'altra occasione persa. Attualmente, a Sulmona questi soggetti sono dislocati nelle varie sezioni; quelli più gravi sono spediti negli OPG e, dopo un periodo di trattamento, ritornano in carcere, a volte con reazioni più gravi di prima».

IL PERICOLO DELLO SCIOGLIMENTO DEL ROM

E il peggio –denuncia Nardella- potrebbe arrivare con lo scioglimento, già programmato, del Rom (Reparto Operativo Mobile), reparto di 15 unità specializzato nel contenimento dei collaboratori di giustizia. Le unità in questione, personale aggiunto altamente formato e alla diretta dipendenza del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma, verranno spedite a Milano Opera a guardia del 41bis e sostituite con altre 15 unità, reperite tra il personale dell'istituto. Quindi, senza nessuna formazione adeguata, con un sovraccarico di lavoro e con un maggior rischio di pressioni psicologiche e più malattie.
Insomma, ci sono tutte le premesse che il disagio aumenti. Anche perché, ci spiega Nardella, «non abbiamo gli strumenti per affrontare situazioni di questo tipo. Quello di Polizia Penitenziaria è un corpo in fase di sperimentazione, chiamato a partecipare oggi al processo di rieducazione del soggetto recluso e non più con il compito di semplice custodia e di prevenzione e sicurezza negli istituti. Per di più non esiste un centro di ascolto, non abbiamo uno psicologo, e non c'è nessun tipo di struttura che favorisca l'integrazione e il confronto umano e di esperienze tra gli agenti. C'è un'atrofizzazione sociale del poliziotto penitenziario e una forte depersonalizzazione in atto del suo ruolo».

«LA POLITICA INDIFFERENTE»

Un allarme lanciato dalla Uil Penitenziari nel vuoto della politica regionale e locale, con poche eccezioni, come ci dice Nardella: «I soli che ci hanno dato ascolto sono la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, e l'assessore Nannarone. Anche se una grande mano sta arrivando anche da Antonietta Santavenere, presidente del Circolo delle Libertà di Sulmona. E poi il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia
Penitenziaria) che ci sta affiancando nella nostra battaglia».
Una battaglia che ad oggi può contare solo sulla International Police Association, di cui Mauro Nadella è presidente a Sulmona: una realtà importante, nata nell'aprile 2007, che ha aperto ai suoi 80 associati la possibilità di instaurare rapporti di amicizia e collaborazione, attraverso progetti culturali, convegni, programmi con le scuole, eventi di beneficenza.

ANNUNCIATO LO STATO DI AGITAZIONE

Intanto, la Uil Penitenziari Abruzzo ha annunciato lo stato di agitazione di tutto il personale, primo passo per sensibilizzare l'opinione pubblica e trovare risposte concrete, prima di passare a forme di protesta più eclatanti.
Anche per l'OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia
Penitenziaria) la condizione degli addetti e operatori del Corpo Penitenziario italiano non è più sopportabile. In una lettera aperta di una settimana fa alle autorità istituzionali, a livello nazionale e regionale, e ai sindacati di categoria, l'Organizzazione Sindacale della Polizia Penitenziaria lamenta un «non idoneo numero di addetti di Polizia Penitenziaria» nelle sedi penitenziarie sul territorio nazionale e l'impossibilità di accogliere «nuovi soggetti nel rispetto sia del dettato costituzionale sia dei necessari requisiti di funzionalità e sicurezza interne ed esterne alle carceri italiane».

Angela Di Giorgio 12/01/2008 9.32