Cassazione: processi troppo lenti? Risarcimento dopo i 5 anni

Alessandro Biancardi

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LA SENTENZA. Ha diritto ad un risarcimento per ogni anno che superi il quinto, e non per tutti gli anni di durata del processo, chi è stato coinvolto in un procedimento protrattosi per troppo tempo. Una sentenza che potrebbe aprire una lunga serie di nuovi casi simili.
E' quanto afferma la Cassazione, condannando la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare un totale di 5 mila euro ad un uomo che si era rivolto alla Corte dei Conti (sezione Puglia) per ottenere la revisione della pensione.
Il procedimento, però, promosso nel 1994, si era concluso solo 10 anni dopo e l'uomo aveva per questo chiesto l'equa riparazione del danno.
La Corte d'appello della Capitale aveva stabilito che il risarcimento dovesse essere pari a 800 euro complessivi: infatti, secondo i giudici romani, poteva ritenersi ragionevole la durata di 3 anni per ognuno dei due gradi di giudizio, dunque 6 anni in totale, cosicche' il ritardo "risultava irragionevole in misura di 4 anni", per ciascuno dei quali veniva cosi' stabilita una riparazione di 200 euro.
L'uomo, quindi, si era rivolto alla Cassazione, lamentando il mancato rispetto dei parametri della Convenzione europea per i diritti dell'uomo (Cedu), gli «anni di durata del processo, che era stata di 10 anni», mentre ne erano stati calcolati solo 4, «la natura del procedimento, che, essendo pensionistico, avrebbe comportato la elevazione della misura indennitaria a 2 mila euro per ogni anno di durata del procedimento», nonchè «la complessita' di questo, nel caso inesistente, riferibile all'istruttoria e non al merito».
Secondo il ricorrente, la Corte avrebbe dovuto liquidare in totale 20 mila euro, o quanto meno 2 mila euro per ogni anno eccedente una durata ragionevole della causa, non superiore a 3 anni complessivi e, quindi 14 mila euro.
Per la Suprema Corte, che ha accolto in parte il ricorso e, annullando il decreto della Corte d'appello di Roma, deciso nel merito della questione, il periodo ragionevole del procedimento e' di 5 anni (tre per il primo grado piu' due per il secondo grado di giudizio) e l'uomo deve ricevere un indennizzo pari a mille euro per ogni anno eccedente la ragionevole durata.
«Ai fini dell'indennizzo del danno - si legge nella sentenza n.14 della prima sezione civile - non deve aversi riguardo, come pretende il ricorrente, ad ogni anno di durata del processo presupposto, ma soltanto al periodo eccedente il termine ragionevole di durata, essendo il giudice nazionale tenuto, nell'ipotesi in esame, ad applicare la legge dello Stato (la cosiddetta legge Pinto, ndr), non potendo darsi alla giurisprudenza della Cedu, in questione, diretta applicazione nell'ordinamento giuridico italiano con il disapplicare la norma nazionale».


10/01/2008 10.53