Ciclone prima parte: 100mila pagine, 20 filoni, 2 segretarie

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Un lavoro imponente su ogni aspetto della vita amministrativa degli ultimi 10 anni che gli inquirenti sono riusciti a riassumere in oltre 100.000 pagine contenute in 25 faldoni. È questa è solo la prima parte. Si attendono solo i tempi tecnici della burocrazia per la conclusione della prima fase dell'inchiesta Ciclone iniziata più di un anno fa e che ha di fatto spazzato via l'amministrazione dell'ex sindaco Enzo Cantagallo.
La procura muove una serie di contestazioni ad oltre 30 indagati tra ex amministratori, dipendenti comunali e imprenditori che avrebbero commesso una lunga serie di reati che riguardano l'urbanistica (premi di cubatura sproporzionati negli accordi di programma con i privati), affidamenti diretti, la gestione del verde pubblico, la ricostruzione del PalaRoma, le assunzioni.
E su tutti le tangenti elargite e prese.
Ma in totale sarebbero quasi 20 i filoni di inchiesta.
Il pm Gennaro Varone ieri ha affermato che «ogni filone potrebbe costituire un'indagine a sé» per sottolineare la vastità del campo d'azione degli inquirenti e l'ingente mole di lavoro.
Lo stesso pm non ha negato il fatto che il primo stralcio della maxi inchiesta è ormai conclusa e si attendono solo «gli adempimenti tecnici».
Adempimenti che consistono «nella fascicolazione di oltre 100.000 pagine», oltre a una vasta mole di intercettazioni non ancora catalogate, documenti amministrativi e relazioni degli inquirenti e tutti i riscontri raccolti in questo anno o poco più di indagine.
E' necessario allora rimettere ordine nelle carte processuali per poter poi predisporre la richiesta di rinvio a giudizio che segnerà l'inizio del processo vero e proprio.
Per tutto questo occorreranno «al massimo» 30 giorni perché a dividersi l'ingente mole di lavoro ci sono appena due persone che compongono la segreteria del pm.
Personale giudicato sufficiente da Varone che non si sbilancia, anche se non è una novità di questi giorni il fatto che molte procure -e in particolare quelle di Pescara oberata tra l'altro da moltissime inchieste “ciclopiche”- soffrano di molti mali come la carenza di personale amministrativo, la carenza di mezzi, quella di stanziamenti economici e addirittura mancherebbero gli inquirenti, cioè le persone che materialmente dovrebbero indagare.
Maxi inchieste come quella di Montesilvano, Pescara o quelle della Fira o sugli abusi edilizi degli stabilimenti balneari contano, infatti, un pool di investigatori che difficilmente supera le tre unità.
Sono presto spiegati i tempi biblici della giustizia, lungaggini che spesso incidono direttamente sul senso stesso della giustizia.
Facile comprendere anche la “potenza di fuoco” delle forze messe in campo contro tuttala criminalità.

ORA L'INCHIESTA SFOCIA NEL “SOCIALE”

E dopo aver scoperto nei mesi scorsi le vie preferenziali affidate ad alcuni imprenditori che avrebbero guadagnato centinaia di milioni grazie ai politici compiacenti che nel frattempo si arricchivano, gli ultimi filoni di inchiesta stralciati stanno incominciando a scavare sui metodi di accesso alla pubblica amministrazione.
Un fenomeno probabilmente tutto italiano e radicato nella nostra cultura che crea così un mix molto pericoloso per la democrazia stessa.
C'è il desiderio delle persone di avere una “strada spianata” e preferenziale anche dettata probabilmente dalla crisi economica e di lavoro, c'è la necessità dei politici-amministratori di crearsi un serbatoio di voti attraverso clientele e favori, c'è l'aumento vertiginoso della spesa pubblica e dunque delle tasse.
«I posti di lavoro si ottengono partecipando ai concorsi e dimostrando di essere piu' bravi di altri, e non chiedendo piaceri ai politici di turno». E' questo il principio che il pubblico ministero Gennaro Varone ha messo in evidenza ieri. Un messaggio, quello di Varone, rivolto ai cittadini
che chiedono raccomandazioni.
Ma i cittadini chiedono raccomandazioni perché non riesco facilmente trovare un lavoro. E una volta trovato, anche se attraverso le clientele, si preferisce tenerlo stretto a qualunque costo anche subendo vessazioni o minacce o addirittura dichiarando il falso alla magistratura.
Oltre a un problema direttamente legato alla rispetto delle norme si comprende facilmente come il malaffare incida direttamente tutti cittadini.
Si pensi all'aumento delle tasse per criteri di spesa pubblica scriteriata o si pensi a quante persone preparate rimangono fuori dagli enti pubblici perché non protetti da quella che Cantagallo chiama «adozione politica».
Per fortuna in tutto questo è prevalsa anche negli ultimi tempi la voglia e il desiderio di legalità e giustizia che si è trasformata in numerose denunce che si sono dimostrati spesso decisive nelle inchieste della magistratura.
Questa inchiesta sembra mettere in luce, e probabilmente continuerà a farlo nel prossimo futuro, moltissimi punti deboli della nostra società, mentre in pochi -e pagando anche conseguenze amare- decidono di denunciare alla magistratura quanto subito.
Gli altri si lasciano schiacciare dai "signorotti" locali che spadroneggiano con ogni mezzo sulle vite dei sudditi montesilvanesi.
Problemi che riguardano la società e ai quali la magistratura non potrà porre rimedio.

09/01/2008 10.09

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