D’Alfonso indagato per corruzione, abuso e illecito finanziamento ai partiti

Alessandro Biancardi

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D’Alfonso indagato per corruzione, abuso e illecito finanziamento ai partiti
PESCARA. La situazione diventa ogni giorno più delicata e gli eventi sembrano subire una brusca accelerata. La notizia del giorno è l'anticipazione del Messaggero che annuncia l'iscrizione nel registro degli indagati del sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso nell'ambito della maxi inchiesta su urbanistica e tangenti. Infatti le accuse mosse al primo cittadino riguarderebbero i reati di corruzione, abuso di ufficio, illecito finanziamento ai partiti. Ma le notizie finiscono qua. E non giungono nemmeno a ciel sereno.
L'unico a meravigliarsi è stato proprio il sindaco che, come aveva fatto pochi giorni fa, ha convocato una urgentissima conferenza stampa per annunciare in sostanza che chiederà di essere sentito dai pm e di non sapere null'altro.
Ma andiamo con ordine e poiché la faccenda è davvero molto complicata e per di più coperta dal segreto istruttorio si corre facilmente il rischio di scrivere e divulgare imprecisioni.
Allora meglio limitarsi ai fatti che elenchiamo in ordine sparso.

-Verso la fine di maggio la squadra mobile irrompe negli uffici urbanistici del Comune e sequestra tutti gli accordi di programma stipulati con privati;
- una o più denunce riguardanti le gare pubbliche di appalto sull'area di risulta vengono incorporate nel maxi procedimento principale;
- la mole di documenti è tale e tanta che un solo pm non basta; viene formato il pool di magistrati che opera congiuntamente e per argomenti;
- trapelano intercettazioni telefoniche riguardanti l'imprenditore Primavera e l'ex assessore Licio Di Biase. Tra le altre cose parlano di un contributo per la pubblicazione di un libro di Di Biase;
- trapela anche la questione relativa ad un fondaco utilizzato dal sindaco D'Alfonso e quella relativa alla sede elettorale di Piazza Unione tuttora nelle disposizioni del primo cittadino;
- si parla di vicende non si capisce quanto connesse alle indagini, relative all'ex arcivescovo Cuccarese e la sua fondazione, poiché firmatario di un accordo di programma per una ipotetica speculazione edilizia;
- nel frattempo continuano le indagini su Montesilvano (Ciclone) che guarda caso riguardano proprio l'urbanistica e ipotetiche mazzette (ma gli inquirenti hanno sempre smentito sovrapposizioni o similitudini);
- la polizia sequestra documenti anche nel Comune di San Giovanni Teatino nell'ambito della medesima indagine;
- sono circa una quindicina gli imprenditori che hanno subito perquisizioni e che si presumono indagati;
- Non ci sono conferme sugli indagati totali ma si ipotizza un numero elevato che possa essere vicino ai 40;
- alla fine di novembre il capo della Mobile Nicola Zupo trasferisce ai pm la sua relazione sulle indagini di circa un anno, relazione si dice di circa mille pagine;
- dentro vi si trova la ricostruzione e gli elementi di prova di moltissimi fatti contestati, reati come corruzione (mazzette), speculazioni edilizie in violazione di norme, favoritismi, concorsi e appalti che si presumono "inquinati". Insomma, una serie di ipotesi di reato che racconterebbero una parte importante della vita amministrativa di D'Alfonso e della sua giunta;
- ovviamente nella relazione figurano una serie spropositata di
intercettazioni: discorsi, ammissioni, frasi in codice, accordi, sfuriate, qualche insulto;
- Altri riscontri deriverebbero anche da pedinamenti e testimonianze;
- Moltissime voci nelle ultime settimane hanno destabilizzato il clima a Pescara, voci sulla procura, voci sulla amministrazione e le sue ipotetiche malefatte. Voci probabilmente fatte circolare ad arte. Ma per raggiungere quale scopo?
- E' un altro fatto che moltissimi dipendenti e dirigenti siano impauriti e sul chi vive e sempre alla ricerca di informazioni sulle indagini
- la guerra interna al Pd e gli avversari, anche questa è una realtà.
E' indubbio il peso politico delle indagini sulle prossime elezioni.
Il centrodestra aspetta per calare i suoi "assi", molti del centrosinistra aspettano e scalpitano di prendere il posto di eventuali "amici" toccati dalle indagini e magari poco candidabili.
- Ancora è un fatto che il sindaco D'Alfonso non abbia ricevuto l'avviso di garanzia e dunque per lui non è arrivato il momento di compiere il primo atto nell'ambito di questa inchiesta e soprattutto significa che le indagini stesse non sono ancora terminate. Questo significa inoltre che non può conoscere ancora i fatti ed i reati che gli vengono contestati nello specifico.

Così stando le cose sostenere che il primo cittadino (che è il vertice della attività amministrativa) sia indagato quando sotto la lente della procura c'è una vasta parte della attività di questa giunta, non aggiunge molto di più a quanto già non si sappia.
Quanto l'attività giudiziaria possa essere stata vanificata dalla notizia pubblicata è difficile saperlo.
E non si esclude che proprio in seguito alla fuga di notizie non vi sia una accelerazione necessaria.
E visto che il sindaco è indagato (ma gli indagati sono molti di più e comprenderebbero ovviamente amministratori e dipendenti) è soggetto ad accertamenti di vario genere a sua insaputa, come quelli bancari.


LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO


Immediatamente dopo la lettura dell'articolo questa mattina D'Alfonso fa convocare una conferenza stampa nella quale ha risposto a tutte le domande dei giornalisti ed offrendo un cospicuo numero di «non so».

Il sindaco ha detto di aver chiesto alla Procura della Repubblica, attraverso i suoi legali, di essere ascoltato per fornire una deposizione spontanea. Il confronto potrebbe avvenire a breve, dato che la Procura avrebbe accolto questa richiesta.
Ha detto di non conoscere «nei particolari la vicenda ma di voler fare deposizione spontanea in ordine a fatti e ad eventuali atti».
Ha ribadito più volte di avere «tanti argomenti» per mettere in evidenza l'assoluta estraneità a qualunque contestazione della sua attività amministrativa ed anche quella della giunta.
«La regolarità formale degli atti è assolutamente ineccepibile», ha ribadito più volte.
«Mi trovo a dover rispondere di un fondaco» - si è limitato a dire a proposito dell'inchiesta che lo riguarda. E poi ha aggiunto che «quando si amministra un pubblico potere, le decisioni del pubblico potere possono finire sotto la luce di una rilettura dell'attività giudiziaria, ed essere sottoposte ad una attività di chiarificazione.
Ma non sono uno che accusa i magistrati o li vede come avversari politici e nemmeno le loro indagini mi infastidiscono».
«Non c'e' un solo atto amministrativo che sia stato adottato violando leggi e per soddisfare esigenze relative all'attività politica» e che in Comune «non abbiamo costruito alcun procedimento di favore».
Sugli avvisi di garanzia il sindaco ha confermato di non averne ricevuti aggiungendo il particolare di non aver ricevuto nemmeno quello di un paio di settimane fa inerenti l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio nell'ambito del concorso del suo braccio destro Guido Dezio.
Per il primo cittadino «tutto è chiaro e chiaribile e il colloquio che mi viene consentito ha un grande valore di chiarificazione».
E ritornando alle ipotetiche accuse riguardanti il fondaco utilizzato per fini politici (che non è la sede di piazza Unione ricevuta dall'imprenditore Ciccocioppo «che è di Lanciano e non ha alcun interesse a Pescara») D'Alfonso ha precisato che «da quattro anni non risulto candidato per nessun partito e che questo fondaco fa riferimento ad una attività di sgombero utilizzato poi con finalità politiche e culturali. Però l'unico elemento che ho – ha aggiunto D'Alfonso - è l'articolo di stampa di oggi».
Il sindaco ha assicurato di voler fornire «ogni sorta di collaborazione partendo dal presupposto che e' bene che si facciano tutti gli accertamenti e gli approfondimenti».
«Tutte le decisioni riferite all'urbanistica e alla contrattualistica con i privati, a Palazzo di città, sono straordinariamente rispettose delle regole».

28/12/2007 16.13

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