Abusi edilizi sul litorale: Padovano, Grippo e Ballone indagati

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Sono 15 le persone indagate per reati che vanno dall’abuso d’ufficio, all’abusiva costruzioni di opere sul suolo demaniale, all’omissione di atti d’ufficio. Il sequestro del locale della famiglia De Cecco porta con sé uno strascico pesante per la pubblica amministrazione che sembrerebbe essersi prestata a «falsificare le carte», ad interpretare in maniera molto estensiva le norme. Insomma a chiudere un occhio.


PESCARA. Sono 15 le persone indagate per reati che vanno dall'abuso d'ufficio, all'abusiva costruzioni di opere sul suolo demaniale, all'omissione di atti d'ufficio.
Il sequestro del locale della famiglia De Cecco porta con sé uno strascico pesante per la pubblica amministrazione che sembrerebbe essersi prestata a «falsificare le carte», ad interpretare in maniera molto estensiva le norme. Insomma a chiudere un occhio.


E quello che emerge è uno spaccato inquietante.
Tra el 15 persone ci sono dirigenti comunali, dipendenti regionali che a vario titolo hanno apposto la loro firma sui documenti contestati, oltre ad amministratori e figure istituzionali che per il loro ruolo non potevano non sapere.
Tra questi c'è sicuramente l'assessore Riccardo Padovano, che proprio l'altro giorno aveva già ricevuto un altro avviso di garanzia (questa volta a seguito di indagini della capitaneria di porto sempre su ipotetici abusi edilizi inerenti lo stabilimento balneare di famiglia).
Avviso di garanzia anche al comandante dei vigili urbani Ernesto Grippo e al capitano dei vigili urbani Fabio Ballone.
I nomi ovviamente si aggiungono a quello del titolare dello stabilimento sequestrato Filippo Antonio De Cecco e dell'omonimo pastificio, attualmente all'estero.
La famiglia intanto non commenta ma l'avvocato sta studiando le carte per capire in concreto le contestazioni mosse.
Gli uomini del reparto navale della finanza stanno completando, intanto, gli ultimi adempimenti e provvedendo ancora al sequestro di numerosi altri documenti, oltre che alla notifica degli avvisi di garanzia agli indagati (di cui per ora non possiamo dare le generalità).

«DUE PESI E DUE MISURE»

Ed è una inchiesta che fa paura, questa degli stabilimenti balneari, e nello specifico questa della vicenda che riguarda De Cecco.
Intanto, quello che trapela dalla Procura è che l'assessore Padovano, il comandante Grippo e Ballone sarebbero indagati anche per omissioni di atto d'ufficio in quanto le irregolarità contestate oggi dalla finanza erano già state rilevate molti mesi fa proprio dai vigili che tuttavia non avrebbero provveduto -come prevede la norma (sequestrando il locale)- ma notificando invece una semplice diffida.
Nello specifico l'irregolarità -pure contestata dai vigili urbani- riguarderebbe la capienza massima della sala da ballo con tetto di paglia che secondo la documentazione ufficiale avrebbe dovuto contenere un massimo di 100 persone.
Invece, in seguito al controllo proprio della polizia municipale, ne furono trovate oltre 500.
La diffida, dunque, consisteva nel fatto di imporre al proprietario una più attenta vigilanza e di impedire in futuro l'entrata alle persone in eccesso.
Secondo la procura, tuttavia, sembrerebbe che, invece, non solo le violazioni siano continuate indisturbate ma anche i vigili avrebbero continuato a “distrarsi”.
«Due pesi e due misure», così sintetizzano in Procura il comportamento dei vigili indagati nei confronti del potente imprenditore della pasta, mentre gli stessi vigili erano stati inflessibili nei confronti di altri piccoli commercianti.
Se dovessero essere provati tali reati una nuova luce squarcerebbe il buio che avvolge le stanze dove si amministrazione la cosa pubblica in città.
Sospetti, solo sospetti che, invece, la procura ritiene di poter provare chiaramente con una mole enorme di documenti.
Ed ora è da chiarire il ruolo dell'assessore Padovano nel mirino della procura ma già nell'occhio del ciclone per il suo -almeno inopportuno- conflitto di interessi poiché titolare della delega al mare in qualità di assessore e contemporaneamente esponente di una sigla di categoria nonchè esercente egli stesso.

COME TI RADDOPPIO LA CONCESSIONE

Capitolo a parte, invece, per le contestazioni mosse agli altri indagati per aver operato in deroga alle leggi vigenti secondo ormai una consuetudine in voga da anni a Pescara: il raddoppio della concessione.
In questo caso sarebbero diversi i reati contestati come l'abuso e il falso.
Ad arte, con il tempo i diversi titolari delle concessioni (di solito unica e non replicabile) degli stabilimenti, con la complicità evidentemente di dipendenti compiacenti e molto distratti, sarebbero riusciti a sdoppiare il proprio titolo che consente l'occupazione del suolo demaniale.
Con due concessioni a disposizione, poi, è stato un gioco da ragazzi richiedere due concessioni edilizie per costruire accanto allo stabilimento anche un ristorante, una discoteca, un gazebo.
E da qui raddoppiare i proventi, addirittura vendendo sub concessioni.
Una consuetudine che la maxi indagine della procura di Pescara, coordinata dal pm Aldo Aceto, sta scoprendo e sanzionando in maniera pesante.
Per il momento con i sequestri delle strutture.
A questi seguirà il processo vero e proprio nel quale matureranno le eventuali condanne o dove potrebbero cadere le attuali accuse.
Gli indagati potrebbero addirittura essere più di 100 tra titolari di stabilimenti, dipendenti comunali, regionali, politici.
Uno scandalo nello scandalo perché si tratterebbe di reati fotocopia che si sono moltiplicati a dismisura e protrattisi nel tempo.
In una sorta di reazione a catena.
A prevalere sarebbe stata una specie di “legge della concorrenza”:siccome il mio concorrente lo ha fatto ora lo devo poter fare anche io.
E sembrerebbe che, trovatisi scoperti, i dipendenti comunali (e forse anche il mondo politico) siano stati costretti a coprire con nuovi reati e abusi, i reati precedenti.
Sembra assurdo ma potrebbe essere andata proprio così, generando una serie infinita di irregolarità.
Sotto gli occhi dei cittadini e alla luce del sole. Per anni.
E le indagini potrebbero allargarsi.
Si prevede uno sconfinamento a Montesilvano e forse anche a Francavilla.

INCHIESTA LENTA

Ed anche questa inchiesta -per ragioni non ben chiare- ha subito un enorme rallentamento.
I diversi faldoni del procedimento sarebbero rimasti parcheggiati per mesi su una scrivania, senza ragione.
Qualcuno addirittura iniziava a pensare che tutto sarebbe finito nel dimenticatoio.
Poi qualcosa nelle ultime settimane deve essere successo, chissà cosa.
Quello che è certo è che ci saranno nuovi sequestri e che nel calderone «finiranno tutti coloro che hanno commesso abusi».
Una promessa che si pensa sarà mantenuta.
Forse è solo questione di tempo.

a.b. 19/12/2007 15.12


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