Il maestro Rendine abbandona il Marrucino: «non sanno cos'è il Teatro»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Sergio Rendine, direttore Artistico del Teatro Marrucino sbatte la porta e se ne va. Presenta le sue dimissioni in una lettera carica di rancore e annuncia che lui non tornerà indietro.


CHIETI. Sergio Rendine, direttore Artistico del Teatro Marrucino sbatte la porta e se ne va. Presenta le sue dimissioni in una lettera carica di rancore e annuncia che lui non tornerà indietro.
I motivi? Una sfilza infinita, messi uno dietro l'altro nella lettere che ieri ha inviato a sindaco, assessori, consiglieri regionali, organizzazioni sindacali e mondo dell'informazione.
Non ha peli sulla lingua e parla di un Teatro in cui si stanno svolgendo «attività gestionali in modo assolutamente inaccettabile per la mia professionalità». A questa va ad aggiungersi «l'incompatibilità personale e professionale creatasi con il Commissario Straordinario Maurizio Di Michele» che secondo Rendine «sta operando dall'inizio del suo mandato con azioni tendenti ad ostacolare il corretto lavoro di questa Direzione Artistica e di tutto il Teatro Lirico». 
Come? «Mi sta delegittimando in ogni modo».
Si è arrivati anche a mettere in dubbio, sostiene, «in maniera
sconcertante», «l'adempienza economica dell' Istituzione Regione Abruzzo e addirittura l'adempienza economica dello Stato»: e infatti «si è contrattualizzato il personale fino al 31 dicembre senza voler dare nessuna prospettiva di rinnovo contrattuale (nonostante garanzie politiche sia verbali che scritte da parte dei massimi vertici regionali), e non contrattualizzando nessun artista della Bohéme che, dovendo andare in scena il 5 gennaio ha cominciato le sue prove il 1 dicembre».
Il blocco totale di ogni spesa, quindi anche della pur minima anticipazione, per l'allestimento della Bohéme, Rendine la percepisce come «un' azione tesa ad ostacolarne la riuscita perché ogni Teatro del mondo, con progetti approvati e finanziati, procede con anticipazioni bancarie e non pretende di avere i soldi "liquidi" in cassa per operare (solo incompetenti di gestione teatrale possono pretendere questo)».
Ma il maestro parla anche di palese «ennesima presa in giro nei confronti di artisti e fornitori, creditori verso l'Istituzione, che hanno da mesi garanzie di recupero del loro credito, garanzie politiche anche rese pubbliche attraverso organi d'informazione». Ma alla fine non si vede un soldo.


«MESI DA INCUBO»


E una volta che il maestro Rendine chiude la porta si toglie decine di sassolini dalle scarpe. Perché se fino ad ora ha "sopportato" in silenzio, adesso è bene che tutti sappiano.
Rendine racconta così di molte attività, «anche musicali e di bassissima qualità», programmate «non solo senza il parere del Direttore Artistico, ma senza che esso ne sia stato neppure informato». Lui estromesso, a suo dire, da tutto: dal riscaldamento che è stato spento nel suo ufficio al blocco di un cambio prova da una sede ad un altra, senza essere avvertio.
Rendine parla di «rapporti irrispettosi da parte del Commissario» con «tutti» gli artisti e i fornitori del Teatro Lirico «in maniera costante e continuata, sfociata in episodi vergognosi quali il rifiutarsi, come invece fa ogni direttore di Teatro, di portare il contratto da firmare in camerino al Direttore d'Orchestra, pretendendo che quest'ultimo fosse convocato nell'ufficio commissariale circa un'ora prima del concerto (quest'episodio, per uno che conosce questo mestiere, equivale a "ruttare" a tavola in un pranzo di gala)».
«Gli artisti», continua l'ormai ex direttore artistico, «dell'ultimo Concerto sono andati in scena senza contratto firmato (irregolarità assoluta che denuncio) perchè il Commissario non li aveva firmati nonostante li avesse ricevuti tre giorni prima».
Ma ce n'è anche per l'assessore alla Cultura Di Cosmo, che «ha escluso "sua sponte" dall'organigramma da me presentato una dipendente che ha lavorato per molti anni e con ottimi risultati presso il Teatro, per ragioni personali». che, per carità, potranno pure far parte dell'esercizio dei suoi poteri, ma che non sono sufficienti, anzi si scontrano, con la mia etica della garanzia dei posti di lavoro basata solo su di un rendimento che non può essere giudicato da persone completamente estranee all'andamento del Teatro in questi anni.
«Non è più concepibile», chiude amareggiato il maestro, «avere a che fare con chi il Teatro lo frequenta poco anche da spettatore.
E Rendine ha scritto anche con una lettera rivolta «ai miei nemici»:
«un buon combattente sa quando non deve accettare più la lotta per mancanza di dignità del nemico», si legge.
«Mi vedo dunque costretto a lasciarvi liberi dall'impegno gravoso di fare una grande cultura in questa terra, lasciandovi ancor più liberi di quanto lo siate sempre stati di operare tramite il mercimonio, lo scambismo, il trionfo della mediocrità, la conservazione del privilegio e l'assoluta mancanza di senso della dignità dell'arte, accompagnata, come sempre, dalla mancanza di rispetto della dignità degli uomini d'arte».

15/12/2007 10.14