Centro Oli. Mario Negri Sud «gravi danni alla salute»

Alessandro Biancardi

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Centro Oli. Mario Negri Sud «gravi danni alla salute»
LA RELAZIONE COMPLETA CHIETI. La relazione del Consorzio Mario Negri Sud boccia il Centro Oli su tutta la linea. Nella relazione tecnica si precisa inoltre come i valori di anidride solforosa e monossido di carbonio presenti nell'aria supererebbero dalle 5 alle 20 volte i valori indicati dall'Eni nel Via, la Valutazione di Impatto Ambientale.  IL CONFLITTO DI INTERESSI DI MARROLLO ED IL SINDACO FRATINO  LA RELAZIONE DELL'ENI E LA PROCEDURA DI APPROVAZIONE IN 20 GIORNI
Inoltre le soluzioni tecnologiche di disinquinamento delle emissioni progettate all'epoca per il centro Oli di Ortona «appaiono obsolete».
Due verità molto diverse, quindi, quella del centro di ricerche farmacologiche e biomediche di Chieti e dell'azienda interessata a far sorgere la mini raffineria sul territorio abruzzese.
Brutte notizie anche per le imprese viti vinicole del territorio che si stanno mobilitando in queste settimane: «considerando le coltivazioni attualmente presenti nei 12 ha di terreno sui quali sorgerà il centro di trattamento», scrive il Mario Negri Sud, «si stima che vi sia una perdita annuale nel fatturato del settore agricolo coinvolto di circa 240 mila euro. Tale stima potrebbe subire lievi variazioni poiché si è in attesa di riscontri ulteriori da parte di esperti del settore».

DANNO AMBIENTALE

«Il principale fattore di pressione ambientale del centro è costituito dall'immissione di sostanze inquinanti in atmosfera da almeno quattro camini che lavoreranno di continuo per 365 giorni l'anno», sottolinea la relazione.
Da questi fuoriusciranno Anidride Solforosa (112,4); NOX, ossidi di Azoto (332,2); Acido Solfidrico (0,78); Monossido di Carbonio (79,3); COV, composti organici volatili, (2,2); PM10, polveri sottili (1,2).
Utilizzando questi ed altri dati, insieme a dati di meteorologia dell'area, si sono simulate tramite uno specifico software le concentrazioni di inquinanti che ricadono sul suolo.
«Si è constatato», si legge nella relazione, «che per quanto riguarda gli ossidi di azoto, i valori massimi delle concentrazioni medie al suolo variano da 34,5 a 50,2 µg/m3, a seconda della velocità e direzione del vento ( a parità di velocità del vento un ruolo importante è giocato dall'orografia del territorio in esame)».
Il software utilizzato ha elaborato ricadute fino a circa 4,9 km di distanza dal punto emissivo e le concentrazioni massime si osservano a distanza variabili «fra gli 800 e i 1600 metri da questo».
L'anidride solforosa presenta valori massimi di concentrazione che vanno da 20,5 a 45,9 µg/m3, mentre il monossido di carbonio va da 9,4 a 13,5 µg/m3.
«Questi valori», chiarisce l'istituto, «sono superiori da 5 a 20 volte rispetto a quelli stimati dall'Eni nell'analoga simulazione presentata nel documento di Valutazione di Impatto Ambientale Questo comporta che per determinare direzioni e velocità di venti è possibile che alcuni abitati (come Miglianico e contrada Foro di Francavilla) possano essere interessate da ricadute diffuse degli inquinanti emessi».

DANNO ALL'AGRICOLTURA

Secondo lo studio «gli effetti non deriverebbero tanto da fenomeni acuti, quanto da esposizione protratta nel tempo agli agenti inquinanti».
Per quanto riguarda gli ossidi di azoto e il biossido di zolfo, «l'aggressione nei confronti delle piante è duplice».
Può avvenire «attraverso le foglie oppure attraverso modificazioni nella composizione chimica del terreno. In questo senso gli effetti di gran lunga più dannosi sono dovuti all'anidride solforosa. Rimanendo alla relazione tecnica per una trattazione più estesa, in questa sede si può dire che i danni maggiori derivano dall'acidificazione del terreno conseguente a piogge o deposizioni secche in atmosfera inquinata da anidride solforosa. L'effetto generale è una diminuzione dell'apporto dei nutrienti e un'elevata tossicità, per cui la pianta si indebolisce notevolmente, esponendosi all'attacco di insetti, malattie e variazioni climatiche eccessive.
Sarebbe possibile effettuare delle stime precise circa l'entità dell'impatto a carico dell'agricoltura, ma i tempi a disposizione non lo consentono».

IMPATTO SANITARIO

Anche sul versante sanitario non ci sono buone notizie.
«La presenza degli inquinanti immessi in atmosfera», si legge, «potrebbero comportare l'aumento di determinate patologie a carico del sistema respiratorio, come allergie, atopia, asma, bronchiti acute e croniche. A suffragio di tale ipotesi vi sono i risultati di numerosi studi epidemiologici effettuati sul territorio nazionale».
«Tuttavia», continua ancora la relazione, «sarebbe possibile determinare con precisione l'incremento dei decessi e/o degli anni di vita perduti delle popolazioni esposte mediante l'applicazione di modelli dell'Organizzazione Mondiale della Sanità».
Il Mario Negri Sud dichiara inoltre che «sarebbe possibile e opportuno» stimare i livelli di rischio cui la popolazione sarebbe esposta in seguito a fenomeni accidentali, come quello verificatosi a Viggiano in Val d'Agri, dove un centro oli dell'ENI ha immesso in atmosfera per 4 giorni idrocarburi, acido solfidrico e anidride solforosa in concentrazioni elevatissime a causa della rottura di una testa pozzo.
«Purtroppo, le attuali condizioni operative non consentono di ottenere tali informazioni, indubbiamente molto importanti per delineare con precisione l'impatto sanitario conseguente alla realizzazione dell'opera».

TECNOLOGIA ADOTTATA

«Da notizie raccolte circa accordi ENI-ENEL in Toscana, risulta che è stato avviato un progetto per la realizzazione di un campo pozzi petroliferi a basso impatto ambientale, utilizzando tecnologie avanzate per l'abbattimento delle emissioni. Pertanto le soluzioni tecnologiche di disinquinamento delle emissioni progettate all'epoca per il centro Oli di Ortona appaiono obsolete».


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LA BATTAGLIA POLITICA

Il presidente Coletti, invece, nel conferire l'incarico spiegò che quello era un passo decisivo per promuovere o bocciare il progetto.
Una mole di informazioni giudicate da più parti «necessarie».
Ad oggi non si conoscono ancora i dettagli della relazione e il sindaco Nicola Fratino ha tentato di sminuire le notizie trapelate e sostiene che l'Eni non può essersi sbagliata clamorosamente. Tuttavia si riserva di esprimere un parere non appena avrà letto la relazione.
Se però non vengono tenute in considerazione le proteste di "semplici"
cittadini non si potrà di certo far finta di non vedere la relazione del Mario Negri Sud.
Anche se pare certo l'inizio dei lavori e le decisioni amministrative hanno concluso il proprio iter. Mancherebbe al momento solo la licenza urbanistica a costruire.
Erano tre le domande principali che dovevano trovare risposta nell'analisi dell'istituto: quali ricadute può avere l'avvio di un'attività di questo tipo sulla salute pubblica; che tipo di impatto ci potrebbe essere sulle colture agricole specializzate quali i vigneti e gli uliveti, così diffusi nella zona, ed anche sulle attività di trasformazione di questi prodotti e terzo quali conseguenze ci potrebbero essere in relazione all'ambiente, anche a lungo termine.
Nei giorni scorsi anche i circoli della Sinistra Democratica di Ortona hanno rivolto un appello all'Eni: «chiediamo che si passi con decisione dalle parole ai fatti, ma come parte politica vogliamo che il Centro Oli risulti assolutamente e totalmente rispettoso dell'ambiente, dall'esecuzione dei primi lavori e sino a tutta la fase di gestione: estrazione, trasporto desolforazione del greggio.
Sappiamo che la tecnologia per ottenere questi obiettivi è possibile.
Ne chiediamo la realizzazione fattuale in nome dei cittadini che potrebbero lavorare all'ENI ed in nome di tutti gli altri che si aspettano un generale miglioramento dell'intera città».
Ma oggi qualcosa è cambiato e le indiscrezioni trapelate danno nuova forza e nuovo entusiasmo alle proteste dei cittadini.

«L'allarme pesantissimo lanciato dal Mario Negri Sud sul Centro Oli di Ortona "basta ed avanza" per decretare lo stop definitivo all'intervento dell'ENI», sostiene il deputato Idv, Carlo Costantini.
«E' auspicabile, quindi», ha aggiunto, «che il Presidente della Regione – che pure non aveva ascoltato la volontà pressocchè unanime espressa dal suo Consiglio Regionale – raccolga ora le preoccupazioni di un organismo scientifico, svincolato da interessi di parte politico/economica ed assuma finalmente il ruolo che la sua carica istituzionale gli attribuisce, impedendo che l'impianto venga realizzato. E' auspicabile, inoltre, che sempre dal Presidente Del Turco parta una vera e propria rivoluzione culturale capace nel tempo di sensibilizzare tutta la politica regionale verso il superamento delle prassi amministrative consolidate che vedono ormai tutte le amministrazioni locali consentire la realizzazione di qualsiasi intervento, in cambio di solo denaro».

10/12/2007 9.40

COLETTI SCRIVE A FRATINO

E questa mattina il Presidente della Provincia, Tommaso Coletti, ha inviato una lettera al sindaco di Ortona, Nicola Fratino, affinché sospenda qualsiasi atto connesso con il rilascio di concessioni edilizie per la realizzazione dell'insediamento produttivo.
«I dati emersi dal primo stralcio dello studio reso dall'Istituto Mario Negri», ha detto Coletti, «destano grande preoccupazione e allarme per la ricaduta che il Centro Oli di Ortona potrebbe avere sull'economia agricola e soprattutto sulla salute, ha dichiarato il Presidente Coletti, e si rende quindi necessario un approfondito studio del documento definitivo che ciascuna delle parti interessate dovrà svolgere per la propria competenza. In attesa di poter assumere ulteriori informazioni ritengo opportuno, ha concluso il Presidente, sospendere qualsiasi iniziativa amministrativa per il Centro Oli».

10/12/2007 13.46


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