«Contrario alle leggi europee l’eccessivo controllo di enti pubblici su spa»

Alessandro Biancardi

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LA SENTENZA. La sentenza arriva dalla Corte di giustizia europea: «il privilegio riservato agli enti pubblici di poter esercitare in una società per azioni un controllo sproporzionato rispetto alla loro partecipazione è contrario al diritto comunitario».
Secondo il Tribunale europeo «la normativa italiana, che consente ad un ente pubblico di nominare direttamente dei membri del consiglio di amministrazione, è idonea a dissuadere gli investitori di altri Stati membri».
Una sentenza che se applicata potrebbe provocare un vero e proprio terremoto nelle partecipate da enti pubblici (comuni, province, regioni ma anche comunità montane ecc). E' fuori di dubbio infatti che proprio le spa vengono viste come utile serbatoio di poltrone per sistemare gli uomini di partito.
Evidentemente certi sistemi male si innestano in un'ottica europea.
Il caso analizzato è quello della Aem SpA (Azienda Elettrica Milanese SpA), società per azioni costituita dal Comune di Milano, che opera nel settore dei servizi pubblici di distribuzione del gas e dell'energia elettrica. Un caso particolare, quindi, ma che può traslarsi in tante altre realtà italiane.
Quotata in borsa nel 1998, il 51% del suo capitale era detenuto da detto Comune.
Proseguendo il processo di privatizzazione della società, il Comune ha deciso di ridurre la propria partecipazione al 33,4%.
Per questo è stato introdotto nello statuto il diritto esclusivo a favore del Comune di nominare direttamente fino a un quarto degli amministratori.
L'effetto combinato della riserva di nomina diretta e del diritto di partecipare al voto di lista consente al Comune di Milano di conservare la maggioranza assoluta nel consiglio di amministrazione dell'AEM, sebbene esso, successivamente alla cessione dei titoli, detenga solamente la maggioranza relativa del capitale.
La Federconsumatori e altre associazioni di consumatori e di piccoli azionisti hanno impugnato le delibere del consiglio comunale dirette a consentire al Comune di Milano di conservare la maggioranza nel consiglio di amministrazione dell'AEM. Esse contestano tale posizione privilegiata poiché scoraggerebbe eventuali investitori dall'acquisire partecipazioni nell'AEM e condurrebbe al deprezzamento delle loro partecipazioni in tale società.
Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia chiede alla Corte di giustizia di pronunciarsi sulla compatibilità con il diritto comunitario della normativa italiana su cui siffatta posizione privilegiata si fonda.
La Corte rileva che le questioni ad essa sottoposte partono dal presupposto che solamente gli azionisti pubblici possano fruire di una tale posizione privilegiata.
Essa constata che la normativa italiana consente quindi agli azionisti di partecipare all'attività del consiglio di amministrazione di una società per azioni con maggiore rilievo rispetto a quanto sarebbe loro normalmente concesso dalla loro qualità di azionisti (pratica sicuramente abusata da molti Comuni italiani).
In questo modo essi possono esercitare un'influenza che va al di là dei loro investimenti, il che costituisce «una restrizione ai movimenti di capitali».
Tale posizione privilegiata, infatti, è possibile, da un lato, in forza della normativa italiana che non prevede alcun limite per quanto riguarda il numero degli amministratori che possono essere direttamente nominati dall'azionista pubblico e, dall'altro, in forza della partecipazione di quest'ultimo all'elezione mediante voto di lista degli amministratori non direttamente nominati.

06/12/2007 12.29