La Uil spaccata sul Centro Oli di Ortona

Alessandro Biancardi

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La Uil spaccata sul Centro Oli di Ortona
ORTONA. Nei giorni scorsi si era registrata la netta posizione favorevole del segretario della Uil,Roberto Campo, sull’insediamento del centro Oli nel comune di Ortona, ai confini con Tollo, Miglianico e Francavilla. Campo aveva detto che era sbagliato dire «no a priori» ma che in definitiva era pur sempre una occasione di sviluppo.
Tali affermazioni però non hanno trovato il consenso unanime nemmeno tra gli stesi aderenti allo stesso sindacato.
Oggi, infatti, Nino Di Bucchianico , in qualità di componente della UILTrasporti e insieme altri colleghi, interviene precisando la posizione del piccolo gruppo di “dissidenti”.
«Il sindacato a cui aderiamo ha, già da molti anni, adottato la definizione di “sindacato dei cittadini”», spiega Di Bucchianico,«ma ci duole evidenziare che le recenti dichiarazioni del Segretario Campo non facciano onore a questa definizione. Come si può parlare di una questione così importante e strategica nel futuro energetico della nostra Regione, semplicemente sposando, di fatto, le tesi di chi questo impianto lo vuole a tutti i costi?
Oltre alle forti perplessità causate dalle procedure seguite dall'ente petrolifero nazionale (ENI), non ultima la mancanza della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che (leggasi “Il Sole 24 ore” di ieri 29 novembre, pag. 15) da sola può invalidare l'intero iter determinandone la solenne bocciatura da parte del Ministero dell'Ambiente, (nonché del TAR che sarà a breve chiamato a pronunciarsi in merito) ciò che preme a chi come noi crede ancora nel “sindacato dei cittadini”, è il concreto rischio di immissione nell'atmosfera di anidride carbonica (con conseguenti sanzioni previste dal trattato di Kyoto) o, addirittura, di idrogeno solforato, come già avvenuto negli impianti costruiti in Basilicata dei quali, già nel 2001, si è interessata la trasmissione Report della Rai».
Di Bucchianico aggiunge poi di essere non solo in disaccordo con il suo segretario regionale ma che quelle dichiarazioni lo hanno lasciato «di stucco».
«Se è vero che non si può dire “no” a priori quando si parla di insediamenti in un certo qual senso “scomodi”», dice Di Bucchianico,«bisognerebbe andarci, secondo noi, con i piedi di piombo quando i cittadini (che questo sindacato dichiara solennemente di tutelare) scendono in piazza perché hanno paura non tanto dei cattivi odori emanati da una delle tante discariche in giro per il nostro Paese, ma dei veleni che, molto più subdolamente ed in maniera inodore (proprio come l'idrogeno solforato o le sostanze tossiche che avvelenano l'acqua che scorre nei nostri rubinetti) rischiano di fare di questa regione la pattumiera d'Italia».
Insomma come già capitato nelle scorse settimane si constata ancora una volta come l'argomento “spacchi”, divida, eppure coinvolga una fetta sempre più ampia di cittadini.
E questo sconfinamento e allargamento del problema ad altri comuni e persone è sicuramente un processo che avvantaggia chi, come i comitati di “cittadini arrabbiati”, si dicono contrari nel metodo e nella sostanza.
Intanto, si attendono segnali istituzionali da parte del ministero dell'ambiente e la presentazione del ricorso al Tar, mentre è stata presentata una richiesta di progetto di legge urgente per regolare in regione la concessione di autorizzazioni per le coltivazioni e sfruttamento delle risorse petrolifere.
Da voci per ora non confermate ufficialmente dall'Eni, infatti, ci sarebbe la fondata possibilità nel prossimo futuro di vedere aumentare i pozzi petroliferi nell'intero territorio ortonese e delle colline teatine fin sotto la Maiella.
30/11/2007 9.03

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