Attentati incendiari, primi arresti: la polizia sulle tracce dell’organizzazione

Alessandro Biancardi

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SAN SALVO. «Presenze inquietanti», clima teso e preoccupante. Ma ora arrivano i primi arresti e le indagini che dovranno scardinare quella che al momento ancora non appare come una associazione a delinquere. Nella zona di San Salvo e Vasto gli atti intimidatori dei mesi scorsi iniziano ad avere nomi e motivazioni.
Ieri la Squadra mobile di Chieti ha operato i primi arresti.
Due persone sono attualmente in carcere, altri tre sono indagati a piede libero.
Sono i primi risultati tangibili di una attività investigativa che va avanti da sei mesi e che è ancora in itinere e potrebbe serbare nuove sorprese nei prossimi mesi.
Con l'accusa di incendio e danneggiamento aggravato (per ora) sono finiti in carcere Rodolphe Pinto, 45 anni, e Piero Menichini, 26, entrambi di San Salvo, il primo socio della Croce Adriatica, il secondo disoccupato. L'ordine di custodia cautelare è stato firmato dal Gip Caterina Salusti.
I tre indagati sono S.D.N., A.D. e D. E.M., pure di San Salvo.
Secondo il capo della Mobile, Paolo Monnanni, Pinto avrebbe ricoperto il ruolo di reale mandante mentre il giovane Menichini sarebbe stato l'autore dell'attentato incendiario allo stabilimento Cheope insieme a Leonardo Di Tullio già arrestato dai carabinieri.
Le indagini si sono protratte per circa sei mesi, in collaborazione con la mobile di Vasto e con il reparto
prevenzione e crimine di Pescara, e hanno permesso di attribuire per il momento agli indagati i due incendi appiccati lo scorso 2 aprile e 24 aprile rispettivamente all'auto del titolare della ditta Cheope e il seguente incendio allo stabilimento.
Numerose le perquisizioni domiciliari nel corso delle quali sono stati sequestrati passamontagna e bottiglie gia' pronte per essere riempite di liquido infiammabile.
Nel corso delle indagini, ha sottolineato Monnanni, e' stato possibile «sventare almeno altri tre tentativi di incendio ad altrettanti obiettivi industriali di San Salvo».
Secondo gli investigatori, nel Vastese si era radicato il 'modus operandi' degli incendi come risoluzione di «controversie».
Discussioni e malumori nati nell'ambito di lavori e commesse.
Sulla ipotetica matrice estorsiva gli inquirenti non si sbilanciano anche se sembra l'ipotesi più accreditata ma che al momento non sarebbe supportata da sufficienti elementi.
Per ora, come detto, non viene contestata nemmeno l'associazione a delinquere apparendo, dunque, più come “gruppo slegato di delinquenti” e non una vera organizzazione radicata e strutturata con obietti precisi.
Si sa in ogni caso che le 5 persone iscritte nel regitro degli indagati hanno una certa dimestichezza con la droga ed il mercato degli stupefacentio locale.
La “manovalanza” per lo spaccio e gli attentati veniva reclutata scegliendo persone con un'eta' compresa tra i 20 e i 25 anni, con problemi di tossicodipendenza.
Non si esclude neppure che il gruppo nel mirino della procura possa allargarsi a nuove persone.
Tutto questo getta nuova luce su episodi inquietanti e su certe «presenze» che anche a dire del questore Fiore stanno inquinando la tranquillità del Vastese.
Che si tratti di vera e propria camorra nessuno lo dice.
Per il momento.
Le indagini proseguono coordinate dal pm di Vasto Anna Rita Mantini.

29/11/2007 12.45