«La donna è un oggetto»: mostrava film porno al figlio di 4 anni. Condannato

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Un modo di educare il proprio figlio in modo molto discutibile, a suon di film porno, linguaggio volgare e "consigli" maschilisti. La corte d'Appello dell'Aquila ha così condannato un genitore, dopo una causa durata 10 anni e una sentenza di assoluzione che proveniva dal Tribunale dell'Aquila.
«Non si può educare un figlio attraverso un modello basato sul concetto di donna-oggetto, passiva ai desideri sessuali del maschio».
E' la motivazione di una sentenza emessa dalla Corte d'Appello de L'Aquila, che ha condannato un padre che aveva istigato il figlio di quattro anni al culto del 'macho'.
Il padre faceva vedere al figlio di quattro anni film porno, arrivando persino a dire al piccolo che «le donne bisogna toccargli il sedere e le tette».
Il bimbo poi parlava con linguaggio volgare e palpeggiava davvero le donne che incontrava, e gli veniva spiegata la pratica della masturbazione.
La sentenza n. 3712, depositata il 20 novembre scorso, ribalta una precedente assoluzione del tribunale di Pescara e spiega che «la donna non può essere soggetto meramente complementare e subordinato nella vita dell'uomo, strumento di mero piacere e di sfogo sessuale».
Il tribunale di Pescara aveva assolto il genitore perché non aveva riscontrato sul figlio violenze sessuali ai suoi danni. Ma l'ultima sentenza stabilisce che non si può educare un figlio «attraverso un bombardamento sessuale, né nel linguaggio, né nei comportamenti: questo ha rilevanza penale».
La storia, inserita in una separazione coniugale tra un aquilano e una pescarese, risale a 13 anni fa e come ha spiegato all'Ansa il consigliere in Corte a L'Aquila e estensore della sentenza Aldo Manfredi «é travagliata, dura, per certi aspetti ricorda le vicende di Rignano Flaminio vicino Roma: il bimbo, che oggi ha 17 anni, fu sentito 10 volte dagli inquirenti e dagli psicologi».
«Parlare di machismo è enfatizzare - dice il consigliere Manfredi, già Gip a Teramo - ma abbiamo voluto stabilire che non sono accettabili certi comportamenti sessualizzati, che impongono mentalità devianti: è vera corruzione di minore e si tratta di maltrattamento in famiglia. Insomma, è una vessazione morale da condannare».
Il padre non andrà in prigione perché il reato è prescritto, ma la Corte lo ha comunque condannato al risarcimento civile dei danni.

29/11/2007 9.09