Ponte del Mare, ora c’è il vincitore del bando ma restano i dubbi

Alessandro Biancardi

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Ponte del Mare, ora c’è il vincitore del bando ma restano i dubbi
PESCARA. Non si può dire che la storia del ponte del mare sia una storia piana e lineare. E sta tutta nel suo travaglio il significato di questa nuova opera pubblica, «vanto per la città» e per un sindaco che l’ha voluta strenuamente e a tutti i costi. Il centrodestra è ancora scettico. «IL PONTE PRONTO A MARZO 2008» - TUTTO SUL PROGETTO

 LA VIGNETTA DI GIO


A vincere è stata l'Ati Mo.Spe.Ca Fiume Veneto (PD) capogruppo, Angelo De Cesaris Srl e Solisonda entrambi di Francavilla al Mare, mandanti.
L'offerta è stata ritenuta più vantaggiosa dell'altra ati I.S.P.A. Pietrelcina (BN) capogruppo, Barone Costruzioni Srl.
La ditta De Cesaris srl è nota, tra le altre cose, per aver l'appalto della manutenzione dei cimiteri di Pescara.
Solo due giorni fa l'interrogazione presentata da Carlo Masci era approdata in consiglio comunale.
In quella occasione Masci ha espresso tutti i suoi dubbi su una operazione «partita molto male».
«Si voleva addirittura che a svolgere i lavori fosse la ditta scelta dal sindaco che aveva preparato il progetto», ha ricordato il consigliere dell'Udc, «noi ci siamo opposti strenuamente perché significava in pratica affidare direttamente alla ditta scavalcando le procedure obbligatorie dell'appalto pubblico».
E non è sembrato secondario nemmeno il cambio di rotta sulle cifre e i finanziatori.
In principio furono 5 imprenditori generosi (già premiati e ringraziati in occasione di una manifestazione pubblica) che avrebbero dovuto mettere complessivamente 1 milione di euro.
Tanto costava all'epoca il ponte ciclopedonale e per giunta a costo zero per la collettività.
A quel punto anche il dibattito sulla opportunità di avere una passerella pedonale invece che un ponte utile a smaltire il traffico di auto si affievolì.
Poi le cose cambiarono, l'amministrazione ha fatto marcia indietro e si è “redenta” esperendo la gara ad evidenza pubblica dell'appalto. Solo che nel frattempo l'opera è lievitata ad oltre 7 milioni di euro.
Questa volta della Fondazione PescaraAbruzzo
«Che sono lo stesso dei pescaresi che hanno i propri risparmi alla Caripe», ha detto in aula Masci.
Poi il consigliere ha ricordato la lettera della autorità di vigilanza per la concorrenza nella quale si muovevano rilievi poiché la ditta che doveva eseguire i lavori avrebbe stabilito anche il prezzo dell'opera pubblica.
Nel contempo è stato aperto un contocorrente intestato alla Fondazione che avrebbe dovuto raccogliere prima i fondi dei “benefattori” e poi quelli della fondazione.
«Ho scritto al progettista Pichler e mi è stato detto che il progetto era pronto, che l'Università aveva effettuato gli studi sulla aerodinamica e soprattutto che il suo studio era sicuro di realizzare l'opera».
Si è poi saputo che il progetto del ponte è stato regalato al Comune.
L'assessore Mancini sintetico più che mai ha assicurato che «i lavori non erano partiti perché non potevano partire» che la «Fondazione ha deciso di non voler più proseguire in questa opportunità».
Tutto regolare come sempre dunque.
Ma a parte le numerose marce indietro rimane il dubbio nero su bianco del bando.
Infatti nella determinazione dell'importo complessivo dell'appalto, il bando riporta: «€ 6.310.000,00 (compresi oneri per la sicurezza e spese per la progettazione esecutiva) di cui: € 6.076.000,00 per lavori a corpo; € 124.000,00 per oneri per l'attuazione dei piani della sicurezza non soggetti a ribasso; € 110.000,00 per progettazione esecutiva soggetta a ribasso».
La domanda allora può essere: se il progetto già esiste ed è stato regalato (cioè ceduto gratuitamente, secondo l'accezione più comune ed in voga del termine) al Comune per quale ragione la ditta vincitrice deve prevedere una ulteriore spesa per la progettazione?
Il Comune risponde: la cifra serve per la progettazione esecutiva.
Dalle notizie emerse nella interrogazione, tuttavia, si è fatto più volte riferimento a «progettazione esecutiva» e «a fasi avanzate di studio».
Come stanno le cose?
Altra incognita rimane la enorme verve sprecata dall'opposizione in diatribe e scontri verbali ad effetto che tuttavia si esauriscono nell'arco di un giorno ed una pagina di giornale senza dare seguito, invece, ad azioni pratiche e decise a sostegno delle proprie tesi.
Perché limitarsi a denunciare in consiglio e non produrre ben altre denunce alle autorità giudiziarie competenti?
21/11/2007 15.12