Coasiv: «far decollare il porto e l'indotto con l'aiuto di tutti»

Alessandro Biancardi

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Coasiv: «far decollare il porto e l'indotto con l'aiuto di tutti»
VASTO. Secondo una recente ricerca nella provincia di Chieti il 50% delle aziende sarebbe disposta ad assumere nuovo personale «in particolari situazioni di contesto».
Il sondaggio potrebbe voler significare anche tutto il disagio di migliaia di imprenditori che devono sopportare sulle proprie spalle e sui propri portafogli il gap creato da infrastrutture al palo da anni.
Così può essere problematico decidere di investire in una zona irraggiungibile dove le strade sono piene di buche. Oppure impossibile assumere nuovi addetti perché la spesa non può essere razionalizzata a causa di "fattori ambientali" (mancanza di mezzi, infrastrutture, sinergie, politiche adeguati, l'Adsl…)
Il consorzio vastese Coasiv prendendo spunto dalle «particolari situazioni di contesto» illustra quanto di utile può trovarsi, invece, nell'area industriale ai confini con il Molise che vanta industrie di tutto rispetto. Così dopo l'approvazione (criticata nel metodo) del nuovo piano portuale che comporta il raddoppio dell'attuale bacino tali potenzialità potrebbero aumentare a dismisura.
Dunque perché non investire proprio qui e tornare ad assumere?
Anche la Finanziaria in approvazione, prevede per le aree industriali (compreso l'agglomerato produttivo di Punta Penna, unica zona 87 p.3c della città costiera) il credito d'imposta di circa 400 euro mensili per ogni nuovo assunto.
Così il presidente Fabio Giangiacomo prova a spiegare come e perché lo sviluppo industriale nel vastese vada incentivato con ogni mezzo mettendo da parte ideologie e strumentalizzazioni.
«Il Porto di Punta Penna, attualmente, rifornisce di materie prime per oltre 500mila tonnellate all'anno, molte importanti industrie dei nove agglomerati produttivi del vastese, compresi quelli delle zone interne, con evidenti risparmi in termini di costi di trasporto. Per rimarcare l'influenza sul Sangro», spiega Giangiacomo del Coasiv, «basti pensare al fatto che la Sevel carica a Vasto circa 250 furgoni per imbarco, togliendo dalle autostrade diecine di Tir. A ciò va aggiunto che l'attuale stallo delle scelte intermodali del basso Molise (blocco del progettato interporto di Termoli) e l'inserimento del porto di Vasto nella rete delle autostrade del mare, dimostrano le potenzialità del nostro scalo come necessario supporto allo sviluppo economico di un territorio vasto e attualmente riguardante almeno 25mila addetti, imprese multinazionali e/o comunque con un altissimo tasso d'internazionalizzazione».
In altri termini l'ampliamento del porto di Vasto, dove peraltro sono previsti autonomi spazi per il diporto, per il trasporto passeggeri e per il turismo, secondo il Coasiv non sarebbe funzionale alla sola area produttiva di Vasto, la quale peraltro conta 74 aziende assegnatarie alle quali aggiungere quelle in via di regolarizzazione amministrativa, gli affittuari e le imprese preesistenti, per circa 1200 addetti diretti e, almeno altrettanti indiretti, nell'indotto, negli imballaggi, nei trasporti, nella manutenzione e nei servizi materiali e immateriali.
Insomma la politica e la burocrazia dovranno seguire lo sviluppo facendo la propria parte per spingere ulteriormente la ricchezza dello scalo e del suo indotto.
21/11/2007 10.20