Wwf: «l’intera Val Pescara a rischio per il progetto della Orim»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

5787

PESCARA. Per le organizzazioni ambientaliste chi sostiene questo progetto condanna a morte il territorio. L’appello è rivolto a cittadini e agli enti: «mobilitarsi contro un progetto velleitario e per promuovere il reale disinquinamento della Val Pescara con una perimetrazione del sito di bonifiche nazionali che comprenda tutte le aree interessate». Accuse anche l presidente De Dominicis: «il suo consenso ha dell’inverosimile. Non si è imparato niente dopo la scoperta della maxi discarica». LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO SCATTA LA CRISI IN COMUNE LA ORIM ASSICURA: «NOI GRANDE OCCASIONE PER BUSSI»

PESCARA. Per le organizzazioni ambientaliste chi sostiene questo progetto condanna a morte il territorio. L'appello è rivolto a cittadini e agli enti: «mobilitarsi contro un progetto velleitario e per promuovere il reale disinquinamento della Val Pescara con una perimetrazione del sito di bonifiche nazionali che comprenda tutte le aree interessate». Accuse anche l presidente De Dominicis: «il suo consenso ha dell'inverosimile. Non si è imparato niente dopo la scoperta della maxi discarica».

LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

SCATTA LA CRISI IN COMUNE

LA ORIM ASSICURA: «NOI GRANDE OCCASIONE PER BUSSI»



Stamattina durante una conferenza stampa i rappresentanti del WWF, di Legambiente, dell'Abruzzo Social Forum e del Comitato Marelibero.org hanno contestato duramente la proposta per la realizzazione a Bussi di un grande impianto destinato al trattamento dei rifiuti industriali proposto dalla società ORIM.
Gli ambientalisti, carte della stessa Orim alla mano, hanno presentato i contenuti di questa «incredibile» proposta.
«Si tratta», hanno spiegato i rappresentanti, «di un impianto per il trattamento dei rifiuti industriali provenienti da petrolchimici, raffinerie e industrie chimiche di mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Polonia, a cui si aggiungerebbero quelli che dovrebbero provenire dai principali centri industriali italiani».

«UN COCKTAIL PERICOLOSO»

Un vero e proprio cocktail di materiali pericolosi «che a Bussi dovrebbero essere trattati, con procedimenti ancora sotto sperimentazione ma che, in ogni caso, necessiteranno sicuramente dell'utilizzo di centinaia di tonnellate di altre sostanze pericolose quali acidi e cloro puro, secondo gli schemi progettuali presentati dalla stessa Orim».
I metalli presenti nei catalizzatori esauriti che s‘intendono trattare sono Nichel, Molibdeno, Cobalto, Vanadio e Rame. Inoltre si vogliono recuperare Cadmio e Manganese da rifiuti di varia provenienza (marmitte catalitiche, emulsioni fotografiche, etc.).
«Tutti questi metalli», ha tuonato il Wwf, «sono tossici e pericolosi. Alcuni, in particolare, estremamente velenosi (cadmio) e legati tutti a degenerazione del sistema nervoso centrale e di vari organi vitali».
Il trattamento di questi catalizzatori prevede come punto preliminare il trattamento termico ad alta temperatura. «Le alte temperature e la presenza dei catalizzatori quasi inevitabilmente comporterà la formazione di composti organici policiclici complessi e di diossine che difficilmente potranno essere bloccate».
Il progetto prevede anche la raccolta di rifiuti da lavanderie e carrozzerie. Quest'ultima attività, sostengono gli ambientalisti, «è estremamente pericolosa poiché comporta la raccolta e lo smaltimento dei solventi organici clorurati (in particolare tricloroetilene e tetracloroetilene utilizzati dalle carrozzerie e dalle lavanderie). Questi solventi, considerati nocivi e probabili cancerogeni, sono gli stessi presenti in quantità astronomica nelle falde di Bussi e della Val Pescara».

50MILA TONNELLATE DI RIFIUTI ALL'ANNO

Le quantità di pericolosi rifiuti industriali da importare e trattare sono enormi: almeno 50.000 tonnellate/annue destinate allo smaltimento e altre 50000 tonnellate/annue da destinare al recupero. I trattamenti a cui sarebbero sottoposti a Bussi, con produzione di reflui e fumi da trattare, sono i più vari: miscelazione tra rifiuti, triturazione, trattamento termico, arrostimento, reazioni con acidi e/o basi ecc. Il tutto avverrebbe a pochi metri dai fiumi Pescara e Tirino e al di sopra della più grande falda dell'intero Appennino, con grandi sorgenti (Capo Pescara, Tirino, San Callisto ecc.) poste a poca distanza.
Per le organizzazioni «è veramente surreale, che si abbia anche solo il coraggio di presentare un progetto del genere, dopo quanto accaduto, con l'inquinamento di tutta l'area del polo industriale e delle aree circostanti e con le gravissime conseguenze in tutta la Val Pescara con, addirittura, l'inquinamento delle falde per l'acqua potabile divenute inutilizzabili, con danni ambientali per decine se non centinaia di milioni di euro per la collettività».

DE DOMINICIS A FAVORE: «INVEROSIMILE»


L'atteggiamento di sostegno al progetto da parte della Provincia di Pescara e, nella fattispecie, del suo presidente De Dominicis ha per le associazioni ambientaliste «dell'inverosimile, visto che questo Ente, come tutti gli altri, in questi anni non è stato capace di prevenire lo scarico illegale di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici in un posto situato accanto alla stazione di Bussi, sotto l'autostrada e a fianco della Statale».
«E' sconfortante», continuano senza freni, «anche da un punto di vista culturale dover constatare che quanto accaduto e, anzi, sta accadendo, con le discariche ancora lì ad inquinare fiume e falde, non abbia insegnato nulla a certi enti e a certi rappresentanti sindacali. Chi sta appoggiando quest'intervento, inoltre, si sta assumendo una grande responsabilità, quella di far disperdere tempo e risorse in un momento delicato per la comunità della Val Pescara».

LA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA NEL 2000


Peraltro il Wwf ha ricordato che l'impianto centrale della Orim stessa, quello di Piediripe a Macerata, sia stato coinvolto in una vicenda estremamente grave nel 2000, quando, anche a seguito di un incendio di materiali pericolosi, la stessa Commissione Parlamentare di Indagine sul Ciclo dei Rifiuti stese un durissimo rapporto e la Magistratura eseguì un sequestro “seduta stante” dell'impianto durante la visita della Commissione.
«A seguito della visita presso i magazzini», scrivevano i responsabili della Commissione, «veniva riscontrato che la stessa non dispone di macchinari adeguati per l'effettuazione di alcune delle numerose attività elencate nell'autorizzazione. A specifica richiesta di mostrare il funzionamento dell'apparecchiatura che serve a recuperare ed a trattare oli nei trasformatori, il titolare della Orim comunicava di non essere in grado di farla funzionare, perché la stessa era stata acquistata di recente. Nel corso del sopralluogo veniva notata la presenza nei magazzini di stoccaggio provvisorio di notevoli quantità di trasformatori.
Inoltre, i rifiuti, gran parte dei quali pericolosi, in attesa di eventuale trattamento erano contenuti in fusti che erano stati stoccati in maniera caotica, non consentendo un facile accesso nei loro pressi. Infine, gli impianti di aerazione dei capannoni non erano funzionanti. Nonostante ciò, i dipendenti della Orim lavoravano all'interno degli stessi, non utilizzando alcun sistema di precauzione».
Una vicenda che il presidente della Orim qualche giorno fa aveva dichiarato «totalmente superata e risolta».
«Va fatto presente», si legge ancora nella relazione, «che in un capannone all'aperto della Orim, circa tre mesi prima della visita della Commissione, era scoppiato un incendio (giugno 2000) che aveva distrutto alcuni rifiuti pericolosi. Già in quell'occasione, peraltro, gli accertamenti compiuti dalle forze di polizia giudiziaria avevano riscontrato una scorretta gestione di tali attività da parte dell'azienda, in violazione delle prescrizioni regionali, oltre che la non rispondenza al progetto di alcuni capannoni in fase di realizzazione, destinati alla gestione dei rifiuti».

19/11/2007 11.50