Don Edmond, «io per i fedeli ero lo sporco negro»

Alessandro Biancardi

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IL CASO. LANCIANO. Lo chiamavano “sporco negro”. E’ stato apostrofato così, tante e tante volte. «Ci rimanevo male, malissimo, ma sono un sacerdote, che potevo fare…». Oggi sembra che la situazione sia migliorata, ma non completamente...
Don Edmond Velonzara, 43 anni, originario del nord del Madagascar, è dal 2003 in Italia e dagli inizi di settembre dello scorso anno è vice parroco della comunità religiosa di San Pietro, nel quartiere Cappuccini a Lanciano.
«Nella mia terra – racconta – ero preside di una scuola che cresce ed educa bimbi dalle elementari al liceo ed ero economo in un seminario… Poi l'arrivo nel vostro Paese…».
E' stato quattro anni fa, a Casalbordino, come vice parroco. E' lì che ha dovuto iniziare a sopportare episodi di intolleranza razziale. Perché l'anziano prete che mandava avanti la chiesa di San Salvatore non lo “digeriva” a causa del colore della sue pelle.
«Non mi ha mai chiamato per nome, ma sempre l'”Africano” o “Quello negro”. Non è stata una grande accoglienza. Ho sopportato».
La situazione è peggiorata quando, sempre nello stesso anno, è stato spostato a Cittareale, in provincia di Rieti, a reggere la parrocchia di Santa Maria dell'Assunta.
«Capitava che durante la messa – fa presente – ma anche quand'ero tra la gente, di tanto in tanto spuntava quell'insulto… Sempre lo stesso, martellante… “Sporco negro”. Me l'hanno ripetuto fino all'inverosimile. Mi hanno profondamente ferito». Altro che anime pie… «Non capitava di rado – ha rivelato il sacerdote alla web tv di Lanciano www.cameramobile.it - di essere irriso dai fedeli. Ho dovuto abituarmici. Un giorno – ricorda - era il 29 giugno 2005, nella ricorrenza dei santi Pietro e Paolo, da noi è arrivato in visita un parroco dalla Calabria. Con lui c'era un gruppo di pellegrini e tra loro una coppia che aveva deciso di sposarsi nel nostro santuario, perché devota alla Madonna di Capodacqua. Ho aperto e ho permesso loro di effettuare i preparativi per la funzione».
Celebrati i “fiori d'arancio”, la comitiva non ha rimesso ordine. «E una donna del posto, visti banchi e sedie spostati, mi ha “aggredito”». «Come si è permesso – gli ha detto – lei che non è un estraneo, a dare le chiavi della nostra chiesa… Lei qui non c'entra niente…».
«Ho detto basta… Era troppo… Troppi insulti».
Ora a Lanciano don Edmond dice di trovarsi bene. Di essere stato accolto con calore. Ma c'è chi giura d'aver visto qualche signora spostarsi di fila, durante il rito dell'eucarestia, per non farsi dare la comunione da lui… Perché è nero.

Serena Giannico
19/11/2007 8.53