I Magistrati di Pescara: «noi stiamo con Trifuoggi»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Piena solidarietà e fiducia al procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi». I magistrati della procura di Pescara hanno deciso: loro stanno con il loro uomo che in questi ultimi giorni è al centro di due interrogazioni parlamentari. LA PRIMA INTERROGAZIONE BARBIERI: «IO NON ATTACCO LA MAGISTRATURA»
«Manifestano preoccupazione», scrivono il procuratore aggiunto, Mennini e i sostituti Aceto, Varone, Di Florio, Bellelli, Del Villano, Pompa, Del Bono, Santoro, Guerra e Papalia , «per il fatto che una vicenda di natura privata sia usata per attentare al prestigio di una procura della Repubblica e del suo capo impegnati nella conduzione di delicate inchieste; confermano che i propri doveri istituzionali saranno portati a compimento con la consueta serenità» .
La difesa d'ufficio arriva così dopo la seconda interrogazione parlamentare presentata dal deputato dell'Udc, Ermenzio Barbieri, nella quale l'onorevole sostiene che Trifuoggi avrebbe acquistato a prezzo non commerciale un immobile della società Vittoria Srl, il cui amministratore unico, Biagio Liguori, è indagato per usura.
Ma in queste ore c'è anche un secondo protagonista della vicenda che non gradisce le interrogazioni del deputato. Si tratta dell'imprenditore Biagio Liguori che ha dato mandato ai suoi legali per un presunto danno di immagine.
Gli avvocati di Liguori, Giuseppe Cantagallo e Stefano Rossi, infatti, hanno fatto sapere in una nota che stanno «maturando l'intento di sottoporre lo stesso alla magistratura competente, in ogni ambito». Non gradiscono, cioè, che il nome del loro assistito e la sua posizione quale protagonista di una vicenda giudiziaria venga strumentalizzata per attaccare terzi.
«E' ipocrisia far finta di niente», ha commentato invece Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale dell'Italia dei Valori.
«Dietro le ripetute interrogazioni parlamentari sul procuratore capo Nicola Trifuoggi può annidarsi il rischio, o la finalità, di delegittimare il lavoro e l'autonomia della magistratura pescarese. Il tutto nella delicata fase di chiusura di importanti inchieste su vicende che hanno duramente colpito la nostra regione. Non si capisce perché», continua l'esponente dell'Idv, «in uno Stato di diritto gli informatori occulti non escano allo scoperto. Ricercano la verità o il perseguimento di trame poco chiare?»
Resta infatti da chiarire chi siano stati gli “informatori” di Barbieri e perché chi ha passato le notizie sull'acquisto della casa voglia rimanere nell'ombra.
Se il fine ultimo da perseguire è quello di riportare alla serenità il lavoro della Procura, come sostiene il deputato dell'Udc, perché non palesarsi e dimostrarsi orgogliosi di questa battaglia?

17/11/2007 10.21