Centro Oli, per il pozzo Crecchio decideranno i cittadini

Alessandro Biancardi

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Centro Oli, per il pozzo Crecchio decideranno i cittadini
ORTONA. Sarà sottoposto alla procedura pubblica di valutazione di impatto ambientale il progetto presentato dalla società Eni per la perforazione di un pozzo esplorativo denominato "Crecchio", nel territorio di Ortona. Questo vuol dire che dal momento della deposizione di tutti gli atti si avranno due mesi di tempo per proporre osservazioni. Tutti potranno farle.I VERDI: «IL PROCEDIMENTO SEGUITO NON E’ CONFORME ALLE REGOLE»
A deciderlo ieri pomeriggio la Commissione regionale presieduta dal direttore dell'assessorato all'Ambiente e al territorio, Antonio Sorgi, chiamata a valutare la richiesta di verifica di compatibilità ambientale del progetto presentato dalla multinazionale.
La decisione della Commissione - come è stato spiegato - nasce dall'esigenza di allargare quanto più possibile la partecipazione della cittadinanza ad un progetto destinato ad avere notevoli ricadute sul territorio e sulle sua attuali vocazioni.
Il progetto dell'Eni dovrà ora dunque essere depositato presso gli enti competenti e nei 60 giorni previsti dalla legge chiunque potrà prendere visione del progetto e formulare osservazioni.
Un bel passo avanti che mobiliterà di sicuro le centinaia di persone che stanno lottando contro la realizzazione dell'impianto.
Si da così la parola ai cittadini, quelli che la politica del territorio ha ignorato e non ha ascoltato. Quelli che hanno manifestato fino al giorno del consiglio comunale decisivo e che continuano a farlo.
Sabato prossimo una nuova manifestazione, questa volta a Pescara. La partenza del corteo è prevista alle 15.30 da Piazza Italia (davanti al Comune) e si arriverà fino alla stazione centrale dove le cantine ortonesi offriranno ai partecipanti vino novello.
«Occorre una forte mobilitazione per evitare il perpetrarsi dello scempio», anche il consigliere provinciale di Chieti, Palmerino Fagnilli, si è schierato a fianco dei manifestanti.
«L'impianto – evidenzia Fagnilli – andrebbe a distruggere decine di ettari di territorio vocato all'agricoltura e al turismo, dove da tempo, a tutti i livelli, si sta cercando di portare avanti iniziative che valorizzino e promuovano bellezze naturalistiche e tipicità».
Una idea che non appartiene invece al consiglio comunale di Ortona, che ha approvato il progetto e dato via libera all'impianto Eni.
«Andrebbe ad annientare», sottolinea ancora Fagnilli, «gli sforzi di tanti agricoltori che hanno investito i propri sacrifici in colture specializzate e di pregio, riuscendo a fare del comprensorio Marrucino, assieme a decine di altri piccoli imprenditori del territorio, una delle più fiorenti realtà d'Abruzzo per la produzione del Montepulciano, che viene esportato in numerosi Paesi esteri. Un mercato che verrebbe cancellato: nessuno più acquisterebbe vino in un luogo dove c'è un impianto per la desolforazione del greggio».
Il consigliere si domanda poi come sarà possibile la convivenza tra la nuova struttura e il nascituro Parco nazionale della costa teatina, con le riserve di Ripari di Giobbe e dell'Acquabella. «Come si sposano un centro per la lavorazione del petrolio e un oleodotto, che sferzerebbe chilometri di territorio, con un'area protetta? L'impianto – ribadisce Fagnilli – sconvolgerebbe l'ecosistema della zona, con danni irreversibili. Dei suoi effetti, peraltro, risentirebbe tutto il litorale frentano. Basti guardare agli scempi di Gela e Viggiano, dove questi impianti hanno peggiorato la qualità della vita».

TUTTO SUL CENTRO OLI DI ORTONA


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15/11/2007 10.13

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I VERDI: «IL PROCEDIMENTO SEGUITO NON E' CONFORME ALLE REGOLE»

Pubblichiamo integralmente la lettera del consigliere regionale dei Verdi Walter Caporale sul Centro Oli

Caro direttore,
quanto è stato detto e scritto sugli aspetti economici e industriali relativi all'utilità sociale dell'insediamento in questione continuerà a trovare detrattori e sostenitori a seconda delle prospettive di sviluppo territoriale prese in considerazione, ed in ogni caso basate sulle scelte del Pianificatore Pubblico (ovvero delle Autorità Pubbliche a ciò preposte). Il territorio è infatti il contenitore in cui si concentrano (attraverso piani e programmi) le scommesse sul futuro delle Amministrazioni regionali, provinciali e comunali, ed è al tempo stesso il risultato (nel bene e nel male) delle scelte intraprese dai pianificatori pubblici ai diversi livelli amministrativi.
La credibilità dei Politici è perciò legata - da sempre - alle lungimiranza, coerenza e coesione nelle scommesse interpretate per conto delle generazioni presenti e future.
Ciò nondimeno, le caratteristiche delle attività proposte con il laconico progetto del “Centro Oli” di Ortona meritavano una più attenta riflessione, da parte di tutte le Autorità Pubbliche coinvolte, anche in virtù di disposizioni legislative che, dal 2001, sanciscono la partecipazione del pubblico alle decisioni relative ad attività specifiche.
Preme ricordare che con la legge 16 marzo 2001 n. 108 (pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'11 aprile 2001, supplemento ordinario n. 80), l'Italia ha ratificato la Convenzione Europea sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia per quanto riguardo la materia ambientale (Convenzione sottoscritta ad Aarhus il 25 giugno 1998).
Il procedimento di autorizzazione seguito per il “Centro Oli” non sembra conforme alle disposizioni di cui agli artt. 1, 6 e 7 della predetta convenzione, posto che in essi viene stabilito - quale canone imprescindibile - l'effettiva partecipazione del pubblico alle decisioni in materia ambientale.
Infatti, secondo norma, devono essere assunte “disposizioni affinché la partecipazione del pubblico cominci dall'inizio della procedura, ossia quando tutte le opzioni e le soluzioni sono ancora possibili e quando il pubblico può esercitare una vera e propria influenza.” (art. 6, comma 4).
Il pubblico interessato deve essere “informato in modo adeguato, efficace e a tempo debito” ciò comportando che vengano assicurate, tra le altre, “le possibilità di parteciparvi offerte al pubblico”, “la data e il luogo di qualsiasi audizione pubblica prevista”, ecc. (art. 6, comma 2)
“Per le varie tappe della procedura di partecipazione del pubblico, sono previsti termini ragionevoli che lasciano abbastanza tempo per informare il pubblico” appunto “perché il pubblico si prepari e partecipi effettivamente ai lavori durante tutto il processo decisionale in materia ambientale” (art. 6, comma 3). E si dovrebbe pure “incoraggiare chiunque abbia intenzione di depositare una richiesta di autorizzazione ad identificare il pubblico interessato, ad informarlo sull'oggetto della richiesta che prevede di presentare e a instaurare una discussione con questo a tale proposito, prima di depositare la propria richiesta.” (art. 6, comma 5).
Ed ancora, “La procedura di partecipazione del pubblico prevede la possibilità per quest'ultimo di sottoporre per iscritto o, secondo quanto conviene, in occasione di un'audizione o di un'inchiesta pubblica che implichi l'intervento del richiedente, tutte le osservazioni, le informazioni, le analisi o le opinioni che ritiene pertinenti in merito all'attività proposta.” (art. 6, comma 7) Controllando “affinché, al momento di prendere la decisione, i risultati della procedura di partecipazione del pubblico siano dovutamente presi in considerazione”. (art. 6, comma 8).
Inoltre, stante il diritto di “partecipazione del pubblico a quanto riguarda i piani, i programmi e le politiche relativi all'ambiente”, innanzitutto sarebbe stato auspicale assicurare una preventiva compartecipazione delle varie rappresentanze della collettività, individuando e nominando, a cura “dell'autorità pubblica competente”, il pubblico “predisposto a partecipare”, e “dopo avergli fornito le informazioni necessarie” (art. 7).
A tale riguardo la direttiva del Parlamento Europeo n. 2003/35/CE (vincolante, a tutti gli effetti di legge, dal 26 giugno 2005), al fine di contribuire all'attuazione degli obblighi derivanti dalla suddetta convenzione di Aarhus, ha ulteriormente precisato gli “sforzi” che le Amministrazioni devono compiere affinché “il pubblico possa esprimere osservazioni e pareri quando tutte le opzioni sono aperte prima che vengano adottate decisioni sui piani e sui programmi”, e perché “nell'adozione di tali decisioni, si tenga debitamente conto delle risultanze della partecipazione del pubblico” (art. 2)
Pertanto, se è inconfutabile che “L'effettiva partecipazione del pubblico all'adozione di decisioni consente allo stesso di esprimere pareri e preoccupazioni che possono assumere rilievo per tali decisioni e che possono essere presi in considerazione da coloro che sono responsabili della loro adozione” - come ricorda il Legislatore Europeo nella Direttiva 2003/35/CE - non si comprende come possa essere accresciuta la responsabilità e la trasparenza del processo decisionale senza favorire, appunto, la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e il sostegno alle decisioni adottate.
Né, d'altro canto, si comprende la necessità di tenere in vita complessi processi di programmazione territoriale quando questi ultimi vengono costantemente sacrificati e/o derogati da incompatibili quanto infelici scommesse “eccezionali”, le quali - tra l'altro - sono state accolte senza una attenta valutazione in termini di costi-benefici (diretti e indiretti) per il territorio.
Non è questa evidentemente la sede in cui affrontare un'analitica disamina delle implicanze in questione. Importante è invece, ai fini del discorso che qui si svolge, la circostanza che le risorse che “contano”, di epoca in epoca, mutano con il mutare dell'economia. E che ciò porta al formarsi di complessi nuovi, e contribuisce a dare nuove configurazioni ai complessi esistenti.
Citando gli scritti di un economista italiano in tempi non sospetti, vale la pena ricordare, a questo proposito, «come gli aspetti di fondo dello sviluppo del turismo non stiano tanto nel trasferimento di una spesa da una regione, o area, all'altra di quote di reddito disponibile, bensì piuttosto nella trasformazione in capitale delle risorse paesistiche, climatiche terapeutiche, oltre che storico-artistiche» [ed agricole], «cioè nell'attivazione di un nuovo tipo di risorsa» (U. Marchese, 1987)
A maggior ragione, non si comprende come si possa dare la stura ad interventi inesplorati anche per gli effetti di ricaduta sugli altri sistemi e sottosistemi (infrastrutturali, economici, ed ambientali) con tanta insostenibile leggerezza.

Walter Caporale. Capogruppo regionale dei Verdi.