Prati Tivo:«paradosso di una impresa privata che ha bisogno di soldi pubblici»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1033

TERAMO. Negli ultimi giorni è ripartita la polemica sugli impianti sciistici ai Prati di Tivo. Nel dibattito si inserisce anche il Wwf che stigmatizza coloro che parlano senza conoscere realmente la situazione. Sullo sfondo milioni di euro già finanziati per un’opera che viene descritta come «necessaria» per il territorio ma che non riesce a trovare imprenditori e fondi privati per far decollare l’impresa.



TERAMO. Negli ultimi giorni è ripartita la polemica sugli impianti sciistici ai Prati di Tivo.
Nel dibattito si inserisce anche il Wwf che stigmatizza coloro che parlano senza conoscere realmente la situazione. Sullo sfondo milioni di euro già finanziati per un'opera che viene descritta come «necessaria» per il territorio ma che non riesce a trovare imprenditori e fondi privati per far decollare l'impresa.


«La recente decisione dell'Ente Parco di non concedere l'autorizzazione alla realizzazione di una cabinovia ad otto posti», dice Carlo Iacovella – Commissione Tutela Ambiente Montano e
Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano Abruzzo, « si configura come atto dovuto perché la legge stabilisce che nell'area interessata dal progetto non possono essere costruiti nuovi impianti a fune. Si tratta infatti di un impianto che arriva a circa 2000 metri all'interno di un'area naturale protetta di valenza nazionale. In tali aree, la normativa vigente per le aree naturali protette prevede che non si possono realizzare nuovi impianti sciistici, ma solo procedere alla manutenzione degli esistenti».
Secondo Giancarlo Pelagatti – Italia Nostra Abruzzo « Non si può parlare di manutenzione o di ammodernamento impiantistico se si vuole costruire una cabinovia ad otto posti, capace di trasportare 2200 persone ogni ora, dove esiste una seggiovia monoposto.
Quindi, a meno di andare contro la stessa normativa di salvaguardia prevista dal decreto di istituzione dell'area naturale protetta, l'Ente Parco non avrebbe potuto decidere diversamente.
Il Parco ha giustamente fatto presente che potrebbe essere autorizzata la sostituzione dell'impianto esistente con uno più moderno, ma sempre della medesima tipologia».
«Al contrario», sostiene Massimo Fraticelli – Mountain Wilderness Abruzzo, «la volontà di costruire una cabinovia ad otto posti fino alla Madonnina appare funzionale alla realizzazione della Pista del Lupo che, partendo da quota 2010 m, si vorrebbe sviluppare lungo la cresta dell'Arapietra e da qui, attraverso un bosco nel quale sono presenti piante secolari, verso la stazione di valle della cabinovia: il tutto con conseguente distruzione di circa 4 ettari di bosco e la riprofilatura del versante con realizzazione di scarpate alte oltre 10 m. Un vero e proprio scempio ambientale che la Gran Sasso Teramana SpA ha chiesto di realizzare, nonostante sappia perfettamente che non potrà mai essere autorizzato».
«La normativa vigente dovrebbe essere ben nota a chi gestisce la stazione sciistica e il riproporre continuamente progetti che devono essere necessariamente bocciati equivale a non voler far niente e ad alimentare polemiche sterili che non aiutano nessuno» è invece il pensiero di Dante Caserta – WWF Abruzzo, «del resto non è un caso che le polemiche partano costantemente da soggetti che hanno sempre dimostrato un'avversione al parco e che a suo tempo si opposero alla sua nascita».

Per gli ambientalisti ci sarebbe poi un ulteriore elemento di cui tenere conto: contemporaneamente alla richiesta di realizzazione di questa cabinovia è partita la richiesta alla Regione di un ulteriore finanziamento dell'impianto, nonostante siano già stati investiti milioni di euro per i bacini sciistici del versante teramano del Gran Sasso.
«Ci troviamo di fronte ad un paradosso», dice Caserta, «un intervento imprenditoriale viene presentato come indispensabile per l'economia di un'intera provincia, ma necessita di finanziamenti pubblici perché nessuno è disposto ad investirci i propri soldi. Ben venga quindi il tavolo di confronto sullo sviluppo del Gran Sasso, ma valuti anche quanti soldi pubblici sono stati spesi fino ad oggi per le stazioni sciistiche di Prati di Tivo e Prato Selva, come stanno i bilanci della società che li gestisce ed il ritorno economico di questi continui finanziamenti pubblici.
O si preferisce continuare a fare gli imprenditori privati con i soldi pubblici?».

13/11/2007 10.45